{"id":44,"date":"2009-02-20T15:54:56","date_gmt":"2009-02-20T13:54:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/per-aspera-ad-veritatem-n23-maggio-agosto-2002\/"},"modified":"2009-02-26T23:27:19","modified_gmt":"2009-02-26T21:27:19","slug":"per-aspera-ad-veritatem-n23-maggio-agosto-2002","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/per-aspera-ad-veritatem-n23-maggio-agosto-2002\/","title":{"rendered":"La dd secondo la rivista del Sisde."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un estratto di un articolo di Giandomenico Picco, pubblicato sulla rivista del SISDE &#8211;\u00a0Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, <em>Per Aspera ad Veritatem<\/em> N.23 maggio-agosto 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e8 datato 2002, non solo mostra tutta la sua attualit\u00e0, ma\u00a0direi che c&#8217;e&#8217; da riflettere. E forse anche da imparare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pezzo intitolato: <strong><em>&#8220;Questioni della globalizzazione e governance internazionale&#8221;<\/em><\/strong>, analizza i processi della globalizzazione legandoli ai processi di trasformazione della governance e della stessa struttura della istituzioni democratiche rilevando l&#8217;emergere della tendenza alla democrazia diretta. Il pezzo \u00e8 descrittivo e non si pone n\u00e8 pro n\u00e8 contro. Solo rileva che \u00e8 qualcosa con cui bisogner\u00e0 sempre pi\u00f9 fare i conti.<br \/>\nBuona lettura&#8230;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Chi sono questi individui che fanno parte ormai di quella categoria definita attori non istituzionali delle relazioni internazionali? Non sono certo eletti n\u00e9 devono rispondere ad alcuno delle loro azioni politiche. Sono parte di quello stesso gruppo di elettori che ancora si fanno rappresentare dai parlamenti nel sistema classico della democrazia che noi conosciamo ma che hanno scoperto di avere anche altri strumenti per fare sentire la propria voce, per agire in prima persona, insomma, perfare a meno della intermediazione del potere. Un discorso simile si potrebbe fare per i media.<\/em><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non sono quindi necessariamente ostili alla democrazia indiretta e rappresentativa, la considerano, di fatto, o insufficiente o migliorabile da azioni di democrazia diretta.Forse nessuno di costoro si rende conto di avere contribuito alla prima grande sfida alla democrazia indiretta su molti fronti. Forse non sono neppure consapevoli di fare della &#8220;democrazia diretta&#8221; e, forse, \u00e8 vero, non la fanno, ma pare proprio che qualcuno abbia cominciato a battere alla porta della democrazia rappresentativa come noi oggi la conosciamo, e potrebbe essere proprio la democrazia diretta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con l&#8217;indebolimento dello Stato nazione si \u00e8 verificato un graduale aumento di forme di attivit\u00e0 da parte di attori non ufficiali della scena nazionale e internazionale. Lo Stato si \u00e8 indebolito non necessariamente perch\u00e9 ha commesso errori ma principalmente perch\u00e9 nuovi strumenti sono stati messi a disposizione dell&#8217;individuo per interagire e influenzare il sociale e il politico che fino a pochi anni fa non erano disponibili. L&#8217;intermediazione del potere era una necessit\u00e0 se non altro perch\u00e9 ilnumero degli abitanti di una nazione richiedeva la rappresentativit\u00e0. Le distanze, le informazioni, l&#8217;accesso erano solo di pochi. Con l&#8217;espandersi di tutto ci\u00f2 la necessit\u00e0 della intermediazione va diminuendo. In altre parole la globalizzazione ha permesso a molti di acquisire un certo potere non attraverso le elezioni e la violenza delle armi ma attraverso metodi ritenuti legali e corretti dalla societ\u00e0 stessa; di pi\u00f9, attraverso strumenti che la crescita economica mette adisposizione di un numero sempre maggiore di persone.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Conosciamo democrazia senza intermediazione, cio\u00e8 democrazia diretta, solo in teoria o nell&#8217;ambito di manifestazioni &#8220;micro&#8221;; se dovesseespandersi a dismisura, sapremmo gestirla? O saremmo sopraffatti dall&#8217;anarchia? Immagino che fra vent&#8217;anni i Parlamenti di mezzo mondo avranno un significato ed un ruolo molto diverso da quello di oggi. Quali forme di intermediazione di potere saranno rimaste e quali altre saranno scomparse?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo indebolimento della nazione Stato ha avuto una frenata brusca lo scorso anno. Per i difensori ad oltranza del concetto classico di nazione-Stato, per coloro che guardavano con timore alla dispersione del potere, conseguenza di un mondo con frontiere di tutti i tipi sempre meno consistenti, per chi guardava all&#8217;espandersi sia verticale che orizzontale della democrazia, Usama Bin Laden ha rappresentato un sospiro di sollievo. Di colpo il processo di indebolimento della nazione-Stato pareva si fosse fermato. Bin Laden ha dato un grossa spinta a chi crede nello Stato forte e, al limite estremo, di polizia. E a buona ragione: il terrorismo in generale pu\u00f2 solo essere combattuto dallo Stato-nazione e dalle sue strutture e la sicurezza fisica degli individui di uno Stato \u00e8 prerogativa dello Stato, cos\u00ec come l&#8217;uso legittimo della forza fa parte dei suoi strumenti. Ma il terrorismo di Al Qaeda \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: atti terroristici come strumento per raggiungere un fine non sono certo nuovi; il terrorismo come tattica cio\u00e8 \u00e8 un fenomeno ben conosciuto. Molto meno frequente, fino ad oggi, \u00e8 stato l&#8217;uso del terrorismo come strategia: quello di Al Qaeda \u00e8 tale. Ha degli scopi molto vaghi, quindi imprecisi, irraggiungibili: rappresenta il terrorismo della guerra perpetua o, se si vuole, il tentativo di innescare una guerra tra civilt\u00e0, o almeno tra occidente e mondo islamico, o almeno tra Stati Uniti e mondo arabo. La reazione a questo terrorismo non solo internazionale ma strategico, senza fine prevedibile, \u00e8 stato il ricompattamento dello Stato-nazione e una nuova ondata di fiducia e mandato da parte dei cittadini a questo Stato rinforzato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Contraddittoriamente Al Qaeda \u00e8 frutto della globalizzazionema ha generato l&#8217;effetto opposto. Per dirla in modo pi\u00f9 pratico: ha rafforzato, non indebolito, gli Stati Uniti come cercher\u00f2 di delineare pi\u00f9 oltre. Il terrorismo come strategia meglio avrebbe fatto ad autodefinirsi&#8221;tattico&#8221;: ma la generalit\u00e0 ed enormit\u00e0 dei suoi obiettivi lo rende limpidamente strategico. Inoltre, il terrorismo strategico di Al Qaeda non esiste senza un nemico. Se Bin Laden non avesse un nemico, egli e la sua struttura non esisterebbero. Non hanno altro da offrire se non il nemico e per questo il nemico deve esistere per sempre poich\u00e9 solo la guerra eterna mantiene in vita la struttura, sia a livello ideologico che organizzativo&#8230;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intero articolo lo trovate a <a style=\"text-decoration: none; color: #9136ad\" href=\"http:\/\/www.sisde.it\/sito\/Rivista23.nsf\/ServNavig\/6\">http:\/\/www.sisde.it\/sito\/Rivista23.nsf\/ServNavig\/6<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 un estratto di un articolo di Giandomenico Picco, pubblicato sulla rivista del SISDE &#8211;\u00a0Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, Per Aspera ad Veritatem N.23 maggio-agosto 2002. Bench\u00e8 datato 2002, non solo mostra tutta la sua attualit\u00e0, ma\u00a0direi che c&#8217;e&#8217; da riflettere. E forse anche da imparare. 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