Delega e dd. Cosa significa l’aggettivo “diretta”?

 

Il più frequente dei commenti di chi sente parlare di democrazia diretta come sistema da applicare concretamente al governo della cosa pubblica, è questo:

“L’idea sembra buona, ma credo non sia applicabile nella sua forma piu’ estrema perchè se per ogni voto in parlamento io cittadino dovessi informarmi, discutere e decidere sarebbe un secondo lavoro e il tempo non basterebbe”.

Che la democrazia diretta consista nel fatto che tutti i cittadini devono votare sempre e su tutto è una idea per lo meno “ingenua” o proprio sbagliata di dd.

C’è, dietro questa idea, il concetto che “diretto” vada inteso come “senza alcuna mediazione tra la mia volontà e l’espressione efficiente della stessa”.

A rigore, allora, non esiste niente di “diretto”.

Tra volontà ed espressione della stessa sempre esiste un “mediatore”. Fosse anche semplicemente il mio sistema muscolare che fa alzare la mano per votare si o no. O il pezzo di carta su cui scrivo con le mie manine sante il mio voto. Oppure anche il telefonino e tutta la rete telefonica attraverso cui invio l’sms col mio voto o la rete informatica e qualsiasi altro “mediatore” attraverso il quale io comunico la mia volontà.

Quello che è sotteso al concetto di “diretto”, quindi, non è l’assenza di mediazione, ma che la mediazione non alteri in alcun modo il messaggio che esprime-rappresenta la mia volontà.

Questo in effetti, se uso solo il mio corpo come unico mediatore (per esempio votando per alzata di mano), è quasi garantito. Dico quasi, perchè esistono dei casi estremi in cui questo pure può non avvenire. In certe patologie neurologiche, il soggetto pur volendo alzare la mano destra, non ci riesce, oppure addirittura alza l’altra mano. O volendo dire SI, invece dice NO, pur avendo chiarissima la volontà si dire SI. In certi casi il soggetto si rende conto di aver detto il contrario di quello che voleva dire solo dopo che lo ha detto.

I casi estremi, cui faccio riferimento, mettono in evidenza ciò che io (e in generale la stragrande maggioranza dei dd) intendo con l’aggettivo “diretto”. Che vi sia corrispondenza completa tra la mia volontà e l’espressione della stessa.

In questo senso non ha nessuna importanza se viene espressa con la mediazione del mio corpo (alzo io la mano), o con la mediazione di un altro corpo (un mio delegato alza la mano). Purchè sia certo che sarà effettivamente espressa la mia volontà e non altro.

Quella idea sbagliata del concetto “diretto” è favorita dalla carente analisi di cosa ci sta realmente dietro l’attività democratica (diretta o no).

La democrazia è una forma di governo. Cioè di esercizio di potere finalizzato. Il che implica necessariamente una intenzione, un’azione, un effetto e una verifica: io voglio fare (o che sia fatta) una cosa; la faccio (o qualcuno la fa); si ottiene un risultato (sperabilmente quello desiderato); controllo e verifico il risultato (ed eventualmente riprendo il ciclo di governo fino a ottenere il risultato desiderato).

Questo è quello che viene generalmente definito un ciclo “cibernetico”: input-elaborazione-uscita-feedback.

Il significato di “diretta” va quindi individuato in relazione al termine “democrazia” cui è associato. Cioè, come dicevo, all’esercizio finalizzato del potere. Il quale è un ciclo cibernetico. Di conseguenza “diretta” va inteso in senso cibernetico, di “relazione certa (verificabile e modificabile opportunamente) tra espressione della volontà e valore atteso della azione partecipativa”. Inclusa quindi la capacità di rimodularne l’espressione per ottenere il risultato voluto.

La nozione di democrazia diretta moderna, quindi, contempla la delega. (per la verità anche quella ateniese la contemplava: per i compiti esecutivi – quasi sempre inevitabile- , per i compiti giudiziari, e altre funzioni). Ciò che conta è che il cittadino, che la esercita, non perda il controllo su di essa e sulla porzione di sovranità di cui la delega è portatrice e quindi, per essere strumento di democrazia diretta, deve essere espressa in forma sempre revocabile. Diversamente infatti , come nei sistemi democratici rappresentativi, la delega è di fatto una cessione di sovranità compiuta la quale l’elettore non ha più alcuna possibilità di determinare l’azione del suo delegato-rappresentante.

Di più. La delega, anzi, per i democratici diretti è un DIRITTO. Se essa è un mezzo attraverso la quale io posso esprimere la mia piena volontà attraverso il corpo di un altro, se con la mediazione del mio solo corpo ne sono impossibilitato.

Inoltre poichè la nozione di sovranità non implica la obbligatorietà del suo esercizio, io posso scegliere anche di non esercitare il mio diritto. Anche se, appena lo voglia, lo devo poter fare.

Per tornare alla critica “ingenua”, non è importante, nè necessario che tutti partecipino sempre a tutto, ma che essi , in qualunque momento lo vogliano fare, lo POSSANO fare. Questo è sufficiente a determinare, (anche psicologicamente), un comportamento differente da parte di chi è delegato revocabile. Diversamente da chi è delegato irrevocabile per un tempo più o meno prolungato (e peggio se senza neanche controllo reale).

In definitiva in democrazia “diretta” i cittadini possono benissimo delegare (in forma sempre revocabile in qualsiasi momento) per tutti gli aspetti che non interessano o per i quali non si ha tempo, o si è impossibilitati a partecipare direttamente.

Pino Strano, settembre 2007

 Posted by at 01:42

  14 Responses to “Delega e dd. Cosa significa l’aggettivo “diretta”?”

  1. Caro Pino,
    Credo tu faccia un po di confusione.
    Tu hai ragione quando dici che “non si può fare a meno dei rappresentanti”, ma la questione è:
    “Abbiamo bisogno dei partiti per scegliere i rappresentanti ???”
    “Per portare i rappresentanti all’interno delle Istituzioni dello Stato, Governo , Parlamento, Consigli Regionali, Consigli Comunali,…dobbiamo “per forza delegare questa operazione ai partiti??” o “possiamo farlo direttamente a partire dalle nostre Comunità Locali e via via fino al Presidente della Repubblica senza l’ingerenza dei partiti???”
    Ti rimando a rileggere (fino in fondo)il seguente post:

    http://www.democraticidiretti.org/forum/viewtopic.php?t=546

    Quì troverai ogni risposta (so che lo hai già letto, ma ho apportato delle modifiche per migliorare la esposizione, e comunque tu l’avevi letto in una versione (originale) incompleta e non così dettagliata)

  2. ma perchè pensi che io pensi che abbiamo bisogno di partiti?
    Non credo affatto che ce ne sia necessità obbligata!
    Io semplicemente non escludo la possibilità di forme organizzate di attività politica.
    E non mi piace semplificare le cose, come si fa quando si dice: “la colpa è dei partiti, i partiti vanno aboliti”.
    La colpa non è dei partiti, ma del processo di accentramento del potere che ATTUALMENTE viene perfettamente praticato dentro i partiti.
    Ma se si aboliscono i partiti e non si combatte il processo di accentramento del potere (qualunque nome e forma prenda) non si risolve nulla.
    Capisco l’enfasi e la rabbia contro i partiti. E assolutamente vero che essi sono lo strumento attraverso cui “attualmente” il potere viene conculcato. Ma la risposta non è certo la semplicistica “abolizione die partiti”.
    In altre parole, i partiti attuali li brucerei tutti, ma pure potrebbero anche esistere partiti il cui scopo potrebbe essere invece è la distribuzione del potere.

  3. A mio parere la discussione si presenta interessante ma……..vana . Perchè dico questo ? Lo dico perche’ anche se i contendenti si accordassero su una tesi condivisibile per entrambi e quindi si dessero da fare per promuoverla ed applicarla ed infine riuscissero a convincere della giustezza della loro tesi la maggior parte degli italiani , SI ACCORGEREBBERO che avrebbero POTERE = ZERO per cambiare le cose e le situazioni . Si accorgerebbero che in Italia vi è un SOLO POTERE ASSOLUTO privo di qualsiani bilanciamento che imperia in qualsiasi settore/questione : la MAGISTRATURA ! Claudio , in Viterbo

  4. @claudio
    Di quali “contendenti” stai parlando?
    Che c’entra col mio articolo?
    La tua affermazione sulla magistratura è fuori luogo (sia a imperia che a roma :-)). Può magari essere vero che il potere giudiziario sia carente di meccanismi di controllo esterni a sè stesso. Tuttavia le leggi e lo stesso ordinamento giudiziario, possono essere modificati. E questa facoltà non è del potere giudiziario, ma di quello legislativo.
    Certo che se uno vuole cambiare l’assetto del potere giudiziario (quindi probabilmente modificando l’assetto della costituzione) non può pretendere di farlo con leggi ordinarie. Pena il loro giusto rifiuto da parte della Consulta. Ma, appunto, va fatto con leggi costituzionali. Attualmente queste prevedono una maggioranza dei due terzi del parlamento, oppure (e meno male) l’approvazione anche con referendum popolare.
    Meglio sarebbe se questo tipo di leggi prevedessero SEMPRE un referendum popoplare, indipendentemente dalla maggioranza raggiunta in parlamento.
    Resta il fatto che il potere legislativo NON appartiene alla “magistratura”.

  5. Caro Pino , era notte e probabilmete eri stanco . Il mio brevissimo scritto voleva semplicemente affermare che la discussione , a mio parere, era vana . Infatti dicevo che qualunque soluzioni trovi affermazione ( democrazia diretta – democrazia rappresentativa ) la stessa NON troverà MAI appicazione sostanziale essendo il POTERE VERO ( cioè assoluto ) in mano alla “casta giudiziaria ” che fa e disfa a suo insindacabile giudizio quanto è disposto dalle leggi del parlamento (In sostanza il potere legislativo è un POTERE VUOTO ). In quanto al referendum “popoplare” ( faccina ! ) sai gia quanto valgono ( vds finanziamento dei partiti & responsabilità civile dei magistrati ) . Per migliorare lo strumento ci vorrebbe il “referendum propositivo ” Cordialmente , Claudio in Viterbo

  6. Cercare di correggere un sistema di delega che ha ormai totalmente dimostrato la propria inefficacia, penso sia una lotta priva di speranza.
    L’alternativa è ribaltare il sistema di delega stesso: non si deve più scegliere chi ci rappresenta all’interno di un governo, ma scegliere a quale governo appartenere.
    Non viviamo più nel periodo di affermazione degli stati nazionali, quelli cioè connotati da lingua e tradizioni comuni: oggi il mondo è globale e ci si associa secondo parametri nuovi e non vincolati alla spazialità, ai confini geografici.
    Nan parlo di fantascienza: i Templari rappresentavano proprio questo (e per questo sono stati disrtutti): una “rete nazionale transnazionale”, un potere indipendente sovrapposto ai poteri dei vari regni e della chiesa.
    Se poi viene da pensare che oggi è inattuabile, basta documentarsi sullo SMOM o sul sistema di leggi che sovrappongono i poteri di S.Marino e dell’Italia.

  7. […] La democrazia ‘diretta’, diversamente da quella ‘rappresentativa’, consiste nella possibilità per il ‘popolo’ di autogovernarsi, appunto, direttamente, senza intermediazioni che distorcano la sua volontà. (o meglio: usando intermediazioni che certamente non distorcano la sua volontà. Vedi a proposito il mio post sul significato di delega e l’aggettivo “diretta”)(1) […]

  8. […] (regolamentari e tecnici) disponibili e dalla efficienza degli stessi. Occorre comprendere che democrazia “diretta” non vuol dire che tutti fanno tutto. Questa è una banalizzazione svalorizzante, ignorante e ipocrita. Il punto è il CONTROLLO sulla […]

  9. Abbiamo, se non la migliore, certamente una delle migliori Costituzioni , sia nella parte dei principi fondamentali dei diritti e dei doveri, che nella parte ordinamentale in cui si delinea e si regolamentala la struttura dell’apparato politico istituzionale dello Stato con la divisione dei “tre” poteri e con una serie di norme e ordinamenti aventi la funzione di tutelare e salvaguardare la “democrazia” ed il diritto di esercizio della sovranità del popolo che si deve esprimere attraverso i suoi portavoce “eletti” (non nominati) a presiedere nelle sedi istituzionali, le norme dettate dalla Costituzione sono concepite per dar luogo ad una “democrazia reale” compiuta.
    Penso pero e credo siamo tutti d’accordo che non dipende solo dalla Costituzione, bensì anche da “chi gestisce” le sue norme, da chi opera nelle istituzioni e da chi amministra i beni comuni che secondo la Costituzione sono funzioni pertinenti al “popolo sovrano”,   penso altresì e credo siamo anche tutti d’accordo nel ritenere ed affermare che allo stato attuale l’esercizio della sovranità  e quindi la gestione di tutte le funzioni politiche, il popolo l’ha delegata ai “partiti” anziché esercitarla e gestirla in proprio.

    Domanda:
    Perché ci ostiniamo a delegare ai partiti la scelta degli esponenti al Parlamento e al Governo se nella Costituzione non si da ai partiti alcun ruolo ed alcuna funzione nell’apparato istituzionale dello Stato ???
    In Italia abbiamo “20 regioni” definite anche “circoscrizioni regionali “ ebbene perché non attuiamo la Costituzione pretendendo un “Parlamento di Regioni” e non di partiti ??

    Premetto che per “Parlamento di Regioni” intendo l’istituzione parlamentare composta da cittadini eletti ciascuno dalla collettività regionale nella propria regione di residenza, su criteri di competenza e non per la appartenenza ideologica partitica, religiosa o per la origine etnica del candidato bensì sulla base dei programmi, delle idee e della integrità morale delle persone ed a ciascuna regione sia assegnato un numero di seggi proporzionale al numero degli abitanti.
    Ne conseguirebbe che lo stesso criterio venga adoperato anche per la composizione dei consigli e giunte regionali e per la composizione dei consigli e giunte comunali , ovvero dovranno essere i cittadini dei comuni (accorpando i comuni più piccoli) ad eleggere tra i candidati ivi residenti, coloro che andranno a comporre il consiglio e giunta regionale e dovranno essere i cittadini delle “comunità locali” (dette anche “circoscrizioni locali” corrispondenti per la maggiore a quelle parti territoriali detti quartieri, rioni, contrade, borghi che compongono un comune ) ad eleggere tra i candidati ivi residenti, coloro che andranno a comporre il consiglio e la giunta comunale.
    In ambedue i casi, come per il Parlamento, il numero dei seggi ai collegi istituzionali sia proporzionale al numero di abitanti della circoscrizione a cui il collegio fa riferimento (circoscrizioni comunali per la sede regionale e circoscrizioni locali per la sede comunale)..

    Secondo me con questo sistema si porterebbe a compimento la “democrazia” in armonia con la Costituzione e sopratutto sarebbe più compatibile per la introdurre quelle norme “complementari” di cui oggi abbiamo bisogno che sono il  “referendum senza quorum”, i “referendum propositivi” e la “revoca di mandato” dei politici di ogni “livello istituzionale” che si dimostrano inaffidabili, che abbiano commesso violazioni per abuso di potere o per inadempienze di funzioni che determinano dei danni alla collettività o per inefficienza di ruolo o ….

    Fino ad ora nessuno è stato in grado di spiegarmi praticamente e concretamente (senza cadere nella retorica ideologica) le “funzioni dei partiti” che non possano essere svolte ed espletate dalle “circoscrizioni”, evidente con una opportuna riorganizzazione del sistema preventivamente progettata e preparata da una raccolta maggioritaria di consenso mediante una campagna di informazione simile a quella che voi state già facendo per divulgare , dare vitalità e vigore ad una  “coscienza di democrazia”,  internet ed i social network hanno aperto la strada a tutte le possibilità anche e sopratutto a fare a meno dei partiti e quando dico “fare a meno dei partiti” non intendo abolirli o eliminarli perché sono e rappresentano una espressione del libero pensiero e della libertà di associazione, ma intendo e sostengo il loro “allontanamento” dalle Istituzioni togliendo a loro il mandato di “delega”, riappropriarci della sovranità a loro delegata e gestire la politica in proprio, senza intermediari., i rappresentanti politici devono rispondere ai loro cittadini in forma “diretta” e non “in dipendenza ai partiti”.

    marco turco
    http://marcoturco.jimdo.com/

    PS Questo sopra è il mio sito dove sono riportati alcuni articoli di riflessioni e proponimenti intorno all’argomento su introdotto.

  10. :-))))
    … effettivamente

  11. Mi spiace, ma il concetto di Democrazia Diretta significa proprio senza mediazione.
    Se ciascuno è libero di inventarsi la definizione che più gli piace torniamo alla torre di Babele pur parlando tutti la stessa lingua.
    Ne fanno fede gli universalmente riconosciuti “strumenti di democrazia diretta” che sono le varie forme di referendum.

    Quella descritta è la Democrazia Rappresentativa perfetta, in cui chi mi rappresenta non altera la mia volontà ma la esegue.

    Non esiste nessuna nazione che applichi la DD, ma solo democrazia mista (ad es. la Svizzera).

    La DD con possibilità di delega si chiama Democrazia Liquida, non DD moderna.

  12. con la democrazia liquida, se l’ho capita, non puoi sempre essere certo che la tua volontà sia rispettata.
    Quanto al termine moderno, lo puoi anche eliminare, Si riferisce a nozione, non a DD. Ma non è rilevante, la si chiami come si desidera.
    Detto senza polemica… ma quale è la definizione di democrazia diretta cui mi dovrei affidare, evitando così di “inventarmi” la mia?

  13. Anch’io, senza polemica, soprattutto perché i concetti espressi nell’articolo mi sono piaciuti.
    Sottolineo anche che all’interno del mio nanopartito ho avuto discussioni sul significato del termine “democrazia partecipativa”.
    Oggi esiste ahimé un riferimento, secondo molti, me incluso, scarsissimo: wikipedia (ad esempio cosa orrenda, fa coincidere democrazia partecipativa con democrazia diretta). Però purtroppo il riferimento è quello, (ho cercato nel dizionario enciclopedico Treccani,ma non ho trovato una definizione).

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