{"id":5,"date":"2007-09-19T19:52:01","date_gmt":"2007-09-19T17:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/?page_id=5"},"modified":"2009-03-27T01:40:44","modified_gmt":"2009-03-26T23:40:44","slug":"dd-ed-elezioni-rappresentative","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/dd-ed-elezioni-rappresentative\/","title":{"rendered":"I democratici diretti e le elezioni rappresentative"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non tutti i dd concordano con la necessit\u00e0 di partecipare alle elezioni politiche rappresentative. Questo \u00e8 particolarmente rivolto a loro. Il doc \u00e8 un p\u00f2 lungo, (come al solito) ma io odio le semplificazioni, e vi assicuro che comunque ho fatto un notevole sforzo di sintesi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COME DEVE PORSI UN DEMOCRATICO DIRETTO RISPETTO ALLE ELEZIONI POLITICHE RAPPRESENTATIVE? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8211; Non votare. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica che io e molti altri DD abbiamo seguito per anni \u00e8 stata (e per molti \u00e8 ancora) la semplice astensione intesa come &#8220;non partecipazione al voto&#8221;.<br \/>\nLe ragioni (o se preferite le giustificazioni) erano e (per chi continua a non votare ancora sono) molteplici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzi tutto l&#8217;idea che essendo contro la democrazia rappresentativa e ritenendo questo sistema &#8220;ladro di sovranit\u00e0&#8221; il &#8220;non voto&#8221; costituisse l&#8217;unica scelta coerente possibile con la richiesta dd di non dover delegare qualcuno a governare per noi.<br \/>\nIn realt\u00e0 non votare non significa affatto non delegare nessuno: questo sarebbe vero se, dopo il tuo non voto, nessuno fosse autorizzato a prendere decisioni vincolanti per te e a tuo nome. Poich\u00e9 invece dopo le elezioni gli eletti saranno considerati come rappresentanti di tutto il popolo (votante e non), non votare significa delegare, non qualcuno di specifico, ma tutti gli altri a decidere per te. Da questo punto di vista non votare \u00e8 la peggiore delle deleghe possibili, perch\u00e9 lascia ai tuoi nemici ancor pi\u00f9 campo totalmente libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altra ragione del &#8220;non voto&#8221; \u00e8 di ordine pi\u00f9 tattico-strategico. Secondo questa concezione il non voto si pu\u00f2 considerare, oltre che una forma di azione di protesta e un modo per contarsi, anche una speciale azione politica. Il ragionamento \u00e8: quando la stragrande maggioranza dei cittadini si sar\u00e0 astenuta dal voto allora saranno raggiunte le condizioni perch\u00e9 la democrazia diretta possa realizzarsi, sostituendo il sistema dominante che verrebbe cos\u00ec chiaramente delegittimato dall&#8217;astensionismo.<br \/>\nNon si capisce bene perch\u00e8 mai questo dovrebbe accadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti in certi stati democratici la percentuale dei votanti continua comunque a scendere fino anche ben al di sotto del 50% e nulla cambia. Forse si potrebbe obbiettare che dovrebbe essere ancora pi\u00f9 bassa, ma il punto \u00e8 che questa impostazione di fatto richiede poi un qualche cambiamento che dovrebbe essere generato dall&#8217;esterno del sistema rappresentativo, una volta che il sistema fosse delegittimato dalla bassissima affluenza alle urne. Il che significa una qualche fase rivoluzionaria in cui il potere legislativo viene assunto dal popolo che ridefinirebbe le sue istituzioni in senso dd. Da questo punto di vista il rischio che la transizione si realizzi in modo traumatico e violento diventerebbe molto alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito merita una segnalazione qualcuno che coglie questo aspetto, protervamente, per insistere nell&#8217;astensionismo, sostenendo che il fatto che anche con una maggioranza di astensionisti non si crei la dd \u00e8 una ulteriore prova che la dd non dipende da una azione politica propriamente detta, ma dipenderebbe <em>esclusivamente<\/em> da un cambio della mentalit\u00e0, la quale a sua volta dipenderebbe quasi totalmente dall&#8217;educazione familiare. Quindi \u00e8 proprio meglio lasciar perdere ogni velleit\u00e0 politica, o peggio elettorale, e concentrarsi esclusivamente sull&#8217;educazione, fornendo ai genitori metodi educativi liberatori. Non si capisce poi perch\u00e8 quelle stesse mentalit\u00e0, refrattarie alla dd, dovrebbero invece essere pronte ad assumere modelli educativi liberatori&#8230; N\u00e9 si capisce come mai i dd comunque esistano e crescano di numero. N\u00e9 si capisce perch\u00e8 mentre i genitori allevano nuovi figli dd, i gi\u00e0 dd non dovrebbero agire anche a livello elettorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altra ragione, ancora pi\u00f9 debole, \u00e8 l&#8217;uso dell&#8217;astensione come &#8220;minaccia&#8221; nei confronti dei partiti tradizionali che cos\u00ec sentirebbero una sorta di pressione a non trascurare le istanze democratiche dei cittadini.<br \/>\nLa storia delle elezioni italiane ha visto l&#8217;astensionismo oscillare attorno a valori che talvolta sono anche stati definti allarmanti, ma che di certo non hanno poi condotto all'&#8221;ascolto&#8221; delle istanze popolari ma al pi\u00f9 a migliori tecniche di manipolazione del consenso. Infatti poich\u00e9 \u00e8 impensabile un astensionismo del 100% in realt\u00e0 la minaccia, al pi\u00f9 colpisce solo la parte che perde pi\u00f9 consensi, lasciando la vittoria all&#8217;altra parte, ben felice dell&#8217;astensionismo che colpisce la parte avversa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza l&#8217;astensionismo \u00e8 comunque perdente, e l&#8217;unica vera giustificazione per cui poteva essere se non accettabile, almeno giustificabile, era che nessuna scelta sembrava e poteva nella pratica ragionevolmente modificare nulla, essendo il movimento democratico diretto cos\u00ec debole e cos\u00ec poco visibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva la scelta astensionista, si configurava (e quando presa ancora si configura) come una sostanziale prova di debolezza e di impotenza. In questo senso essa \u00e8 logica se realmente si \u00e8 impotenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8211; Votare ma non concorrere.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi la situazione appare diversa. Il movimento numericamente e qualitativamente \u00e8 cresciuto e continua a crescere anche se naturalemente ancora alcuni limiti e difetti di ingenuit\u00e0 e immaturit\u00e0 sono spesso presenti. Ed \u00e8 cresciuta anche l&#8217;elaborazione teorica sia riguardo i modelli dd, che riguardo le strategie possibili ed efficaci del movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso appare pi\u00f9 che mai chiaro che se si vogliono cambiamenti delle istituzioni in senso democratico diretto il movimento dd dovr\u00e0 certamente generare e liberare forze enormi. Molte azioni sinergiche dovranno realizzarsi e sedimentare cambiamenti culturali profondi. Dovranno determinarsi modi nuovi di organizzarsi, nuove forme di propaganda, un nuovo senso di responsabilit\u00e0 e una nuova coscienza dell&#8217;essere individuo cittadino del mondo. Dovra&#8217; costituirsi un nuovo significato anche alla figura di leader che non dovr\u00e0 piu&#8217; essere &#8220;capopopolo&#8221; ma esempio e stimolatore di indipendenza&#8230; e chiss\u00e0 cosa altro ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una cosa \u00e8 sicura: se vogliamo che i cambiamenti istituzionali, che alla fine dovranno determinarsi, siano raggiunti in forma pacifica, occorrer\u00e0 rispettare la legalit\u00e0 attuale, la quale pur essendo determinata da meccanismi rappresentativi, fortunatamente prevede la possibilit\u00e0 della loro trasformazione in senso democratico diretto.<br \/>\nIntendiamoci non \u00e8 affatto detto che la parte che sostiene la democrazia rappresentativa sar\u00e0 sempre rispettosa delle regole del gioco e noi non dovremo essere ingenui. Ma, strategicamente, dovremo legalmente utilizzare le regole del gioco attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo significa che per ottenere cambiamenti in senso democratico diretto dovra&#8217;, secondo i vigenti meccanismi costituzionali, determinarsi in parlamento una maggioranza che li istituisca. Oltre che, naturalmente, una maggioranza nel paese che li approvi con referendum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa chiara consapevolezza del passaggio obbligato in parlamento di qualsiasi riforma costituzionale, comprese quelle democratiche dirette, il movimento, purtroppo, ancora una volta si divide seguendo due principali strategie molto diverse. Presentare liste autonome coinvolgendosi direttamente o non presentare liste autonome e dando il voto ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parte (e importante) del movimento ritiene quindi che i democratici diretti non possano partecipare in prima persona o ancor meno in maniera organizzata alle elezioni rappresentative. L&#8217;opzione \u00e8 quella di scegliere tra i partiti che si presentano quelli (o i singoli esponenti) che assicurano, o almeno sono disponibil, a introdurre strumenti di democrazia diretta una volta eletti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione, che a me appare vagamente bizantina, \u00e8 giustificata in vari modi.<br \/>\nUno di questi modi sostiene una malintesa &#8220;coerenza&#8221;, (visto che poi comunque si decide di votare sempre) del tipo: &#8220;noi non partecipiamo al gioco della democrazia rappresentativa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vicina a questa precedente, c&#8217;\u00e8 una ragione che definirei di &#8220;messaggio di alterit\u00e0&#8221; che si vuole lanciare, del tipo: &#8220;noi che siamo contro il furto di sovranit\u00e0 non possiamo chiedere una delega e diventare anche noi ladri di sovranit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione abbastanza diffusa (che risente degli influssi della concezione anarchica della dd, o \u00e8 figlia di delusioni cocenti patite nei movimenti ) \u00e8, secondo me, assolutamente perdente e sbagliata perch\u00e8 considera la concentrazione del potere come male in s\u00e9. E pensa di combatterlo opponendosi a quella. Ma \u00e8 una posizione antistorica e direi anche ascientifica.<br \/>\nIn senso generale, per modificare la realt\u00e0, o semplicemente per esistere, \u00e8necessaria accumulazione di potere, di energia. Ma anche senza scomodare la filosofia della scienza, nei fatti umani le questioni di potere si pongono continuamente. La scelta cio\u00e9, non \u00e8 se avere o non avere leader, ma tra avere leader in maniera controllata e scelta dd, o secondo la legge del pi\u00f9 forte. La scelta non \u00e8 se avere o no concentrazione di potere, ma se la concentrazone di potere deve essere usata per il bene collettivo e controllata da chiari ed espliciti meccanismi dd, o se per fini personali e di sopraffazione.<br \/>\nInsomma, per timore di non essere condizionati-corrotti dal potere, di fatto si abdica all&#8217;ipotesi di gestione diretta del potere e se ne cede il reale controllo agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8, inoltre, rispetto alla posizione di dare il voto agli altri partiti, un&#8217;altra ragione pi\u00f9 diffusa e apparentemente pi\u00f9 convincente, che definirei di &#8220;messaggio universale&#8221;. Si vuole infatti lanciare ai cittadini, un messaggio del tipo:<br \/>\n&#8220;la dd non \u00e8 affare di un partito, deve valere per tutti i cittadini di tutti i partiti e quindi non ha senso un partito della dd n\u00e9, quindi, che si presentino liste autonome alle elezioni. I cittadini dovrebbero fare campagna per sostenere quei partiti e quei candidati che si impegnano a promuovere strumenti di partecipazione e di democrazia diretta&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi dd si trovano quindi a dare il loro voto a candidati (ammesso che li trovino) che potranno dare pochissime garanzie rispetto agli obiettivi desiderati.<br \/>\nSappiamo tutti (e infatti \u00e8 proprio per questo che vogliamo la dd) che i candidati che vengono eletti devono principalmente rendere conto ai partiti che li presentano piuttosto che ai cittadini che li eleggono.<br \/>\nCos\u00ec i partiti possono anche &#8220;tollerare&#8221; di raccogliere consenso sostenendo alcuni obbiettivi dd, ma non potranno certo tollerare che, realmente, tali obbiettivi dd si realizzino.<br \/>\nCos\u00ec, questi dd, si devono aspettare di avere in definitiva il ruolo di portatori d&#8217;acqua dei partiti. Le lobbies trasversali, che questi dd pensano di poter generare per condizionare i partiti, potranno anche ottenere piccoli e limitati successi, ma non potranno mai costringere i partiti a fare scelte che ne rendono possibile la loro trasfigurazione da strumenti di potere in strumenti al servizio dei cittadini, o peggio che possano teoricamente anche renderli del tutto inutili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, ai DD che si ostinano in questa visione, dico che non ci dovrebbe essere nessuna buona ragione per cui, tra gli altri (liberali, forzisti, leghisti, comunisti, socialisti, radicali, cristiani, automobilisti&#8230;) non si possano presentare anche liste democratiche dirette, e poich\u00e9 in ogni caso una certa fetta di dd sostiene questa necessit\u00e0, state certi che ce ne saranno.<br \/>\nQuindi un DD che sostiene il voto agli altri partiti o candidati &#8220;sensibili alla dd&#8221; dovrebbe trovare in queste liste pi\u00f9 facilmente quei candidati che oggi invece si autocondannano a cercare negli altri partiti. Perci\u00f2 li esorto, se non a partecipare attivamente alle liste, almeno a dare il loro voto (l\u00e0 dove ci saranno) alle liste che sostengono la democrazia diretta. Dovrebbe essere pi\u00f9 facile e coerente che darlo agli altri partiti, no?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8212;&#8211; Concorrere come gli altri . <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per completare questo escursus di posizioni rispetto alle elezioni, devo dire che anche tra chi ha deciso di correre il rischio di partecipare direttamente alle lezioni ci sono (ebbene s\u00ec) delle differenze importanti. Le quali discendono sostanzialmente da una diversa visione del processo di trasformazione che dovrebbe portare ad avere una societ\u00e0 piu&#8217; democratica in senso dd, e quindi da una diversa visione del tipo di organizzazione che dovrebbe sostenere o stimolare quel processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per farla breve c&#8217;\u00e8 una visione, che io definisco neo-leninista, secondo la quale conquistare una maggioranza parlamentare per ottenere trasformazioni dd \u00e8 un po&#8217; come conquistare il &#8220;palazzo d&#8217;inverno&#8221;. In questo senso il fine giustifica i mezzi e partecipare alle elezioni \u00e8 obbligatorio per conquistare il potere di istituire poi la democrazia diretta. Questa concezione pu\u00f2 anche estendersi a considerare la necessaria organizzazione, attraverso la quale operare, come un vero e proprio partito tradizionale con un grande controllo sulle politiche dei membri, anche a prezzo di un tasso basso di dd interna (se alcuno) pur di raggiungere l&#8217;agognata meta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due grandi errori sono presenti nella concezione di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 che la dd non \u00e8 un tipo definito di sistema politico da raggiungere una volta per tutte. La democrazia \u00e8 un sistema necessariamente dinamico, un processo, pi\u00f9 che uno stato definitivo. La democrazia, per essere tale, deve essere pronta ad adattarsi alle diverse condizioni e pu\u00f2 migliorare teoricamente all&#8217;infinito. La qualit\u00e0 della democrazia dipende infatti da molti fattori, i quali tutti hanno una natura evolutiva e progressiva. Dalle condizioni economiche (che permettono sempre pi\u00f9 tempo da dedicare alla gestione della cosa pubblica), dai livelli culturali e di coscienza degli individui, dagli strumenti tecnici a disposizione in un dato contesto economico e sociale, dalla evoluzione e invenzione degli strumenti normativi e organizzativi e altro ancora. Quindi si tratta non di raggiungere uno stato, ma di innescare il processo di ricerca continua di migliore democrazia, e questo non si fa semplicemente stabilendo di punto in bianco, a partire da un certo giorno, il governo dei soviet dd, ma praticando e ricercando, giorno per giorno, pi\u00f9 democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo errore riguarda proprio la sottostante e implicita concezione che &#8220;il fine giustifica i mezzi&#8221;. Per cominciare si dimentica che questo assioma, nella sua nota versione originaria, era rivolto da Machiavelli al &#8220;principe&#8221;, che era l&#8217;unico destinatario del messaggio, il cui scopo era conquistare il potere per s\u00e9 stesso. Gramsci, che ha poi ripreso questo concetto per definire una strategia rivoluzionaria, equiparava infatti il partito al principe. E infatti l&#8217;assioma funziona benissimo se vuoi creare principi. Ma se il tuo scopo \u00e8 la eliminazione dei principi, quell&#8217;assioma non funziona, non \u00e8 adatto, anzi, proprio controproducente, perch\u00e9 quell&#8217;assioma \u00e8 perverso in s\u00e9: \u00e8 valido se l&#8217;unica cosa che ti interessa \u00e8 la conquista del potere in s\u00e8. Non credo che questo sia quello che vogliamo.<br \/>\nOra, se non si vuole esaminare la questione dal punto di vista della filosofia politica, almeno la storia dovrebbe insegnare qualcosa. Ogni volta che per amore di un obiettivo ideale gli individui o le organizzazioni hanno deciso di sottomettersi a pratiche e metodi opposti a quelli per cui si sta lottando, queste pratiche alla lunga hanno condizionato e deteriorato irrimediabilmente i fini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre questo modo &#8220;neo leninista&#8221; di intendere l&#8217;organizzazione stimola ulteriormente i timori di tutti quei dd che, giustamente, temono che con la organizzazione partitica si realizzi un effetto del tipo descritto dalla fattoria degli animali di Orwell. Con la giustificazione di lottare per la liberazione degli oppressi e di accettare di subordinare la pratica costante della democrazia alle necessit\u00e0 della lotta per la conquista del potere, si finisce per costruire un ulteriore sistema di potere dove cambiano solo i padroni e i colori delle bandiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec si realizza un ulteriore danno verso il movimento dd: si d\u00e0 un contributo all&#8217;idea che la ricerca e la gestione potere da parte di una organizzazione dd sia sbagliata e contraddittoria agli ideali dd.<br \/>\nMa ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato invece \u00e8 il modello organizzativo proposto (che non \u00e8 dd). Ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato \u00e8 l&#8217;idea di gestire i rappresentanti eletti in termini di rappresentanti di partito e non dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fosse vero che i dd non devono cercare di gestire in modo dd il potere allora a rigore, vorrebbe dire che la societ\u00e0 tutta non pu\u00f2 gestire il potere in maniera dd, che la dd stessa \u00e8 impossibile. Perch\u00e9 la dd \u00e8 gestione del potere, non eliminazione del potere. Quello nessuno potr\u00e0 mai eliminarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CONCORRERE IN MANIERA DD. OVVERO, COME PRATICARE PIU&#8217; DEMOCRAZIA NEL CONTESTO DELLE ELEZIONI POLITICHE RAPPRESENTATIVE. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>(L&#8217; Organizzazione DD o la pratica della democrazia come mezzo e come fine.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La modalit\u00e0 di presentazione e di partecipazione alle elezioni che propongo io \u00e8 in stretta relazione anche alla visione del modello organizzativo che a mio parere i dd dovrebbero sostenere. Un modello di organizzazione che al di l\u00e0 delle etichette nominalistiche (che possono sempre lasciare il tempo che trovano, ma che comunque sconsigliano l&#8217;uso del termine &#8220;partito&#8221;) \u00e8 molto differente da quella dei partiti come li abbiamo finora conosciuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che non ci sia bisogno di sottolineare che il movimento abbia bisogno di organizzazione. Non \u00e8 proprio pensabile che l&#8217;intero processo di trasformazione che vogliamo mettere in moto si determini in modo spontaneistico e con effetti che si determinano dalla mera sommatoria di miriadi di azioni individuali o di gruppi che si muovono in ordine sparso e che trovano coordinamento saltuario di volta in volta.<br \/>\nAnche qua la storia dovrebbe insegnare. Il movimento no-global \u00e8 l&#8217;ultimo esempio. Alla fine, la mancanza di struttura complessiva realmente democratica (perch\u00e8 assemblearista, senza regole esplicite e condivise, senza leader votati e\/o revocabili, con un metodo organizzativo spontaneista e condizionato dai carismi individuali o peggio dalle organizzazioni a forte struttura, etc.), ha determinato la sostanziale impotenza a generare cambiamenti reali. Anche per la impossibilit\u00e0 (in quelle condizioni) di avere rappresentanza politica l\u00e0 dove si gestisce il potere. Rappresentanza che \u00e8 stata parzialmente invece assunta in senso strumentale da certi partiti tradizionali, che, ancora una volta, hanno cavalcato la tigre finch\u00e9 essa correva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;organizzazione \u00e8 insomma assolutamente necessaria. Solo che non pu\u00f2 essere un qualsiasi tipo di organizzazione. N\u00e8 una organizzazione il cui fine \u00e8 la massima efficienza nella conquista del potere. Il fine dell&#8217;organizzazione dd deve essere la pratica della dd stessa (!) nel mentre si lotta per pi\u00f9 democrazia.<br \/>\nLa creazione di spazi dove si pu\u00f2 praticare la democrazia diretta \u00e8 lo scopo della organizzazione. Per primo, quindi, all&#8217;interno della organizzazione stessa. Ma ovunque sia possibile occorre lottare per pi\u00f9 democrazia. Soprattutto dove c&#8217;\u00e8 potere che gestisce res pubblica noi dobbiamo in tutti i modi mettere pi\u00f9 democrazia. In questo senso la semplice scelta di dare il voto a candidati volenterosi o simpatizzanti \u00e8 una scelta che definirei, ad essere buoni, di ripiego. Ma pi\u00f9 semplicemente \u00e8 una scelta di impotenza e di incapacit\u00e0 nel praticare pi\u00f9 democrazia in quel contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(Il rappresentante eletto come strumento di partecipazione dd)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di fondo che bisogna cercare di implementare \u00e8 che l&#8217;eletto non appartiene al &#8220;partito&#8221; della dd, n\u00e8 a s\u00e8 stesso, ma all&#8217;insieme dei cittadini che ne hanno consentito la candidatura con la loro firma (e magari anche ai cittadini che fanno pubblica dichiarazione di voto in favore della lista). Quindi il rappresentante si impegna ad agire come i firmatari delle liste dd di volta in volta sar\u00e0 possibile decideranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un aspetto fondamentale e che distinguer\u00e0 nei fatti l&#8217;organizzazione dd (come la intendo io &#8211; e per fortuna non solo io) dai partiti rappresentativi.<br \/>\nL&#8217;organizzazione deve stimolare la nascita di queste <a href=\"http:\/\/www.listapartecipata.org\"><strong>LISTE PARTECIPATE<\/strong><\/a>, ma non \u00e8 all&#8217;organizzazione che essi devono rendere conto. L&#8217;appartenere a liste denominate con uno stesso titolo \u00e8 definitorio di una tipologia, non di una appartenenza partitica. Inoltre la denominazione comune \u00e8 strumentale al sistema che prevede un vantaggio per le liste che si presentano in maniera diffusa sul territorio nazionale. Ma i cittadini che sono rappresentati da quei candidati eletti potranno tranquillamente prendere decisioni diverse e i loro rappresentanti saranno tenuti ad esprimere voti conformi alle loro volont\u00e0. Non quella dei partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rappresentanti eletti devono quanto pi\u00f9 possibile somigliare a veri delegati democratici diretti. Con vincolo costante di esprimere la volont\u00e0 della maggioranza di chi li ha eletti. Sono i deleganti che decidono, se lo gradiscono, anche di volta in volta, come il proprio delegato-deputato debba votare o se debba partecipare ad una commissione o meno o quali mozioni o quesiti o proposte debba presentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa metodologia \u00e8 definita con precisione nella &#8220;<a href=\"http:\/\/docs.google.com\/Doc?id=dwxqqdz_1djszn3\">Proposta e accettazione delle condizioni di candidatura<\/a>&#8220;, nonch\u00e9 nello statuto (<a href=\"http:\/\/docs.google.com\/View?docID=ajj92dkvfxmq_5d5rpxq&amp;revision=_latest#articolo10\">Obblighi degli eletti di lista<\/a>) e nella &#8220;<a href=\"http:\/\/docs.google.com\/Doc?id=dwxqqdz_2cqsb63\">Dichiarazione di adesione alla LISTA PARTECIPATA<\/a>&#8221; che viene firmata dai cittadini. In questa sede ricordo solo che in sostanza dovrebbe valere il principio di maggioranza e (nel caso di pi\u00f9 eletti) di quote proporzionali di rappresentanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui vorrei evidenziare che anche il famoso stipendio e tutti gli annessi e connessi economici e di benefit, devono per quanto possibile appartenere alla lista. (Cio\u00e8 all&#8217;insieme dei firmatari della lista o- se saranno come mi auguro pi\u00f9 di una- delle liste).<br \/>\nIl candidato si impegna a versare su un fondo collettivo tutto quanto non espressamente previsto dai firmatari. In pratica la lista dei firmatari sceglie quale stipendio reale deve percepire l&#8217;eletto e tutto il resto verr\u00e0 versato ad un fondo comune della lista dei firmatari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A maggior ragione questo vale per i rimborsi elettorali. Essi appartengono ai firmatari. Anche se su questi possono essere prese decisioni diverse (rifiuto? beneficenza? intascarseli?&#8230;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 consentirebbe alla lista di usare questi soldi per far funzionare la gestione democratica diretta dell&#8217;eletto. Affinch\u00e9 ciascuno dei firmatari (almeno) sia informato a domicilio e in tempi quasi reali , o comunque in tempi utili, delle attivit\u00e0 e delle scelte che l&#8217;eletto pu\u00f2 e deve fare e, perch\u00e9 no?, implementare un piccolo sistema telematico privato per la gestione del rappresentante o decidere anche attivit\u00e0 di promozione della dd, o pagare tre persone e formare un gruppo di lavoro sul campo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica il candidato si impegna a considerare tutti i poteri che deriveranno a lui per la sua carica come invece di propriet\u00e0 dei firmatari della lista democratica diretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il candidato dichiarer\u00e0 ai firmatari (e in campagna elettorale anche) le condizioni economiche alle quali \u00e8 disposto ad accettare la candidatura.<br \/>\nIn un certo senso ogni candidato &#8220;si offre&#8221; per una certa somma. Al momento delle primarie della lista i firmatari della lista decideranno quali candidature accettare nonch\u00e9 l&#8217;ordine di lista anche in base al costo previsto come uno dei fattori tra gli altri (fiducia, competenza, onest\u00e0 ecc.) che ciascuno valuter\u00e0 secondo il proprio giudizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente altri dettagli vanno precisati ma questa \u00e8 la proposta specifica che avanzo e che vi invito a discutere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pino Strano, febbraio 2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non tutti i dd concordano con la necessit\u00e0 di partecipare alle elezioni politiche rappresentative. Questo \u00e8 particolarmente rivolto a loro. Il doc \u00e8 un p\u00f2 lungo, (come al solito) ma io odio le semplificazioni, e vi assicuro che comunque ho fatto un notevole sforzo di sintesi. COME DEVE PORSI UN DEMOCRATICO DIRETTO RISPETTO ALLE ELEZIONI <a href='https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/dd-ed-elezioni-rappresentative\/' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-5","page","type-page","status-publish","hentry","category-3-id","post-seq-1","post-parity-odd","meta-position-corners","fix"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":167,"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5\/revisions\/167"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pinostrano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}