Feb 142013
 

Mille polemiche hanno segnato l’intervista di Pinzarotti trasmessa da servizio pubblico che sarebbe stata tagliata e montata in modo da farlo apparire incerto e contraddittorio. Io non l’ho vista. Ho visto però il video integrale.
Non voglio buttare fango su nessuno. Voglio ragionare.

In effetti pure dal video integrale io ne ho ricavato l’impressione come se sotto sotto dicesse : “Un conto è la campagna elettorale, un conto è poi la gestione concreta dei problemi”. Però il punto non è nemmeno questo.
Il punto è che la linea politica del M5S mostra qui proprio la sua maggiore fragilità, per la mancanza di coraggio nel proporre le soluzioni reali, che metterebbero in crisi l’assetto del sistema e si mantiene invece all’interno del solito schema dei “vincoli” che, appunto alla fine non si vuole mettere in discussione. E si capisce quindi perché alla fine della fiera “Grillo” sembra essere una pedina del solito “gioco delle parti”. Non funziona più destra-sinistra? Perchè troppi hanno ormai capito e allora ecco il gioco “politica-antipolitica”. Ma il livello di potere reale, delle banche, della finanza e della sovranità monetaria non viene messo in discussione.

Cosa dice Pinzarotti? Dice che certi interventi si possono fare solo se hai le leve a livello nazionale. (E fa l’esempio della rinuncia agli F35 per recuperare risorse).
Pinzarotti sposta a un livello superiore la soluzione. Ma se occupasse un poltrona a livello nazionale, allora dovrebbe dire le stesse cose visto che anche  lì esistono vincoli che vanno “oltre”.

Ma allora mi chiedo se ha capito qual’è il ruolo del signoraggio monetario delle banche centrali, se ha capito che non ci sono soluzioni positive per il popolo se non lo si mette in discussione. Ma la sovranità monetaria non sta nelle loro teste e nel loro programma.

Proprio tre giorni fa Grillo in un comizio a Lecce, ha detto che il M5S vuole la sovranità monetaria. Peccato che non ce ne sia menzione nei 20 punti del loro programma. Casaleggio deve avergli detto che c’è una quota di protesta che si dirige altrove proprio su questo punto. E voilà, che ci vuole, presto detto. Come in ogni partito-persona il capo si sveglia, ha una pensata, e via eccola che diventa linea politica per tutti. Allora lo dica anche a Pinzarotti, magari si accorgerà che i suoi discorsi sui vincoli potrebbero essere superati. E sì, perchè se fosse nel suo orizzonte potrebbe superare i vincoli, anche quello della moneta che pure sembra un vincolo, appunto internazionale.

Se si capisce il problema, si può trovare una soluzione anche a livello locale. Noi, di RETE DEI CITTADINI, questa soluzione la chiamiamo cambiale sociale. E’ uno strumento monetario, ma legalmente valido, utilizzabile anche all’interno degli attuali trattati e vincoli. Può essere emesso dal portatore, garantito dall’ente locale. Si può usare da subito e dargli valore indotto, cominciando col consentire di pagare le tasse locali con quello strumento, e quindi utilizzare anche per pagare almeno parte delle spese del bilancio locale, inducendone quindi l’uso anche per gli altri scambi di beni e ridare fiato agli scambi e all’economia in genere, almeno in parte svincolandola dal debito usuraio dei cravattari internazionali che occupano la BCE.

Nov 052010
 

Io non ho niente in contrario, non avrei alcun problema a fare parte di una organizzazione politica che ovviamente avendo uno statuto dd, si chiamasse “Democrazia Diretta e Sovranità Monetaria”.

Come per altro molti altri nomi: “Per il bene comune”, “Sovranità Popolare”, “Rete dei Cittadini”, “Lista Partecipata”, “Officina Democrazia”, persino PRIMIT, o Partito DD Socialista, o dd Fascista… però ho diritto anche io alle mie preferenze.
E alcuni nomi mi sembrano più giusti di altri.

Perciò se mai un membro dei Democratici Diretti dovesse proporre di chiamarci “Democrazia Diretta e Sovranità Monetaria”, per quanto mi riguarda riconoscerei la consonanza dei termini usati. Inoltre potrei “markettaramente” intravedere la motivazione che il termine “Sovranità Monetaria” ha una notevole diffusione tra gli esterni ai partiti noti, (e così anche quelli che non sono dd magari potrebbero prenderci in considerazione per il loro voto). Tuttavia io non voterei a favore di cambiarlo. Ma non mi sentirei così manchevole o eccedente di qualcosa, nel caso tale proposta fosse approvata.

D’altra parte ho la definitiva determinazione a usare tutto il potere politico che riusciamo a riprenderci per combattere il signoraggio privato.

Insomma è il mio primo punto del “programma” personale relativo al potere economico e di sicuro lo vorrei come primo punto di un programma o di decisioni da prendere per una lista basata sui principi della dd. (1)

Detto quanto sopra, se qualcuno non dovesse partecipare perchè non si garantisce questo o quello, oltre che la ricerca rigorosa della democrazia diretta, allora qualcosa non va…
o della nostra comunicazione e/o nella idea di democrazia che c’è nelle teste di chi vuole “garanzie”, “sicurezze”… sui specifici obiettivi, per quanto fondamentali e prioritari possano essere.

Evitare la piramide delle esclusioni.

Se si ritiene/richiede che qualcosa venga inserito come pietra fondante, e quindi la più largamente condivisa (idealmente dall’unanimità), il risultato, di solito, è l’inserimento di un altro criterio di esclusione o di sè stessi (andandosene qualora la maggioranza in quel momento non fosse a favore), o l’esclusione degli altri (espellendo chi non si adegua o assistendo all’andata via degli autoescludentisi).

Perciò i “paletti” fondanti devono essere pochi.

Se poi si dice che la democrazia è una cosa buona perchè è l’unico mezzo con cui si può veramente realizzare il proprio obiettivo specifico più o meno di vasta portata (signoraggio, ….) ma che però la democrazia da sola non basta, allora bisogna riconoscere che se la democrazia non è il fine ultimo è tuttavia il mezzo politico necessario.

Se non è così, beh allora forse abbiamo idee diverse di cos’è la democrazia, perchè la democrazia appartiene ugualmente anche a quelli che non vogliono lo stesso obiettivo nostro, i quali riconoscono anche essi che appartiene non solo a loro ma anche ugualmente a noi.

Qui sta per me l’essenza della democrazia. Per vincere democraticamente occorre che la maggioranza degli italiani vogliano vincere. Dove vincere sta per riprendersi la sovranità politica di tutta la res publica.

Un altro punto per cui sono contro la rigidità di obiettivi non di metodo democratico, è che le rigidità maggiori di una sono alla base della loro crescita, La rigidità degli schemi mentali è una delle basi del controllo inevitabilmente utilizzato piramidalmente. Il contrario della piramide non è la piramide rovesciata, anche se come significante funziona.
E poi la piramide poverina non ha colpa. Anzi la piramide ha preziose virtù. E’ il potere la questione. Non la forma geometrica.

La dicotomia piramide-piramiderovesciata si rappresenta meglio forse con la coppia verticalità-orizzonatalità.
Forse anche con privilegi-pari opportunità. E si può continuare.

La cosa sicura è non imporre altro più che il metodo.
Appunto quello costituito dal seguire un metodo democratico (diretto).

Se invece riconosciamo il valore di metodo basale della democrazia diretta, ma tuttavia riteniamo una certa altra cosa così importante, essenziale, perchè pretendere che la debbano sposare tutti come fosse un metodo, se non lo è? L’importante è che quella cosa sia votata e si faccia. E per farla basta un metodo democratico e una maggioranza semplice. Perchè pretendere che sia messa alla base tanto da renderla dipendente dalla adesione a quella da parte di tutti?

E alla fine interrogarsi.
Ma veramente sono disposto a correre il rischio della democrazia?

(1)Cosa siano i principi dd per me, lo trovate descritto nello statuto dei DD.

Mar 192010
 

Finalmente, nei ritagli di tempo rimasti, ho scritto queste considerazioni sulla fase e su quello che sta succedendo. Dall’ultimo mio post, infatti, sono stato travolto dagli impegni e dagli eventi. I problemi sono enormi e meriterebbero ben più di questo articoletto, che pure so qualcuno troverà lungo ugualmente. Ognuno dei seguenti capitoletti meriterebbe un libro. Ma lo stesso, anche se sinteticamente, ho voluto scrivere questo che considero assolutamente importante, e che tratteggia ciò che credo dovrebbe esserci da guida nella nostra azione.

I compiti, le sfide e le responsabilità della Rete dei Cittadini nella situazione attuale.

1) I partiti della “casta” sono in difficoltà.

–Da un parte, sta crollando il castello berlusconiano. La manipolazione mediatica non basta più. Il metodo della vendita della propria immagine come salvatore della patria, difensore della sicurezza del presente e portatore di speranza per il futuro, senza un reale riscontro, mostra la corda. Il giocattolo si sta rompendo.

La Vanna Marchi della politica italiana non può vendere chili di inutile crema all’infinito. Prima o poi la speranza di dimagrire, il desiderio, la disponibilità ad illudersi a voler credere che esista una soluzione “miracolistica”, facile, esterna, cui gli esseri umani sembrano essere inclini, non basta più. Si cede. Ci si disillude. L’illusione della soluzione salvifica o paternalistica dei problemi di sopravvivenza quotidiana, si scontra contro la realtà del peggioramento delle condizioni generali di vita e in generale di tutti problemi di questa Italia in decadenza.

Berlusconi, di fronte alle sfide che i tempi impongono, offre eternamente solo sè stesso, e ripete lo stesso refrain. E in realtà cura solo i propri interessi. La vendita di un prodotto inesistente, comincia a non funzionare più. La gente se ne sta accorgendo. E se ne stanno accorgendo anche i suoi alleati. Questo ha generato e genera crisi interne, di cui le difficoltà delle liste in Lombardia e nel Lazio sono sintomo. Altro che panini ed errori burocratici.

–Dall’altra parte, una “opposizione” che è sempre più chiaro che è sostanzialmente finta. Solo l’altra faccia con cui “la bestia” mantiene il potere, il controllo sull’economia e particolarmente sul suo strumento principale che è la moneta.Come nei film di genere dove c’è il poliziotto che fa il cattivo, e l’altro che fa il buono, ma entrambi hanno lo stesso scopo, così Destra Sinistra sono, rispetto agli scopi del controllo della società.

Dalla famosa scesa in campo a reti unificate del 1994 dell’amico di Craxi, piduista e padrone di mediaset, la sinistra, più volte al governo, avrebbe avuto modo di mettere in atto efficaci contromisure. Invece una serie infinita di promesse e di intenti sono stati puntualmente disattesi. Cito solo la legge sul conflitto di interessi, il ritorno alla legalità di rete4, il rispetto delle norme antitrust italiane ed europee sull’informazione e la pubblicità, la limitazione e controllo dei finanziamenti pubblici ai servizi privati – scuole, sanità, …, la legislazione sul falso in bilancio, la legislazione elettorale con l’eliminazione delle preferenze…(che segna il punto più basso mai raggiunto dalla democrazia italiana). Nulla di tutto questo.

Quando è all’opposizione la Sinistra grida allo scandalo, poi invece, ogni volta che la Sinistra è andata al governo, nessuna azione conseguente. Quasi che non volesse ostacolare realmente un rapido ritorno di Berlusconi. Si è limitata alla gestione di bassissimo profilo del quotidiano. Disattendendo puntualmente i proclami e i programmi che copiosamente ha prodotto. Valga per tutte la vicenda dell’indulto, primo (dicasi primo) provvedimento preso, ma mai neppure citato nelle 281 pagine di programma dell’ulivo.

Oggi la Sinistra non ha alcun progetto di lungo periodo, alcuna strategia per il futuro. Di fronte alle sfide dei cambiamenti globali che investono l’italia. Senza una idea di futuro, quando sono al governo si litigano l’osso. Non c’è più neanche la “fede” social-comunista a tenere insieme. Quella parte di popolo che guarda a Sinistra si guarda intorno disorientata. Li tiene insieme il richiamo all’antiberlusconismo. Ma anche qui non si può gridare sempre al lupo al lupo e poi, quando il lupo c’è, lasciarlo passare. Anche questo alla lunga non funziona più. Questo popolo adesso è più che mai solo, e senza riferimenti.

In tutto ciò, il centro (con la c minuscola di casini) va cercando forni in cui cuocere il proprio pane. Si aggirano, come certi cortigiani sostanzialmente imbelli, a volte adulando e a volte tramando verso il principe di turno. Ma incapaci e senza nè idee nè capacità, nè coraggio, per ambire ad esserlo anche loro.

L’Italia merita altro. Ha bisogno di ben altro.

2) Noi abbiamo grandi responsabilità.

Questo popolo, questi cittadini senza più certezze e illusioni sono potenzialmente pronti a capire la verità. Ma sono anche suscettibili di disperazione e/o ritiro in se stessi. La ricerca di soluzioni nella disperazione può condurre a scelte violente. Oppure alla depressione o all’individualismo nichilista o edonista. Un popolo senza speranze, senza certezza di diritto e visione di futuro, senza una prospettiva, una meta, è un popolo in pericolo. Viene meno uno dei capisaldi della coesione gruppale, e il rischio della disgregazione è reale. In questa situazione la prospettiva di svolte autoritarie e apertamente repressive non è pura fantasia.

Io sento che noi della rete dei Cittadini, abbiamo grandi responsabilità. A quel popolo in sofferenza, disilluso e disorientato, noi dobbiamo offrire una chiave di lettura di ciò che sta succedendo e una prospettiva di futuro positivo possibile. Non solo che illumini sulla vera natura delle difficoltà della nostra repubblica, non solo che contenga soluzioni ai problemi di fondo che generano quelle difficoltà, ma anche una strategia di ampio respiro, di lungo periodo che dispieghi le grandi potenzialità che pure il nostro paese ha.

3) La natura del problema

Il problema di fondo delle istituzioni democratiche: la perdita della sovranità popolare.

In questo quadro noi, piccoli e oscuri cittadini, ma espressione naturale del ribollire di ansia partecipativa, del desiderio di opporsi alla deriva, portatori della cultura della semplicità e della verità, che è senza etichette, abbiamo capito. Abbiamo capito da un pezzo.
Abbiamo visto che il re è nudo:
– Non ci sono salvatori della patria. Non ci possono essere. Chi si propone così è un ingannatore. Quello che vuole è potere per sè.
– Le bandiere, anche le più belle e gloriose, sono solo usate, attraverso la paura del nemico e il senso di appartenenza, per spingerti alla rassegnazione del voto col naso turato.

Il risultato di questa pseudo-lotta tra pseudo-fazioni infatti è:
– la perdità di sovranità del popolo;
– la perdita della capacità di discriminare con animo sereno e testa sgombra, ciò che è buono, da ciò che non lo è indipendentemente da chi te lo propone.

Il problema di fondo della economia: la decadenza del “villaggio Italia” nella globalizzazione.

La globalizzazione dell’economia ha profondamente trasformato il mercato e i rapporti di forza tra le nazioni. Regioni del mondo, per secoli marginalizzate, sono entrate con la forza dei loro numeri enormi nel sistema mondiale di produzione e scambio. E questa tendenza è destinata a consolidarsi e ampliarsi. L’Italia è una piccola nazione. Lo sviluppo della nostra economia è stato centrato sulla trasformazione di materie prime (di provenienza quasi interamente estera) in prodotti per il mercato interno e per l’esportazione. Questo oggi è saltato. Dobbiamo prenderne atto.

Non è possibile pensare a una MIOPE politica di indistinti pannicelli caldi a sostegno di questa o quella industria di trasformazione, o peggio delle varie consorterie e cosche vincenti. Va invece individuata una strategia che produca benessere all’interno di un quadro dove l’Italia non può più connotarsi come una semplice nazione trasformatrice di beni di base.

4) La soluzione al problema di fondo delle istituzioni: La democrazia diretta. Il consigliere partecipato come attuale e praticabile soluzione alla perdità di sovranità.

Chi riesce a mantenere o riconquistare la capacità di discriminare, sa che cose buone e cose cattive possono provenire anche da parti opposte. Ciò che conta non è se vengono da destra o da sinistra, ma appunto se pensi che siano buone o cattive. Ciò che conta è mantenere voce in capitolo sulle decisioni che riguardano la res publica. Perché la direzione è il bene comune, non la vittoria di una delle pseudo-fazioni. E cosa è il bene comune lo devono decidere i cittadini, come singoli, non come membri di due schieramenti disciplinati dalla paura o dalle illusioni. Lo devono decidere i SINGOLI cittadini e non i rappresentanti eletti con un sistema che ti obbliga invece a cedere tutto il tuo potere senza poi più poter dire quasi nulla, fino alle prossime elezioni. Ciascuno di noi, della Rete dei Cittadini, ha aperto gli occhi sullo sfacelo.

Noi siamo passati dalla disillusione alla speranza, dal disorientamento alla certezza che, per l’Italia, un altra via è possibile e che occorra un altro mezzo di locomozione. Perchè per arrivare al bene comune è necessario dispiegare finalmente la vela della democrazia finita nella sentina dei cabinati di lusso. La VERA DEMOCRAZIA. Quella che lascia sempre l’ultima parola al popolo. Non quella che lascia il timone al rappresentante senza che tu possa più fermarlo, nemmeno se ti sta chiaramente portando verso la scogliera o usa la nave per i propri affari o trasportarci le amichette invece che le risorse per sopravvivere sereni.

Non c’è democrazia in italia. C’è solo il VOTO. Quello è l’unico strumento attraverso cui il cittadino può usare quel che resta della propria sovranità. Per questo, oggi, noi abbiamo scelto di competere sul terreno delle elezioni contro la casta. Ma questo sistema elettorale di creazione della rappresentanza che ha condotto al dominio politico della casta dei partiti non può andare bene anche per noi.

Per non ri-creare gli effetti perversi della delega senza controllo e revocabilità per cinque anni, abbiamo fatto nostro il metodo della lista partecipata, che impone ai rappresentanti eletti, per scelta, per impegno politico solenne, di essere strumento della volontà dei cittadini durante tutto l’arco della legislatura. Essi si impegnano a votare su ogni singola questione in votazione in Consiglio Regionale secondo quanto verrà di volta in volta specificatamente deciso dai cittadini. E abbiamo chiesto ai candidati di accettare addirittura di dimettersi da consigliere se i cittadini glielo chiederanno. A supporto di questo abbiamo firmato sia l’impegno che una lettera di dimissioni in bianco, consegnati al presidente della Rete dei Cittadini. Non è secondario che il presidente NON sia anche esso un candidato, ma anche esso espressione-strumento tecnico dei cittadini.

Ma in futuro, il nostro obiettivo deve essere più ambizioso. I problemi di cui ho accennato sopra, non si risolvono a livello ragionale ma nazionale. Ciò implica Il completamento e la realizzazione della parte prima della costituzione che può essere compiuta  attraverso alcune sostanziali modifiche della seconda parte, nel senso dell’introduzione di reali strumenti di democrazia diretta.
Primo fra tutti il referendum deliberativo senza quorum. Con l’innesco di un processo che porti a considerare il governo come qualcosa che è sempre sotto la responsabilità ultima e costante del cittadino. Un modello istituzionale di tipo svizzero può essere un buon riferimento, anche se noi dobbimao trovare la nostra via. L’ampliamento del vero federalismo che è solidale, un altro. Su questo occorrerà approfondire l’analisi e le proposte, i cui dettagli qui non accenno.

5) La soluzione al problema di fondo dell’economia globalizzata: Innovazione, ricerca, cultura, risorse ambientali e mercati di nicchia

In un ottica globale l’italia è un vllaggio che può sopravvivere, e anche molto bene, se prende coscienza dei suoi punti di forza e di debolezza.

Una cosa è chiara: Non possiamo competere a livello delle pure produzioni di massa. Una piccola nazione puà competere e sopravvivere se è capace di produrre idee e innovazione. Idee e innovazione non dipendono dalla vastità del mercato, ma dagli investimenti in istruzione, ricerca e cultura, nonchè dalla qualità delle risorse umane, che agli italiani non manca. Questa è per me, la prima priorità. Dovremmo diventare la prima nazione per produzione di cultura e innovazione.

Una piccola nazione non può competere per ampiezza della forza lavoro o del mercato interno, ma può competere sul terreno della appetibilità di se stessa. Anzi, questo è proprio più praticabile in piccole nazioni piuttosto che grandi. L’italia possiede un patrimonio ambientale ancora invidiabile. Se fermassimo i guasti prodotti dalla passate e scellerate politiche di scempio e anzi ci nuovessimo nell’ottica del recupero dell’armonia ambientale, oltre a sostenere un mercato interno, oltre a vivere in un ambiente decisamente migliore e aumentare la qualità della nostra vita e salute, conserveremmo e svilupperemmo un patrimonio importante e appetibile al mercato turistico. L’italia posside il 70% dei beni artistici e archeologici mondiali. Di questo è fruibile si e no il 30%. Dobbiamo innovare e inventare anche su questo terreno. Ciò che viene ammirato nel mondo è la nostra cultura. Noi siamo il paese dai mille campanili, il paese dalle mille cucine, tradizioni, fantasie. Questo è stato spesso un ostacolo alla creazione di un senso nazionale, può invece diventare una delle nostre principali risorse. La varietà dell’offerta.

Fino al 2001 siamo stati il quarto mercato turistico mondiale. Da allora siamo costantemente scesi negli investimenti e nelle previsioni. Invece possiamo e dobbiamo diventare il primo. E se non il primo comunque detenerne una quota più che sufficiente a generare ricchezza e benessere ampio per ilnostro villaggio.

Inoltre se è vero che non possiamo competere a livello di forza lavoro e mercati di massa, possiamo benissimo farlo nei mercati di nicchia. Un mercato di nicchia nell’ottica globale planetaria, può essere invece per il villagio Italia un mercato sufficientemente vasto e più che sufficiente a generare vera ricchezza. Lo sviluppo di attività produttive di piccola e media industria e artigianali di altissima qualità e specializzazione sarebbe più facilmente compatibile con la protezione e difesa del territorio e generatore di benessere. Ovviamente non si tratta di dismettere quelle attività sul mercato di massa che riescono nonostante tutto ad affermarsi. Solo si tratta di capire che quelle NON possono essere LA soluzione al problema, anche in un ottica di produzione di benessere che non sia solo degli azionisti delle multinazionali. Quelle, infatti, hanno sede in Italia, ma tutto il resto è prevalentemente, e giustamente, sparso per il mondo. E la ricchezza e l’occupazione che producono anche. Che sia chiaro: L’occupazione e il benessere in Italia non sono portati dalle imprese di produzione di massa. Non Più. L’unico mercato di massa nel quale si può sperare di competere potrebbe essere quello ad alto contenuto innovativo, ma allora appunto, la priorità torna alla ricerca e alla cultura.

Tutto ciò va affiancato a un controllo diretto del principale strumento economico che è la moneta. Non è possibile fare quanto sopra con una moneta in mano alle banche private, sotto il ricatto e l’usura del signoraggio privato. La proprietà pubblica della moneta è fondamentale.

Ecco, per quanto difficile, e ambizioso, questo è quello che dovrebbe esserci al fondo della nostra azione come rete dei cittadini. Ciò che è nato, oggi solo a livello regionale, è per me soltanto l’anticamera di ciò che dovrà essere a livello nazionale. Vadano come vadano queste elezioni.

Feb 252010
 

Ho ormai le mie idee consolidate su quello che è il fenomeno del signoraggio (primario e secondario). Si può discutere di quello che si vuole (se è, o no, creazione dal nulla di moneta, se la moneta stampata va ascritta in conto debiti o in conto crediti, se è o non è valore nominale – costo di produzione e tutto il resto) ma credo nessuno possa negare che l’esercizio del signoraggio rappresenti un enorme strumento, di potere, prima ancora che di guadagno. La sovranità sulla moneta dovrebbe sempre restare nelle mani del popolo (1). Ceduta questa sovranità, si diventa economicamente schiavi e di lì a diventare schiavi anche politicamente e socialmente non ci corre molto.

I fatti che presenterò fanno pensare. Io non sono un complottista. Nel senso che penso che alla fin fine le cose siano chiare e alla luce del sole . Per chi ha occhi e voglia vedere. Non penso neanche che i detentori del diritto di signoraggio, abbiano bisogno di riunirsi al buio e al segreto più assoluto. Questo, probabilmente, non sarebbe neanche possibile. L’importante è non fare molto chiasso, che le notizie siano mantenute in un ambito di scarsa circolazione, di accessibilità per pochi, di nebulosità; così che si renda la verità, nella sua enormità con poche eco, poco credibile e con pochi riscontri.

In questo senso ciò che accade nella banca dati del parlamento europeo a proposito dell’argomento signoraggio ha del kafkiano ed è proprio quello che serve.

La storia.

Sono partito studiando la definizione di signoraggio data da wikipedia. Una prima considerazione è relativa alla superficialità e soprattutto parzialità della voce “signoraggio” presentata da wikipedia. Diciamo che ce lo possiamo anche aspettare in una enciclopedia che vive del contributo gratuito degli utenti. Questo del contributo aperto a tutti è bellissimo, ma poichè in realtà esiste una supervisione, in genere soft, le voci vengono redatte secondo un criterio che non è esattamente democratico, nè esattamente proprio aperto a tutti e magari quindi , anche a versioni diverse. Fa specie perciò che accanto alle definizioni  “ufficiali”, le definizioni alternative di signoraggio, siano definite come “teorie complottiste” del signoraggio. Con ciò snaturandole in ogni caso. Pure se, in sè, non sono affatto complottiste. Potranno anche essere sbagliate (a giudizio degli estensori accreditatii – ma accreditati da chi?), ma perchè necessariamente definirle “complottiste”? Evidentemente si intende generare un preconcetto negativo. Che bisogno c’è? Nel caso, basterebbe confutarle.

Tra i dati riportati, Wikipedia cita come unica interrogazione al parlamento europeo sulla questione del signoraggio quella di Roger Helmer (PPE-DE), Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) e indica questo link che conduce alla pagina con questo testo:

Parliamentary questions
12 June 2002
E-1673/02
WRITTEN QUESTION by Roger Helmer (PPE-DE) , Charles Tannock (PPE-DE) and Theresa Villiers (PPE-DE) to the Council
Subject:  Seigniorage
Answer(s)
What has been the impact of seigniorage on the national finances of each of the Member States which have adopted the euro?Does the Council have any estimates of the financial costs or benefits in terms of seigniorage to the UK if it were to join the euro?
OJ C 92 E, 17/04/2003 (p. 78)
Last updated: 15 April 2003

come vedete il link è alla versione inglese della interrogazione. Poiché il sito del parlamento europeo è multilingue, se lo visitate in alto a destra trovate una serie di bottoncini per cambiare la lingua, cliccando su quello (it) ne ottenete una versione in italiano, e cioè questa:

Interrogazioni parlamentari
12 giugno 2002
E-1673/02
INTERROGAZIONE SCRITTA di Roger Helmer (PPE-DE) , Charles Tannock (PPE-DE) e Theresa Villiers (PPE-DE) al Consiglio
Oggetto:  sig. raggio
Risposta(e)
Può il Consiglio indicare qual’è stato l’impatto del sig. Raggio sulle finanze nazionali di ciascuno degli Stati membri che hanno adottato l’euro?Dispone il Consiglio di stime relative ai costi o i benefici finanziari del sig. Raggio per il Regno Unito qualora questo Stato membro aderisse all’euro?
Lingua originale dell’interrogazione: EN GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78)
Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2003

E guardate il testo della risposta:

Interrogazioni parlamentari
16-19 dicembre 2002
E-1673/2002
Risposta
Dopo l’adozione dell’euro da parte degli Stati membri partecipanti, il reddito monetario che questi precedentemente generavano dalle loro valute nazionali (“signoraggio”) è stato trasferito alla BCE. In conformità dell’articolo 33 dello statuto del SEBC e della BCE, questo reddito monetario viene aggiunto ai costi o benefici netti della BCE.

In caso di benefici netti, l’articolo 33 stipula che i benefici rimanenti dopo la detrazione di un importo da trasferire al fondo della riserva generale della BCE siano distribuiti alle BCN che sono le azioniste della BCE, in proporzione alle quote da esse pagate.

Tuttavia, nei tre anni dal 1999 al 2001, il sig. Raggio derivante dalle banconote emesse non è stato raccolto e distribuito.

Il Consiglio non dispone per ora di altre stime per rispondere all’interrogazione.

GU C 92 E del 17/04/2003 (pag. 78)

Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2003

Ecco… vedete bene?

C’è scritto sig. raggio, come traduzione del termine “Seigniorage“. Sig. raggio? Ora uno potrebbe pensare che questo magari è dovuto al fatto che per tradurre ci si è avvalsi di uno di quegli stupidi traduttori automatici che traducono frasi e termini idomatici in modi strani e fuori contesto. Che so per esempio traduttori che traducono “i’m looking for” come “sto guardando per” e non invece “non vedo l’ora di”, o altre amenità del genere. Chiunque abbia usato i traduttori automatici sa di cosa parlo. Ma, senonchè non credo che si sia usato un traduttore automatico perchè il termine viene tradotto a volte sig.raggio (minuscolo), a volte sig. Raggio (maiuscolo), e perchè nel testo della risposta invece il termine, una volta viene tradotto correttamente come signoraggio, e una seconda di nuovo sig. Raggio. Il che fa supporre un intervento umano: qualcuno si è “divertito” con la traduzione del termine seigniorage.

Ma andiamo avanti. Oltre a quanto segnalato da wikipedia, ci sono in realtà altre interrogazioni al parlamento europeo che hanno per tema il signoraggio.

Se infatti colti da curiosità interpellate il data base del parlamento in italiano, inserendo il termine signoraggio, oppure ( a questo punto) “sig. raggio”, o anche invece di solo “seigniorage”, anche “seignorage”, e ancora anche “señoreaje” o “señoraje”, (non ho provato con altre traduzioni e dizioni, ma a quanto pare per ogni lingua sembra esistere o più di una corretta dizione – come in inglese – o più di un errore – come in italiano e in spagnolo.

Riporto, in lingua italiana, quelle che ho trovato:

Interrogazioni parlamentari
20 dicembre 2001
P-3525/01
INTERROGAZIONE SCRITTA di Christopher Huhne (ELDR) alla Commissione
Oggetto:  Proventi del sig.raggio
Risposta(e)
Intende la Commissione calcolare, per ciascun Stato membro, i probabili introiti finanziari che l’introduzione dell’euro determinerà in termini di proventi del sig. raggio?Può, in ciascun caso, quantificare tale somma in forma di percentuale del PIL?Si è tenuto conto di tali proventi nelle attuali proiezioni della Commissione relative alle finanze pubbliche?In che modo i proventi del sig. raggio andrebbero trattati nell’ambito delle finanze pubbliche?
Lingua originale dell’interrogazione: EN GU C 147 E del 20/06/2002 (pag. 197)
Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2002

e poi

Interrogazioni parlamentari
7 febbraio 2002
E-0257/02
INTERROGAZIONE SCRITTA di Christopher Huhne (ELDR) alla Commissione
Oggetto: Diritti di sig. raggio nel 2001
Risposta(e)
1. Può la Commissione effettuare una valutazione dei diritti di sig. raggio spettanti alla Banca centrale di ogni Stato membro nel 2001, ultimo anno in cui erano in circolazione le valute nazionali nella zona euro?2. Può esprimere questo valore quale percentuale del PIL di ogni paese?3. Può inoltre fornire i particolari in merito ai trasferimenti o ai dividendi pagati dalle banche centrali di ogni Stato membro alle proprie autorità fiscali nel corso di tale anno?
Lingua originale dell’interrogazione: EN GU C 301 E del 05/12/2002 (pag. 34)
Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2002

e ancora

Interrogazioni parlamentari
7 febbraio 2002
E-0258/02
INTERROGAZIONE SCRITTA di Christopher Huhne (ELDR) alla Commissione
Oggetto:  Previsione dei diritti di sig. raggio nel 2002
Risposta(e)
1. Può la Commissione effettuare una valutazione dei diritti di sig. raggio spettanti alle banche centrali di ogni Stato membro sulla base di una previsione per il 2002 (tenendo conto della nuova chiave di ripartizione dei diritti di sig. raggio della Banca centrale europea) oppure applicando la nuova chiave ai diritti di sig. raggio effettivi del 2001?2. Può esprimere questi valori quale proporzione del PIL per ogni caso?
Lingua originale dell’interrogazione: EN GU C 301 E del 05/12/2002 (pag. 35)
Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2002

e quest’altra

Interrogazioni parlamentari
7 febbraio 2002
E-0260/02
INTERROGAZIONE SCRITTA di Christopher Huhne (ELDR) alla Commissione
Oggetto:  Trattamento dei diritti di sig. raggio e pagamenti ai ministeri del tesoro
Risposta(e)
1. Può la Commissione fornire i particolari, ai fini del trattato di Maastricht e del patto di stabilità e di crescita, dei diritti di sig. raggio spettanti alle banche centrali nazionali?2. Come sono considerati tali diritti?3. I diritti vengono utilizzati per i calcoli dell’eccedenza/deficit pubblico nel momento in cui sono versati alla Banca centrale, oppure quando sono pagati quale dividendo o trasferimento al ministero del tesoro?4. Quali sono gli orientamenti o le politiche concernenti i pagamenti ai ministeri nazionali del tesoro?5. Sono compresi i pagamenti a conto di riserve passate e accumulate? Vengono considerati come entrate al momento di valutare i deficit pubblici?
Lingua originale dell’interrogazione: EN GU C 301 E del 05/12/2002 (pag. 36)
Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2002

Come si vede Huhne si è dato da fare. Almeno nella prima parte del suo mandato.

Guardatevi anche le risposte. Per brevità non le riporto qui ora. E’ interessante vedere come le risposte in merito sono sempre del tipo: non sappiamo rispondere, non si sa, non è possibile sapere… etc. Ma questo è un altro discorso.

Ora per ciascuna di queste interrogazioni, provate a cambiare la lingua di presentazione: italiano, inglese, spagnolo, francese… e troverete conferma di quanto affermavo sopra.

Cioè il termine signoraggio, che per altro ricorre pochissime volte nel database, nelle varie lingue, quelle poche volte che viene citato, viene appunto tradotto con diverse trascrizioni, o con più errori anche madornali. Questo vale almeno per l’inglese, l’italiano, lo spagnolo, il francese. In nessuna di queste lingue questo termine viene riportato univocamente. Ma sempre in più versioni o con errori. Certo nessuna raggiunge i vertici di sig. Raggio; non ci sta un Mr. Ray o un senor Raje.

Questo ovviamente genera problemi nella interrogazione del database. E probabilmente   per questo l’estensore della voce di Wikipedia, si è sbagliato riportando come esistente una sola interrogazione.

Dopo aver visto, diciamo, questo pasticcio sul data base del parlamento europeo, non viene un impulso a diventare complottista?

Ma come si può pensare di tradurre “seignorage” con “sig. raggio”? anzi, sig. Raggio – con la maiuscola? Tempo fa, ho segnalato la cosa e naturalmente nessuna risposta. Ho segnalato la cosa anche agli autori delle interrogazioni; la risposta è stata che non sono loro responsabili delle traduzioni… Per cui ci dobbiamo tenere un database del parlamento europeo afasico o disartrico, proprio su una delle questioni più delicate e, a mio parere, centrale della vita economica monetaria dell’europa: il diritto a stampare ed emettere moneta. Che lo si chiami signoraggio, seigniorage, seignorage, senoraje, senoreaje o sig. Raggio !!!!

Inoltre non sono riuscito a trovare nel data base altre citazioni del termine signoraggio, dal 2003 ad oggi. Nessuna citazione sul “signor Raggio”. Cioè sulla condizione base per cui esiste la BCE. E su cui il parlamento dovrebbe vigilare. Evidentemente, dopo una prima manifestazione della malattia, con la cattiva articolazione del linguaggio, l’afasia è diventata totale.

(1) Nell’ anno 1776, Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli Americani consentiranno mai a banche private di emettere il proprio denaro, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.”
Mar 012009
 
Finalmente era lì davanti a me. Sembrava mi aspettasse. Sapevo, con la consapevolezza propria del sogno, chi era. Indossava la classica palandrana e cilindro ed era lì per rispondere alle mie domande. Finalmente potevo cercare di capire, proprio da chi mi dicevano era il vero padrone della Terra, qual’era la natura del suo potere. Magari, anche come fare a sconfiggerlo. Così, anche un pò ingenuamente e tremante gli chiesi:
«Come fai a essere così forte?»
E lui:
«Datemi la possibilità di battere moneta e me ne fregherò di chi fa le leggi»
Rimasi un momento in silenzio a riflettere.
Lui continuò:
«Voglio quella stampante perché da quella deriva il mio potere»
Mentre parlava vedevo una gigantesca rotativa da cui usciva ininterrotto un enorme nastro di denaro. Lungo il percorso annodava e strangolava uomini, donne e bambini che gridavano e piangevano.
Ero sopreso, ma non capivo bene perché. Io conoscevo già questa risposta. Ma nel sogno, forse il suo tono, mi fece riflettere su un punto che, da sveglio, chissà perché, non avevo mai soppesato. Così gli dissi:
«Ma…scusa, ‘caro’ IGB, ho sentito bene? TU, il padrone della terra,  chiedi qualcosa a qualcuno?
E stiamo parlando dell’origine della tua forza!
A CHI stai chiedendo? CHI ti deve dare questa possibilità? »

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