Feb 052012
 

Il governo dell’ipnotista Monti procede. Il suo arrivo era stato salutato quasi positivamente persino da numerose voci dei movimenti di base , perché liberatorio dal regime di Berlusconi. Ancora una volta l’attenzione concentrata sulla persona e non sulle politiche e ancor meno sui metodi, ha annebbiato la vista.

Prima di Monti era chiaro che questa classe politica dominante era alla frutta. Ancor più della loro concrete scelte politiche si disprezzava il loro atteggiamento di protervia, di abuso di potere, il distacco totale dai bisogni dei cittadini.

Paradossalmente questo distacco invece di condurre a una profonda modifica del rapporto tra rappresentanti e cittadini ha condotto a sancirne la totale separazione: il governo dei tecnici. Non eletti da nessuno e al supposto servizio di interessi collettivi superiori, la cui opera è però valutata non dai cittadini ma dai “mercati”. Non c’è bisogno di essere complottisti per capire chi guida questo governo, quando la misura di ciò che fa è dichiaratamente l’andamento dello spread e della borsa.

Ma Monti e i padroni della finanza mondiale fanno il loro mestiere. Quello che mi preoccupa è l’incapacità del movimento di produrre una strategia che possa contrastare oggi e superare in prospettiva le radici del male. Perché, purtroppo, pochi le hanno correttamente individuate.

Il movimento diffuso sul territorio è straordinariamente ampio e articolato e produce mille istanze e proposte più o meno specifiche. Moltissime di quelle battaglie e istanze sono giuste e sarebbero in grado anche di dare una nuova qualità alla vita e renderebbero il nostro pianeta “migliore”. Ma, purtroppo, non è facendo vincere una o più o anche tutte queste singole battaglie che si cambierebbe significativamente la situazione di fondo.

Negli ultimi due anni il numero di coloro che individuano queste radici nella perdita della sovranità monetaria è cresciuto esponenzialmente. Sembra chiaro il fatto che la “proprietà” di questa moneta debba essere del popolo. Ma resta nell’ombra come questa “proprietà”, questa sovranità, possa esercitarsi. Attraverso quali strumenti ci si possa garantire che una eventuale banca del popolo poi lo sia davvero e non diventi la banca degli “eletti” dal popolo.

Pur avvicinandosi alla risposta reale, infatti, manca la consapevolezza che il problema sta nella natura stessa del modello che determina le scelte collettive. La natura del patto sociale che ci fa identificare come membri della stessa collettività e ci impone poi il rispetto delle regole e delle leggi che questa collettività si da. Cioè. Il problema è nella perdita di sovranità, di ogni forma di sovranità, sulle scelte della collettività, e, quindi prima di tutto della sovranità politica che determina le leggi e le regole che la società si dà.

Noi chiamiamo questa “democrazia”. La verità, è che noi una democrazia vera non l’abbiamo mai avuta. Il governo del popolo. Per essere tale esso deve avere almeno la possibilità dell’ultima parola su ogni aspetto del patto sociale. Non c’è bisogno di pensare a strumenti avanzati o futuribili, anche se possibili, di democrazia diretta. Basterebbe che avessimo lo strumento dei referendum deliberativi (cioè quelli per cui si fanno le leggi e non solo si cancellano le vecchie per lasciare poi ai soliti di rifare quello che si è abolito), perché le cose cambierebbero. E ciascuno potrebbe avere una chance di affermare il proprio modello o obbiettivo, democraticamente.

Ma la triste realtà è che forse ancora non si è capito cosa sia la democrazia, o peggio, non la si vuole veramente, se non nella misura in cui essa conduca alle scelte preferite. Perché la democrazia vera, invece, non si misura sulla base di ciò che essa produce, ma sulla base del metodo che si applica. Essa presuppone l’assurdo che tutti noi siamo uguali nel diritto a determinare quelle scelte. E quindi impone l’assunzione di un rischio: il rischio che accettando di decidere insieme delle nostre sorti, il nostro personale modo di vedere sia democraticamente perdente. E questo, pochi, di tutti quegli oppositori del sistema, sono in grado di accettarlo.

Ciascuno di loro antepone il proprio obbiettivo alla affermazione della democrazia. Questo è il vero incantesimo cui siamo sottoposti. E finché sarà così, siamo tutti destinati alla medesima sconfitta.

  2 Responses to “Senza vera democrazia nessuna speranza di vero cambiamento.”

  1. Pino, accidenti attè..ma che fai? MI dormi? Ti parli addosso? C’è un bisogno disperato di te là fuori!Stiamo tutti picchiando la testa contro il muro di gomma del nemico e di coccio degli amici. Vero, verissimo , ci sono Movimenti che hanno abbracciato la causa della sovranità monetaria ma ce ne sono aoncra di più e più gandi che hanno abbracciato quella della DD e quella stà crescendo ancora più celermente…prendi il primo treno, un carro, una carretta, un monopattino che passa e saltaci sopra, fai la tua parte come solo tu sai fare! Griliini, Per il Bene Comune, Decrescita Felice, anno Zero, la Rete dei Cittadini, Referendum deliberativi senza quorum (l’ultimo nato) e tanti tanti altri…hai solo l’imbarazzo della scelta.Lo so che sei scazzato e ne hai ben donde, ma se sei qui, se scrivi, vuol dire che ancora ci credi e ci speri.E’ giunta l’ora, mio caro amico, di raccoglere i primi germogli di quanto abbiamo seminato in tutti questi anni, e dato che una parte del merito è anche tuo, sali in sella e vai in battaglia che forse, chissà, potrebbe essere la volta buona.Tu, come pochissimi che ben conosci, hai il merito di aver sfondato il mio cranio, come avete fatto non si saprà mai, ma ci siete riusciti, è colpa vostra se mi faccio un mazzo tanto, ma non è finita, c’è ancora tanto da fare e tanto bisogno di te, di voi. Datti una mossa ragazzo! Un grande abbraccio con grande stima.

  2. Carissimo Franco Dell’Alba sto seguendo tutto quello che posso. Solo che non ho voglia di saltare su e dire la mia a ogni due per tre. Seguo e partecipo al tentativo di Lista Civica Nazionale (per le politiche), quello di Roma2013 e Rete Dei Cittadini (regionali del Lazio) e ho dato la mia disponibilità ad essere parte del comitato promotore per l’iniziative dei referendum deliberativi e l’abolizione del quorum. Seguo e partecipo con quelli perchè tra tutti mi sembrano quelli che meglio si avvicinano al punto, che è strappare il potere a casta e finanza NON per gestire e decidere in nome del popolo, ma per dare al popolo la possibilità di gestirsi e decidere direttamente senza OBBLIGO di delega.(so che lo sai, lo dico per chi legge :-)).
    Il punto è che in tutto questo ribollire tendono a riemergere antiche distorsioni e paure. E non è bene, per esempio, rispondere ai personalismi, opponendo un altro personalismo (per quanto misero come il mio). Quindi dico quello che mi sembra giusto, ma poi non sto a insistere. Non mi lancio in estenuanti battaglie per affermare un punto di vista. Oggi non serve più. Se anche altri, molti altri ritengono giusto e sostengono anche loro quello che dico, allora ok, il punto è giusto che si affermi. Altrimenti non serve. Non c’è più una fiaccola-luce da tenere accesa ad ogni costo. C’è da dare fuoco e luce a una nazione. E in democrazia (diretta) questo ha senso solo se molti, moltissimi, lo vogliono. Seguendo sè stessi e non un qualsiasi altro.

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