Cos’è e perché vogliamo la democrazia diretta

 

Cos’è e perché vogliamo la democrazia diretta(*)



Premessa

Lo scopo di questo scritto non e’ fornire un trattato di teoria politica.
Generazioni di studiosi hanno scritto su questi temi, forse, milioni di pagine.
Il nostro scopo e’ presentare le ragioni delle nostre scelte. Gli aspetti ‘teorici’, servono esclusivamente a dare un quadro di riferimento generale e non hanno nessuna ‘pretesa’ di essere completi, ma crediamo essi siano comunque corretti.
Leggetelo quindi come un discorso senza troppe pretese, ma e’ un buon discorso. Abbiamo cercato di non usare un linguaggio troppo complesso, rinunciando all’eleganza formale o teorica, senza tuttavia semplificare troppo.

Qualcuno dira’, forse, che e’ un discorso un po’ rozzo; qualcun altro che e’ sempre troppo complicato… e’ il destino di tutte le mediazioni non contentare tutti. Vi chiediamo di non farvi un opinione subito, ma di farvi prima un idea dell’insieme.

Troverete infatti diverse idee nuove che necessitano di essere ‘digerite’ e approfondite, cosi’ come pure diverse idee antiche, ritenute pero’ utopistiche, la cui realizzazione viene trattata nel corso dell’intera presentazione.<(p>

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Prima di tutto: Perche’ essere democratici?

Obiettivamente non crediamo si possa dimostrare la validita’ in assoluto della democrazia su altri sistemi di governo.

Tuttavia la sensazione di avere ottime ragioni per preferirla ad altri metodi di organizzazione della specie umana, rimane forte. Molto forte.

D’altra parte questo sistema sembra avere piu’ successo dei sistemi totalitari.

Quali sono le sorgenti da cui scaturisce il bisogno della democrazia? Noi pensiamo siano l’amore e la ragione insieme.

Dall’Amore…

Intendiamoci. Per realizzare una qualche forma di democrazia basterebbe anche, piu’ limitatamente o in tono minore, la fiducia, il rispetto. Per lo meno una posizione di uguaglianza, di pari dignita’, peso (per lo meno) rispetto al potere di decidere le cose comuni o pubbliche.

Dalla Ragione…

Perche’ quando non si pratica il concetto di democrazia si e’ destinati ad attardarsi ed a restare, prima o poi, schiacciati dalla vitalita’ di altri. Quando si ha a che fare con societa’ molto articolate occorre tenere presente interessi molto articolati. Se si volesse controllare autoritariamente una tale societa’ inevitabilmente se ne sacrificherebbero le capacita’ innovative e cio’ la destinerebbe a perire.

In generale una societa’, in cui esitono “diritto”, “giustizia”, “equita’”, probabilmente migliora una serie di fattori importanti per una societa’ complessa: fattori come la comunicazione, la coordinazione, la distribuzione e di conseguenza l’efficienza, la sicurezza, la ricchezza.

Che sia chiaro. Il nostro obiettivo non e’ l’appiattimento verso il basso. Non e’ tanto una ricerca dell'”uguaglianza”, ma piuttosto la ricerca dei modi per esaltare il valore dell’individuo insieme al riconoscimento del valore e dell’importanza della “solidarieta’”.

La “diversita’” nella solidarieta’ e’ un bene che non va disperso. L’abilita’ relativa di ciascun essere umano, entro un quadro di solidarieta’, andrebbe sempre sostenuta. Anche attraverso il meccanismo di libero mercato, e con un meccanismo pubblico che garantisca almeno una dignitosa sopravvivenza.

E’ proprio dall’esaltazione del ruolo di ciascun individuo, della sua unicita’, e dalla pari dignita’, dal pari diritto ad esistere e determinarsi che deriva la necessita’ della democrazia come forma della gestione delle attivita’ di interesse generale.

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Democrazia e democrazia rappresentativa

Tutti sanno che democrazia significa ‘governo del popolo’. Semplice no? Ma in realta’ la democrazia che si e’ vista e che si vede praticata sulla faccia della terra e’ piuttosto lontana da questo semplice concetto.

Infatti molti limiti sono stati posti, e ancora sono posti, ad entrambi i termini ‘governo’ e ‘popolo’.

Il ‘popolo’, che dovrebbe avere il ‘governo’, non e’ mai stato la totalita’ dei cittadini di uno stato. Storicamente e’ sempre stato una parte selezionata dei cittadini.
Gli Ateniesi, che hanno ‘inventato’ questo metodo, intendevano con la parola ‘popolo’ solo una piccola parte degli abitanti del territorio ateniese, escludendo tra gli altri gli schiavi e le donne.

Le democrazie moderne, nate dopo la rivoluzione francese, hanno escluso inizialmente tutta una serie di categorie: quelli che non possedevano terra o beni a sufficienza, quelli al di sotto di un certo reddito o che non pagavano tasse, gli schiavi, i residenti da meno di un certo periodo di tempo, gli uomini di un certo colore, le donne, quelli al di sotto di una certa eta’, e cosi’ via.

Questi limiti sono stati lentamente superati o ridotti e oggi, quando si parla di sistemi democratici, sappiamo che i limiti della parola ‘popolo’ sono in genere ridotti al possesso della cittadinanza, e dal superamento della maggiore eta’.
Cosi’, dal punto di vista della parola ‘popolo’, la situazione e’ quasi soddisfacente.

Molto peggiore e’, invece, la situazione riguardo i limiti alla parola ‘governo’.

Infatti fin dalla nascita delle democrazie moderne, il ‘governo’ non e’ mai stato del ‘popolo’, ma il ‘popolo’ si limitava, e ancora si limita, a scegliere, con le elezioni, alcuni dei suoi membri cui delega il potere di proporre, decidere, eseguire e controllare.
Cosi’ il ‘governo’ non e’ piu’ del ‘popolo’, ma dei suoi rappresentanti.

Il ‘popolo’ si limita ad eleggere, deputati, senatori, governatori, presidenti ecc. ed essi soli hanno il potere di governare. Essi sono i ‘governanti’.

Inoltre la delega viene data per un periodo di tempo fissato, piu’ o meno lungo, durante il quale il ‘popolo’ non puo’ cambiare i propri governanti, nemmeno se questi non piacciono piu’ a nessuno, o se non hanno piu’ la fiducia di nessuno!

Cambiare i governanti prima della fine del mandato e’ piuttosto raro, ma soprattutto, non dipende piu’ dalla volonta’ del ‘popolo’.
Per poterlo fare, bisogna aspettare le nuove elezioni.

Questa, e’ la democrazia ‘rappresentativa’.

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Che cos’e’ la democrazia diretta?

La democrazia diretta tende a ridurre al minimo le restrizioni poste dalla democrazia rappresentativa alla parola ‘popolo’ e, ancor piu’, alla parola ‘governo’.

La democrazia ‘diretta’, diversamente da quella ‘rappresentativa’, consiste nella possibilita’ per il ‘popolo’ di autogovernarsi, appunto, direttamente, senza intermediazioni che distorcano la sua volontà. (o meglio: usando intermediazioni che certamente non distorcano la sua volontà. Vedi a proposito il mio post sul significato di delega e l’aggettivo “diretta”)(1)

Questo significa che:

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha il diritto di contribuire direttamente col proprio voto alle decisioni generali ed alle leggi, senza delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta, ogni membro del ‘popolo’ ha il diritto di proporre direttamente le leggi da decidere, senza delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ognuno ha diritto di autocandidarsi per eseguire e mettere in atto le decisioni prese, senza limitare questo potere a pochi eletti.

-In una democrazia diretta, ogni membro del ‘popolo’ ha il diritto di controllare direttamente che le decisioni prese vengano eseguite correttamente, senza delegare altri a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha il diritto di esprimere direttamente le proprie opinioni e pensieri, senza essere obbligato a delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha comunque il diritto di delegare parte o tutto il proprio potere ad uno o piu’ altri membri che lo rappresentino.

La delega oltre ad avere un limite di tempo, e’ sempre revocabile in qualsiasi momento, ed il controllo e’ cosi’ sempre nelle mani del ‘popolo’.

-Infine i membri del ‘popolo’ dovrebbero essere costituiti da tutti coloro che semplicemente siano capaci di praticare i diritti della democrazia diretta.

Questa e’, per noi, la democrazia diretta, ma potremmo dire che questa e’ semplicemente la democrazia vera.

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Perche’ la democrazia si e’ realizzata finora solo come democrazia rappresentativa?

Quando si parla di democrazia nei gruppi e nelle organizzazioni sociali (club, associazioni, partiti, stati…) e’ quasi ovvio che si intenda la democrazia ‘rappresentativa’. Ma perche’ e’ ovvio? Perche’ deve essere cosi’?

Non e’ possibile, invece, pensare ad organizzazioni sociali governate con la democrazia diretta? Non e’ possibile pensare a partiti, citta’, regioni, stati… governati con la democrazia diretta?
Noi pensiamo di si. Vogliamo dimostarlo con l’esistenza stessa della nostra associazione.

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Ci sono state delle buone ragioni pratiche perche’ la democrazia sia stata finora realizzata solo nella forma ‘rappresentativa’.

Un elemento centrale della democrazia e’ la partecipazione. Partecipare e’ far giungere agli altri membri del ‘popolo’ il nostro pensiero, le nostre proposte, la nostra volonta’ decisionale con il voto.

Partecipare e’ ricevere i pensieri, le proposte, le volonta’ decisionali degli altri.

Partecipare e’ mettere in atto le decisioni ed e’ controllare gli atti che vengono eseguiti dai delegati per conto del ‘popolo’.

Queste operazioni hanno una natura comune, che in definitiva si riduce alla trasmissione e ricezione di informazioni. La partecipazione e’ un tipo particolare di informazione.

Cosi’ la partecipazione ha subito tutte le restrizioni e i condizionamenti imposti dalle capacita’ di trattamento dell’informazione propri del livello di sviluppo di una determinata societa’.

Il primo media di trasmissione e ricezione dell’informazione e’ stato ed e’ il corpo.

Con questo media la partecipazione puo’ avere luogo solo con la presenza fisica del singolo membro del ‘popolo’. Questo impone pesanti restrizioni al numero dei partecipanti, con la evidente necessita’ di creare un meccanismo di rappresentazione della collettivita’ quando il numero dei membri cresce oltre un certo livello.

L’assemblea o il parlamento non possono essere costituiti da un numero qualsivoglia grande di partecipanti fisicamente presenti, poiche’ diventa ovviamente impossibile o estremamente lenta la trasmissione o ricezione della partecipazione: sentire o farsi sentire, votare e contare i voti ecc..

Inoltre la presenza fisica impone il trasferimento al luogo dell’assemblea e questo richiede ulteriori risorse e dispendio di tempo da togliere alle attivita’ della vita quotidiana. Oltre un certo numero di membri, un sistema, che prevedesse la democrazia diretta con la sola partecipazione ‘fisica’, sarebbe irrealizzabile o altamente inefficiente. Non resta quindi altro che delegare ad alcuni il diritto di molti.

Ma con la nascita di nuovi strumenti per la comunicazione la democrazia avrebbe potuto e potrebbe svilupparsi molto di piu’ di quello che e’ avvenuto.

Con l’avvento dei computers e della telematica la situazione potrebbe radicalmente cambiare. Oggi e’ possibile pensare alla partecipazione (con il voto, con interventi, con proposte, con richieste di controllo di attivita’ e bilanci…), di milioni di persone a tutte le attivita’ di un ipotetico parlamento telematico. Comodamente, da casa propria. O da appositi siti pubblici rapidamente organizzabili e a costi bassi. Attualmente riteniamo che questi costi sarebbero paragonabili a quelli necessari per una singola elezione con gli attuali metodi!

Ma a pensarci bene, altri strumenti per la comunicazione erano gia’ da tempo disponibili, prima della telematica. Questi strumenti avrebbero potuto consentire un allargamento della partecipazione, ma raramente sono stati utilizzati, e ancora non lo sono.

Pensiamo anche solo alla posta. Ancora in Italia non e’ possibile far votare per posta i cittadini italiani residenti all’estero, e li si costringe a lunghi e faticosi trasferimenti.

Pensiamo alla radio ed alla televisione, quasi mai utilizzati per consentire, ai cittadini che lo volessero, almeno di seguire in diretta i normali lavori del parlamento o delle commissioni.

Allora, perche’ pur essendo tecnicamente superabili i limiti imposti dalla partecipazione con la ‘presenza fisica’, quasi mai si e’ almeno tentato di superare o ridurre la necessita’ della delega?

E questo e’ avvenuto non solo a livello del ‘governo’ delle nazioni, ma anche a livello del ‘governo’ di altre organizzazioni sociali; anche di quelle che dichiaravano di essere democratiche o campioni e difensori della democrazia (sindacati, partiti, associazioni, club…). L’unica democrazia praticata era ancora e sempre quella rappresentativa.

Perche’?
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Ci sono state, e ci sono, delle cattive ragioni ‘politiche’ perche’ la democrazia sia stata finora realizzata solo nella forma ‘rappresentativa’
La democrazia rappresentativa consente di fatto a pochi la gestione del potere che e’ del ‘popolo’.
L’impossibilita’ di revocare il loro incarico nel corso del mandato completa l’espropriazione.
Il potere del ‘popolo’, delegato con le elezioni ai rappresentanti, diventa il potere dei rappresentanti.

Questa situazione favorisce coloro i quali posseggono forti poteri economici e che hanno tutto l’interesse ad assumere anche potere politico.
Investendo denaro e sostenendo i propri candidati con mezzi potenti si assicurano una parte del controllo della societa’ e dell’economia, da gestire in funzione dei propri interessi. Certo da questi non ci si puo’ attendere una spinta alla partecipazione, ma proprio il contrario.

Ma anche coloro i quali arrivano ad essere ‘rappresentanti’ del ‘popolo’, sostenuti dall’interesse di un grande numero di cittadini democratici, quando arrivano a occupare i ‘posti di comando’, non hanno nessun interesse a costruire qualcosa che diminuisca il loro potere personale; anche perche’ e’ possibile utilizzare il potere politico, per acquisire potere economico.

Nella migliore delle ipotesi, se i ‘rappresentanti’ non fanno proprio in maniera sporca solo i propri interessi personali, o del gruppo che rappresentano, fanno comunque di tutto per essere rieletti e conservare e concentrare nelle loro mani il potere.

La stesa cosa vale per i partiti, e per le altre organizzazioni democratiche, nel loro ‘governo’ interno. Anche li’, si riproducono gli stessi meccanismi. La necessita’ della delega viene sfruttata per accentrare il potere in poche mani.

Potremmo aspettarci da questi ‘rappresentanti’, o da coloro che lottano per diventarlo, che si impegnino perche’ il loro potere venga diminuito?

Evidentemente no.

Raramente, questo stato di cose e’ stato criticato, e le rare proposte di democrazia diretta sono state liquidate, da destra, da sinistra e da centro, con argomenti che in realta’ mascherano il desiderio di potere o la paura di perderlo.

In Sicilia c’e’ un detto popolare che dice: ‘cumannari e’ megghiu i futtiri’, cioe’: ‘comandare e’ meglio di scopare’.

Noi rispondiamo a queste false motivazioni, nel capitolo dedicato alle obiezioni e domande sulla democrazia diretta. Se voi avete delle perplessita’ sulla democrazia diretta leggetelo.

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Ci sono state, e ci sono, delle ragioni psicologiche perche’ la democrazia sia stata finora realizzata solo nella forma ‘rappresentativa’.

Accanto alle ragioni che spingono gli uomini ad accumulare potere economico e politico, ci sono anche delle ragioni psicologiche che spingono gli uomini invece a cedere il proprio potere e a rinunciare ai propri diritti.

C’e’ in molti uomini un desiderio di affidamento, di delega delle proprie responsabilita’, un desiderio di padre-guida a cui affidare la propria vita liberandosi dal peso di gestire tutte le difficolta’ che incontriamo.

Molti uomini pensano di essere troppo deboli o incapaci per poter decidere cosa e’ meglio o peggio per loro.

Molti uomini preferiscono che le decisioni dure da accettare vengano prese da altri e magari imposte loro con la forza.

A molti uomini piace pensare che qualche ‘profeta’ o ‘duce’ o ‘padre della patria’ possa magicamente affrontare e risolvere i loro problemi.

Cosi’, liberandosi dalle responsabilita’, oltre a sentirsi illusoriamente piu’ tranquilli, perche’ qualcuno pensa a loro, nel caso siano gestite proprio male, potranno magari anche prendersela poi proprio con quelli stessi cui le hanno affidate, sentendosi liberi da colpe.

Qualche volta gli uomini, anche i piu’ responsabili, hanno bisogno di qualche altro uomo che diventi la bandiera, il simbolo delle loro convinzioni.

Noi non pensiamo che queste ragioni psicologiche siano eliminabili per decreto o con qualche legge o modifica costituzionale, ma crediamo fortemente che occorra opporsi a queste tendenze quando esistono. Crediamo che vadano create le condizioni per la ‘crescita’ di questi uomini.

E soprattutto combatteremo ferocemente quelli che cercano di approfittare speculando su queste tendenze, e tradiscono poi la fiducia di coloro ai quali l’hanno chiesta.

Vogliamo proporre un nuovo modo di autogovernarsi, che limiti al minimo i possibili danni originati dal bisogno o dalla necessita’ di affidarsi a qualcun altro.

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Perche’ abbiamo fondato la DD?

Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito alla degenerazione del sistema parlamentare rappresentativo.

Uomini che per anni erano riusciti a mantenere la qualifica di ‘rappresentanti’ del popolo usando lo stesso potere che gli era stato dato con le elezioni, erano diventati addirittura spudorati nell’uso di quel potere a fini del tutto personale o del loro gruppo di amici e compagni di partito.

Il potere dei politici sulla cosa pubblica era diventato tale che non era possibile fare quasi piu’ nulla senza un appoggio politico. Quasi tutti i concorsi pubblici, le gare di appalto, le aste, erano truccati. Quelli che non si potevano controllare erano spesso bloccati. Cosi’ grandi quantita’ di denaro pubblico erano sprecate.

E questa situazione si e’ diffusa piano piano in tutta la cosa pubblica e per tutto il paese. In certi luoghi si e’ arrivati a pagare le tangenti per avere i certificati di residenza!

Ma anche il libero mercato e la libera iniziativa erano schiacciati nelle maglie di un potere invadente, che non consentiva un meccanismo di libera concorrenza, un potere politico che finanziava le iniziative imprenditoriali dei lacche’ e dei parenti, con enormi finanziamenti effettuati col denaro pubblico.

Pur di garantirsi la propria poltrona, indebitavano lo stato oltre ogni misura per coltivare le proprie clientele. Su tutto si pagava una tangente. Circolavano i listini prezzi dei politici.

La legalita’ stessa, in generale, stava diventando una parola vuota. La giustizia era qualcosa da usare contro i deboli o gli avversari. Pezzi dei partiti di governo stringevano alleanze piu’ o meno nascoste con la mafia e la criminalita’ organizzata; gli altri tacevano complici. Grandi uomini politici ed insigni statisti insospettabili, erano in realta’ uomini senza scrupoli assetati di potere.

Gli uomini onesti sono stati emarginati. Molti sono morti lottando contro questo stato di cose.
La parola politica e’ diventata una parola sporca non solo di fango ma anche di sangue.

La democrazia era ridotta ad un fantasma di cui si percepiva l’esistenza solo al momento delle elezioni, in cui i partiti di governo raccoglievano i frutti del clientelismo.

La gente normale, quella che lavora e suda, quella che lotta ogni giorno per tirare avanti e per produrre era sempre piu’ sfiduciata e convinta che non si potesse fare nient’altro che adattarsi.

Questa situazione e’ proseguita fino a che ha raggiunto un livello di degenerazione e di invivibilita’ massimo.

La cattiva gestione delle risorse pubbliche non ha piu’ consentito di continuare a mantenere e foraggiare il consenso.

La mafia ha cominciato a minacciare i grandi gruppi economici, che prima la tolleravano o la utilizzavano, cosi’ come a minacciare lo stesso stato occupato dai partiti.

La concorrenza internazionale e le richieste di risanamento finanziario espresse dall’Europa hanno costretto il paese a guardarsi allo specchio.

Allora il popolo onesto ha cominciato a ribellarsi ed a cercare soluzioni ed uomini nuovi, che sapessero portarli fuori dalla palude, spingendo verso il rinnovamento.

Una ventata di speranza e di desiderio di cambiare ha percorso l’Italia e le domande principali che tutti ci siamo posti sono state: Come cambiare? Che cosa cambiare?

La Democrazia Cristiana, il partito che ha governato la repubblica Italiana da sempre, si e’ dissolta travolta dagli scandali e dalle lotte intestine. Ma sono stati spazzati via anche i partiti che l’hanno sostenuta e che hanno diviso la torta con lei negli ultimi trent’anni: il PSI, il PSDI, il PLI, e il PRI. E i ladri e i criminali si sono nascosti.

Il rinnovamento ha inizialmente trovato il sostegno anche di alcuni grandi gruppi economici che ormai si vedevano minacciati anch’essi dallo strapotere dei partiti e della mafia, e naturalmente, dei gruppi politici dell’opposizione. Un ‘opposizione che stava per correre il rischio di essere anch’essa totalmente coinvolta nel sistema delle tangenti e della spartizione.

Ma era chiaro, e’ chiaro, che occorre cambiare qualcosa del sistema per evitare che si ricrei la stessa situazione di prima.

Qual’era il difetto del sistema?

Alcune ipotesi si sono affermate quasi nella generalita’.

Si e’supposto che fosse il fatto che c’erano troppi partiti, che il sistema proporzionale generasse troppi partiti e li spingesse alla politica della spartizione, e si e’ proposto di introdurre il sistema maggioritario.Si e’ supposto che il sistema delle preferenze spingesse verso la costruzione di clientele e si e’ introdotto il sistema uninominale. E un referendum ha prodotto questi cambiamenti.

Ma questo non ha prodotto piu’ stabilita’, ne’ piu’ efficienza. Allora si dice che e’ colpa delle leggi elettorali che non sono completamente maggioritarie, e altri ancora pensano di introdurre il presidenzialismo ritenendo che questo possa aumentare la stabilita’ e l’efficienza.

Noi crediamo che i cambiamenti introdotti siano sbagliati o inutili, che non tocchino le ragioni vere del disastro e che, anzi, potenzialmente, possano peggiorare la situazione precedente.

Noi riteniamo che la degenerazione del sistema sia stata causata dall’uso personale del potere.

Noi crediamo che questo uso personale venga stimolato con la delega senza possibilita’ di revoca per cinque anni.

Noi crediamo inoltre che la concentrazione del potere peggiori se possibile questa situazione, e che quindi occora piuttosto favorire fortemente il decentramento per consentire maggiore partecipazione e controllo, non solo sull’attivita’ dei delegati ma delle attivita’ in generale delle istituzioni.

Noi crediamo che occorra cambiare profondamente il sistema italiano introducendo la revocabilita’ del mandato elettorale.

Noi crediamo che occorra ridurre al minimo la necessita’ della delega introducendo elementi di democrazia diretta.

Noi crediamo che questo renderebbe minori i rischi della personalizzazione del potere e renderebbe piu’ produttiva ed efficiente l’attivita’ del sistema in generale.

Non avremmo fondato questa associazione se soltanto avessimo visto un minimo di possibilita’ di praticare questi obiettivi in qualcuna delle formazioni politiche oggi esistenti.

E invece la direzione imboccata dalla quasi totalita’ dei partiti va, al contrario, nella direzione opposta, e temiamo e, anzi, gia’ vediamo, che i vecchi problemi non sono e non saranno affatto risolti.

Sappiamo di andare ‘controcorrente’, ma sappiamo anche che siamo nel giusto. I fatti lo dimostrano e lo mostreranno sempre di piu’.

Noi crediamo che il tema della democrazia vera sia il tema centrale che dovranno, prima o poi, affrontare non solo l’Italia, ma anche le altre nazioni del mondo. Queste sembrano apparentemente lontane dai problemi italiani, ma in realta’ sono anch’esse vittime, in maniera piu’ o meno sotterranea, degli stessi problemi.

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Ultimo aggiornamento: 1-03-1998 [ 23:18 ]

(*)Questo testo è stato scritto come presentazione della Associazione Democrazia Diretta. L’associazione fu fondata il 23 febbraio 1995 presso il notaio Di Bartolo in Acireale (CT). Attualmente essa è “congelata”. La sua naturale evoluzione è stata la costruzione della Organizzazione dei “Democratici Diretti”

(1) Nota aggiunta successivamente alla prima stesura.

 Posted by at 19:07

  9 Responses to “Cos’è e perché vogliamo la democrazia diretta”

  1. […] Non c’è alcuno spazio per la democrazia vera. E’ l’ennesima cosmesi di uno strumento che serve solo a rinvigorire la casta. Al più a creare qualche nuovo oligarca. La democrazia è un altra cosa. […]

  2. Ciao Pino non so dove scriverti e allora ti scrivo qui sulla pagina della democrazia diretta, volevo chiederti per quei contatti a Torino o Piemonte per cercare di lavorare insieme per il Coordinamento.

    Ho inserito una pagina sul sito per il Coor.to mettendo anche un link a DD e altri

    se vuoi scrivermi via e-mail

    movpopmondiale ( ) alice.it

    in ogni caso penso ci sentiremo su skype

    buone giornate

    Piero

  3. MASTER and servant
    Piccola Allegoria della nuova tirannide

    Democrazia elettiva
    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e con i mezzi stabiliti dalle famiglie dei padroni.
    Il padrone dice al servo: “ma ti faccio votare, non ti senti sovrano?”
    I padroni di bassa qualità, per restare al potere, usano sgherri e lacchè per tartassare i servi, e utilizzano parte dei soldi estorti ai servi per pagare sgherri e lacchè, ovvero per comprarsi voti. Il resto lo intascano loro.
    Questo permette loro di socializzare i costi del consenso, cioè di far pagare alla maggioranza di oppositori o di disinteressati il costo sia delle rendite distribuite ai clientes sia dei copiosi sussidi che le famiglie al potere ritagliano per se stesse, camuffandoli sotto le più varie forme e con le più varie modalità. Ovviamente, a tal fine, più disinteressati e distratti ci sono fra il popolo, meglio è.
    (“… se metà dei servi si rivoltano, abbiamo abbastanza denaro per assoldare l’altra metà dei servi, e mandarla a sparare addosso ai rivoltosi…”
    oggi non è più necessario sparare ai servi, c’è il lavaggio del cervello, basta mandarli in discoteca o far loro vedere i reality, non si rivolteranno più…)

    Uguaglianza
    Il padrone vuole tutti i servi uguali davanti a lui.
    Non vuole capaci ed efficienti competitor, vuole servi balordi, cannati, da discoteca, da stadio, o, nella migliore delle ipotesi, da offerte dei centri commerciali.

    Accoglienza
    Il padrone sostituisce i servi italiani pretenziosi, organizzati, sindacalizzati, relativamente acculturati, con nuovi servi africani, asiatici, sudamericani, disperati disposti a tutto, a lavorare 18 ore al giorno in uno scantinato, a vivere in venti in una bicocca.
    La nuova forza lavoro per la grande industria assistita succhiasoldipubblici, la nuova manovalanza per la criminalità organizzata, nuovi corpi a disposizione per chi va a p.ttane o a viados.

    Solidarietà
    Sussidi di stato per chi gestisce l’immigrazione dei nuovi servi. Soldi pubblici per chi ci mangia sopra. Elemosine gestite clientelarmente. Soldi di noi contribuenti coi quali i padroni comprano voti e consenso.

    Garantismo
    Il dominante di infima qualità, quello che si impone con la violenza, con la menzogna, col crimine, col furto, con l’inganno, mantiene i governati nelle peggiori condizioni possibili, perché sa che peggiore è la qualità di vita dei governati, tanto meglio è per lui. La sua greppia e il suo scranno sono più sicuri.
    Colpisce i dominati onesti e lavoratori, e favorisce i delinquenti, i puzzoni, gli insolventi, i truffatori. Le organizzazioni criminali, braccio armato dei padroni nei traffici illeciti, non devono essere disturbate.
    Favor rei e favor debitoris.
    E’ garantista chi sulla delinquenza ci mangia sopra.

    Mezzi di distrazione di massa , mezzi di asservimento di massa (balla servo, balla)
    Il padrone guarda il buon servo, tatuato e con piercing, ballare nella discoteca che ha fatto costruire per lui e per gli altri suoi servi , e pensa:
    “BALLA SERVO, BALLA.
    Da quello scemo che sei.
    Picchiati con qualche altro servo, da quel cafone bullo che sei, ma ovviamente a me non mi tocchi neanche con un dito, neppure sai chi sono.
    Vieni nella mia discoteca a cercare sesso o affetto, l’anima gemella o una delle mie puttane pagandola.
    E impasticcati, riempiti della droga e dell’alcool che ti vendo, sfasciati nell’automobilina elettronica che ho fabbricato per te.
    Cos’altro ti meriti, fesso come sei.
    E vivi e lavora per me , pagami tasse e contributi , lascia che ti inflaziono i tuoi risparmi , usa questa moneta di carta straccia da me imposta , pagami il 20% d’IVA su ogni cosa che compri , vieni a leccarmi il sedere se vuoi un posto di lavoro…
    Ma… a tutto questo non devi pensare, né ora né mai, devi rimuoverlo dalla mente, da quella tua mente tanto stupida e indifesa che io controllo così bene. Non pensare, testa vuota, BALLA.
    Ti do panem et circensem.
    Droga, discoteca, calcio, musica, TV spazzatura, notti bianche, concerti in piazza, rave: ho creato tutto questo per te,
    proprio per TE,
    SERVO.
    Figlio di fessi e fesso tu stesso, fesso e servo ti faccio rimanere.
    A te e alla tua famiglia di servi fessi.
    Servi per l’eternità”

    Emancipazione
    Il buon servo deve ballare, ascoltare musica, innamorarsi, fare sesso.
    I padroni fanno i soldi, i servi fanno i figli.
    La moglie, la figlia, la sorella del servo devono essere a disposizione del padrone.
    La famiglia del servo deve essere disunita, disorganizzata, lacerata da liti interne e divorzi, marito contro moglie, figli contro genitori, fratelli l’uno contro l’altro.
    La famiglia del servo deve essere divisa, debole, non competitiva, non pericolosa, disarmata, imbelle.
    Dividi et impera.

    Trasgressione
    Il servo che trasgredisce obbedisce al padrone. E’ funzionale al regime. E’ per lui lecito fare del male a se stesso e agli altri servi. Nessun giudice nominato dai padroni lo punirà.
    Il padrone vuole che il servo balordo trasgredisca le regole del vivere civile tra servi e faccia vivere male se stesso e gli altri servi. Così i servi vivono soffocati nella m.rda, e non pensano a rivoltarsi, a uccidere le famiglie dei padroni.
    Pub, discoteche, piercing, tatuaggi, ultras, droga, alcool: facciamo scannare i servi tra di loro, noi padroni vivremo più tranquilli.
    Dividi et impera, semper.

    Filippo Matteucci – DEMOCRAZIA TURNARIA
    Libertarian Writer & Blogger

    P.S. – spunto di riflessione per qualsiasi buon servo : sai quali famiglie padrone controllano il tuo comune, la tua provincia, la tua regione, la tua vuota esistenza, la tua vuota testa …?
    Nessuna associazione politica, nessun movimento, nessun partito, nessuna cooperativa, nessun sindacato, è veramente democratico se non prevede la possibilità per qualsiasi associato di ricoprire cariche a semplice sua richiesta, a turno, magari tramite un cursus honorum (cioè partendo da incarichi minori e poi salendo a quelli di maggior potere), se non prevede che chi ha già ricoperto cariche non può ricoprirle nuovamente (magari per 10 o 20 anni), ma deve dare la possibilità anche agli altri di svolgere quelle funzioni.
    Le elezioni sono solo una truffa ai danni di chi non ha potere, servono a far eleggere chi vuole il potente, il dominante, il padrone.
    Le elezioni non sono mai libere, sono l’esatto contrario della libertà e della democrazia.
    Destra o sinistra non fanno differenza, entrambe obbediscono sempre a qualche famiglia padrona.
    Se il popolo vuole la democrazia se la deve fare da solo: auto-organizzazione, propaganda, perseveranza.

    ps2: i libertarian anonimi sono inutili per il semplice motivo che in guerra sulle lapidi è necessario incidere nomi.

  4. Scrivi:

    Nessuna associazione politica, nessun movimento, nessun partito, nessuna cooperativa, nessun sindacato, è veramente democratico se non prevede la possibilità per qualsiasi associato di ricoprire cariche a semplice sua richiesta, a turno, magari tramite un cursus honorum (cioè partendo da incarichi minori e poi salendo a quelli di maggior potere), se non prevede che chi ha già ricoperto cariche non può ricoprirle nuovamente (magari per 10 o 20 anni), ma deve dare la possibilità anche agli altri di svolgere quelle funzioni.

    Hai praticamente descritto principi applicati nella associazione Democratici Diretti.

    Le elezioni sono solo una truffa ai danni di chi non ha potere, servono a far eleggere chi vuole il potente, il dominante, il padrone. Le elezioni non sono mai libere, sono l’esatto contrario della libertà e della democrazia. Destra o sinistra non fanno differenza, entrambe obbediscono sempre a qualche famiglia padrona. Se il popolo vuole la democrazia se la deve fare da solo: auto-organizzazione, propaganda, perseveranza

    Direi perfetto.
    Basta capire che non si tratta di abolire le regole democratiche, ma di farne di vere, e di verificarne e pretenderne il rispetto e l’applicazione, dando a tutti una possibilità di costruzione e contribuzione.

  5. Molto interessante il tuo scritto Pino!
    Quello che ho letto sopra, sarà una ulteriore spinta per approfondire la DD, spero però che, essendo io già un po’ “sognatore”, la DD sia poi realizzabile, su questo non saprei dire, essendo molto digiuno in materia.
    Quello che hai scritto e soprattutto quello che immagino, penso possa essere molto vicino ai miei pensieri sulla regolamentazione dei rappresentanti eletti dal Popolo…
    Bisogna però studiare.
    Così farò.

    Ciao e complimenti per la chiara esposizione.

    Mario Teodoro Pizzorno.

  6. Abbiamo, se non la migliore, certamente una delle migliori Costituzioni , sia nella parte dei principi fondamentali dei diritti e dei doveri, che nella parte ordinamentale in cui si delinea e si regolamentala la struttura dell’apparato politico istituzionale dello Stato con la divisione dei “tre” poteri e con una serie di norme e ordinamenti aventi la funzione di tutelare e salvaguardare la “democrazia” ed il diritto di esercizio della sovranità del popolo che si deve esprimere attraverso i suoi portavoce “eletti” (non nominati) a presiedere nelle sedi istituzionali, le norme dettate dalla Costituzione sono concepite per dar luogo ad una “democrazia reale” compiuta.
    Penso pero e credo siamo tutti d’accordo che non dipende solo dalla Costituzione, bensì anche da “chi gestisce” le sue norme, da chi opera nelle istituzioni e da chi amministra i beni comuni che secondo la Costituzione sono funzioni pertinenti al “popolo sovrano”,   penso altresì e credo siamo anche tutti d’accordo nel ritenere ed affermare che allo stato attuale l’esercizio della sovranità  e quindi la gestione di tutte le funzioni politiche, il popolo l’ha delegata ai “partiti” anziché esercitarla e gestirla in proprio.

    Domanda:
    Perché ci ostiniamo a delegare ai partiti la scelta degli esponenti al Parlamento e al Governo se nella Costituzione non si da ai partiti alcun ruolo ed alcuna funzione nell’apparato istituzionale dello Stato ???
    In Italia abbiamo “20 regioni” definite anche “circoscrizioni regionali “ ebbene perché non attuiamo la Costituzione pretendendo un “Parlamento di Regioni” e non di partiti ??

    Premetto che per “Parlamento di Regioni” intendo l’istituzione parlamentare composta da cittadini eletti ciascuno dalla collettività regionale nella propria regione di residenza, su criteri di competenza e non per la appartenenza ideologica partitica, religiosa o per la origine etnica del candidato bensì sulla base dei programmi, delle idee e della integrità morale delle persone ed a ciascuna regione sia assegnato un numero di seggi proporzionale al numero degli abitanti.
    Ne conseguirebbe che lo stesso criterio venga adoperato anche per la composizione dei consigli e giunte regionali e per la composizione dei consigli e giunte comunali , ovvero dovranno essere i cittadini dei comuni (accorpando i comuni più piccoli) ad eleggere tra i candidati ivi residenti, coloro che andranno a comporre il consiglio e giunta regionale e dovranno essere i cittadini delle “comunità locali” (dette anche “circoscrizioni locali” corrispondenti per la maggiore a quelle parti territoriali detti quartieri, rioni, contrade, borghi che compongono un comune ) ad eleggere tra i candidati ivi residenti, coloro che andranno a comporre il consiglio e la giunta comunale.
    In ambedue i casi, come per il Parlamento, il numero dei seggi ai collegi istituzionali sia proporzionale al numero di abitanti della circoscrizione a cui il collegio fa riferimento (circoscrizioni comunali per la sede regionale e circoscrizioni locali per la sede comunale)..

    Secondo me con questo sistema si porterebbe a compimento la “democrazia” in armonia con la Costituzione e sopratutto sarebbe più compatibile per la introdurre quelle norme “complementari” di cui oggi abbiamo bisogno che sono il  “referendum senza quorum”, i “referendum propositivi” e la “revoca di mandato” dei politici di ogni “livello istituzionale” che si dimostrano inaffidabili, che abbiano commesso violazioni per abuso di potere o per inadempienze di funzioni che determinano dei danni alla collettività o per inefficienza di ruolo o ….

    Fino ad ora nessuno è stato in grado di spiegarmi praticamente e concretamente (senza cadere nella retorica ideologica) le “funzioni dei partiti” che non possano essere svolte ed espletate dalle “circoscrizioni”, evidente con una opportuna riorganizzazione del sistema preventivamente progettata e preparata da una raccolta maggioritaria di consenso mediante una campagna di informazione simile a quella che voi state già facendo per divulgare , dare vitalità e vigore ad una  “coscienza di democrazia”,  internet ed i social network hanno aperto la strada a tutte le possibilità anche e sopratutto a fare a meno dei partiti e quando dico “fare a meno dei partiti” non intendo abolirli o eliminarli perché sono e rappresentano una espressione del libero pensiero e della libertà di associazione, ma intendo e sostengo il loro “allontanamento” dalle Istituzioni togliendo a loro il mandato di “delega”, riappropriarci della sovranità a loro delegata e gestire la politica in proprio, senza intermediari., i rappresentanti politici devono rispondere ai loro cittadini in forma “diretta” e non in “dipendenza ai partiti”.

    marco turco
    http://marcoturco.jimdo.com/

    PS Questo sopra è il mio sito dove sono riportati alcuni articoli di riflessioni e proponimenti intorno all’argomento su introdotto.

  7. Il tema mi interessa molto,anche se sono altrettanto ignorante in materia…
    Un dubbio che mi viene,pensando ad una democrazia vera,è questo: i cittadini comuni (che fanno il loro lavoro e hanno una loro vita) sono in grado veramente di prendere decisioni giuste e studiate? Non è meglio che ci pensi qualcuno che è preparato proprio per quel compito?(non è certo semplice gestire uno stato intero) Esempio : per qualche motivo c’è da aumentare alcune tasse…il popolo è difficile che sia d’accordo con una cosa simile…
    Le cose che secondo me si possono fare(almeno in questo momento) sono:
    -dare voce al popolo,per quanto riguarda le leggi…non è giusto che solo alcuni le facciano e le propongano,ci vorrebbe tutto un sistema che permetta a qualsiasi cittadino di fare le sue proposte,indipendentemente dal suo status sociale. Una cosa del genere lo si fa nella scienza,ci sono alcune asociazioni che raccolgono i progetti delle persone,in cerca di qualche idea interessante. Perchè un cittadino non può esprimersi anche in fatto di legge?
    -aumentare il ruolo del popolo nelle varie decisioni,facendo più votazioni (anche qui però mi sorge un’altra domanda…in una democrazia diretta non si finisce per essere sempre al voto? Questo non potrebbe pesare sui cittadini,che chiaramente non possono occuparsi tutto il giorno di politica?)
    -incentivare le persone ad interessarsi di politica,magari insegnare nelle scuole qualcosina di più,sullla forma di governo che c’è in Italia le varie istituzioni,le varie correnti di pensiero(rimanendo chiaramente sempre neutrali) …ma non solo in 5 superiore con storia(non tutti poi ci arrivano e non tutti studiano realmente) ,ma proprio una materia in più,una sorta di “educazione civica” …sarebbe più utile di molte altre cose…gente che esce dalle scuole e non sa neanche cose semplici come andare in banca o in posta a sbrigare qualche faccenda

    Magari ho detto una marea di cavolate..ne aggiungo un’altra eheh : c’è mai stata nella storia una democrazia diretta o almeno un tentativo? Mi pare di ricordarmene,di aver letto qualcosa del genere,un tentativo che però era fallito…

  8. @ Harry Per adesso ti rispondo velocemente solo per chiederti scusa del ritardo con cui ho approvato il tuo commento… E’ un periodo che non ho molta volgia di stare attaccato al pc e quindi ho visto solo ora (!) che c’era il tuo commento da approvare.

  9. Noi ci stiamo provando nella nostra città con un’iniziativa deliberativa, entro un paio di settimane protocolliamo. Come ci insegna la storia, si parte dal locale.

    piudemocraziajesolo

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