Set 022000
 

Da un po’ di tempo mi frullano in testa un paio di questioni che mi piacerebbe chiarire.

Molte volte Antonio ci ha ricordato i cardini del suo approccio e della sua visione delle cose.

Mi piacciono moltissimo le cose che dice in generale sulla comunicazione, sulla necessita’ della crescita personale, sull’attenzione agli aspetti top-down contrapposti a quelli bottom-up, ma, ci sono alcune cose che continuo a non condividere o forse piu’ semplicemente a non comprendere (?).

Per esempio una di queste riguarda il rapporto tra popolo-individuo e approccio top-down e bottom-up. Ogni volta che noi discutiamo di proposte per il cambiamento del sistema istituzionale, Antonio ci ricorda che questo e’ un approccio top-down e che a lui non interessa (o relativamente) e che invece interessa il livello bottom-Up. Antonio piu’ o meno dice: quando il popolo chiedera’il cambiamento (aspetto bottom-up) solo allora avremo il cambiamento. Posso essere d’accordo che il cambiamento lo avremo quando la maggioranza ne avra’ maturato la necessita’ e lo richiedera’.

Ma cos’e’ il popolo se non un insieme di individui? E come tale io, noi, non siamo membri del popolo? Insomma in quanto membro del popolo io mi sento il diritto di chiedere tutti i cambiamenti che desidero e considerare questa operazione bottom-up ne’ piu’ ne’ meno come Antonio considerebbe una analoga richiesta fatta da qualsiasi individuo appartenente al popolo. Se non e’ cosi’, vorrei capire perche’ no. Ammesso anche che la maggioranza del popolo richiedesse i cambiamenti DD che desidera, in che modo dovrebbe richiederli? Insomma Antonio dice che se io propongo di raccogliere firme, o fare una petizione, o uno sciopero, o altre tipiche forme di lotta politica democratica in favore di un sistema DD queste sarebbero iniziative top-down.

Antonio dice che, per non peccare di top-downismo e’ invece il popolo che deve fare queste richieste. Bene (fermo restando che, come dicevo mi sento un membro del popolo con tutto il diritto di fare anch’io tutte le richieste che mi piace) come diavolo dovrebbe esprimere queste richieste il popolo (o meglio i singoli individui che compongono il popolo) senza peccare di top-downinsmo esso stesso?

Insomma io ho capito (spero) che “nella comunicazione” chiunque puo’assumere una posizione top (dare risposte a chi te le chiede o fare proposte) o down (fai domande o richiedi qualcosa). Ma penso che le proposte politiche, pur collocandosi dal punto di vista della comunicazione forse sempre top-down, non sono tutte top-down allo stesso modo. Insomma mi sento insoddisfatto a caratterizzare allo stesso modo le proposte di chi mira a sottrarre potere ai cittadini e di chi mira a dare loro (noi) la possibilita’ di riprenderselo. Non mi convince l’idea che proporre un colpo di stato (magari violento) sia come proporre un cambiamento costituzionale democratico per via elettiva, sia pure solo da un punto di vista teorico astratto. Ci deve essere qualcosa altro di caratteristico e di importante, pure da un punto di vista astratto e teorico, che distingue le due proposte.

Cosi’ anch’io ho fatto un disegnino. Devo pensarci un po’ meglio, ma intanto ve lo mando cosi’ con le riflessioni un po’ buttate li’, perche’domani parto e non posso portarmi appresso il pc. Qua top-down e bottom-up non sono piu’ due versi opposti su un unico asse, ma stanno su assi diversi. Uno e’ l’asse delle istituzioni che va dal cittadino (bottom) alla collettivita’ o se volete alle istituzioni collettive di governo (parlamento, incaricati vari ecc.). L’altro e’ l’asse della comunicazione, la’ dove dovrebbe essere collocata la dimensione domanda(down) -offerta(top).

Cosi’ il vettore AB corrisponderebbe ad una proposta democratica (in questo caso le proposte DD di un movimento organizzato), la quale sull’asse della comunicazione ha una componente top-down, ma sull’asse delle istituzioni ha una componente bottom-up.

Il vettore CD corrisponderebbe invece alla fatidica e auspicata domanda dal basso di modifiche istituzionali dd, quelle fatte dai singoli semplici cittadini.

Il vettore opposto a questo (non indicato in figura), quello che va da Da C, rappresenterebbe una proposta RR o autoritaria, di chi ha gia’ il potere, o lo vuole solo per se’ o gruppo ristretto, la fatidica imposizione di colpo di stato. Essa ha componenti solo down-top e up-bottom.

Infine il vettore che va da B ad A rappresenterebbe un cittadino che richiede dal basso un governo autoritario. Essa ha componenti down-top nella comunicazione (e’ una richiesta, viene dal basso) e vorrebbe istituzioni coercitive Up-Bottom.

Forse si potrebbero cambiare i termini down, top, bottom e up, invertendoli, ma la sostanza del mio discorso credo sia chiara lostesso.

Quindi, per finire, io dove sto? Io credo che quando parlo come singolo cittadino sto nel vettore CD equando parlo come membro del movimento spero di stare in AB. Volendo si potrebbe continuare col morfismo vettoriale e dire che sono sempre un po’ tutte e due e che a seconda dell’intensita’ con cui sono AB o CD ne risulta un vettore differente…Occhei, basta cosi’ e saluti a tutti.

(*)Tratto da un post scritto sulla mailing list listaDD il 02/09/2000

 Posted by at 23:42
Ago 192000
 

Leggendo i messaggi di Bonacchi e di Forti ho deciso di cancellare un mio precedente post di risposta specifico e invece di tentare di dare una risposta se possibile piu’ sintetica ed organica. In specie sul Concetto di Rappresentanza.

Non e’ affatto vero che la DD esclude il concetto di rappresentanza. Almeno nella mia visione, e devo dire anche nella visione internazionale prevalente di cosa sia o possa essere la DD. Diciamo che questo è per lo meno argomento di discussione nel movimento.

Alcuni , che per comodità definisco “puristi”, sostengono che la delega, mentre puo’ essere inevitabile a livello esecutivo, a livellolegislativo deve essere evitata. Questo non significa che ogni cittadino è obbligato a partecipare votando su tutto; la loro idea è che quelli interessati ad una determinata questione saranno naturalmente spinti a partecipare e quelli che invece sono indifferenti all’argomento non parteciperanno. Di volta in volta il “corpo elettorale” si seleziona automaticamente sulla base dell’interesse.

L’argomento principale dei “puristi” è che la delega di per sé genera il terreno favorevole alla corruzione ed alla ricreazione di una classe politica “specialistica” separata dal popolo e probabilmenterimetterebbe in moto tutti i meccanismi di ricerca del potere noti alla DR.

La questione è allora che cosa può fare uno che pur interessato non possa, per ragioni di salute o di lavoro o insomma per una qualche impossibilità, partecipare alla decisione (non solo alla votazione, ma anche alla discussione, elaborazione ecc.). La risposta, è stata che allora siì, una delega è possibile, purché sotto il pieno controllo del delegante ed in numero estremamente limitato; al limite consentendo la rappresentanza di una sola o comunque pochissime deleghe.

Quindi in definitiva la rappresentanza è ammessa anche dai “puristi”, necessariamente per i compiti esecutivi, e, in forma molto limitata, per i compiti decisionali.

All’altro estremo si collocano quelli che io chiamo “correttivisti”. Questi DD sostengono che ciò che va fatto è introdurre nel sistema DR dei correttivi che pur non alterando la struttura del sistema consenta al popolo di riapproriarsi, quando necessario, dei suoi poteri attraverso gli istituti del referendum di iniziativa e revisione. Insomma per questi il sistema della rappresentanza va benissimo, come norma, ma quello che non va è che il popolo non possa, quando vuole, dire la sua bypassando la rappresentanza stessa. E’ questa impossibilità che vanifica il principio che la sorgente del potere democratico è il popolo e che quindi è il popolo che deve avere l’ultima parola.

Direi che questa posizione somiglia molto a quella enunciata da Bonacchi con l'”enzima”: “la quantità di potere che gli elettori conferiscono ai propri rappresentanti è sempre inferiore a quella che collettivamente riservano per sé”.

Tra le due posizioni di cui sopra, si colloca la mia. Che definirei come la posizione “possibilista” (o “flessibilista” tanto per continuare con gli “ismi”). Io ritengo che il sistema DD dovrebbe essere sufficientemente flessibile da consentire, a chi vuole, di occuparsi direttamente degli aspetti legislativi.

Nello stesso tempo, la delega della propria volontà, nella mia visione, è un *diritto*. Non solo nel caso di impossibilita’, ma anche nel caso in cui io semplicemente preferisca così. E’ lasciata all’intelligenza dei singoli cittadini la possibilità di usare questo diritto. Ciò che conta (ed è fondamentale) è che questa delega sia revocabile in ogni momento.

In altre parole nella mia visione delega e diritto di partecipare direttamente possono coesistere. Il cittadino può delegare la propria fettina di potere democratico (in parte o tutta, e questo è un altro concetto per me importante, ma che non tratterò qua) e riprendersela in ogni momento senza bisogno di speciali procedure come quelle previste nel caso di referendum. Forse non tutti vorranno valersi sempre del diritto di partecipare direttamente, ma se anche un solo cittadino lo vuole fare ha il diritto di farlo. Tutto ciò che tecnicamente è possibile fare per realizzare questi principi occorre farlo.

Può tecnicamente realizzarsi questo? Sì, e abbastanza semplicemente. Non scendo nei particolari (a disposizione per questo), ma ve lo descrivo rapidamente. Ovviamente un tale sistema può realizzarsi solo con l’uso della telematica e dell’informatica, ma non più complessa da usare di quella che utilizziamo per il bancomat. Anzi questo sistema l’ho proprio chiamato Votomat.

Ogni cittadino avrebbe una sua scheda “votomat”. Attraverso l’uso di terminali di una rete dedicata (come per il bancomat o il lottomat o iltotomat ecc..) il cittadino puo’ consultare l’elenco delle proposte dilegge da votare e votare direttamente. Oppure puo’ attraverso lo stesso sistema delegare a qualcun altro parte o tutti i suoi poteri. In questo caso sceglierebbe da un menu che elenca i candidati disponibili quello cui delega. Ogni delegato avrebbe un suo “monte deleghe” e quando il delegato esprime il suo voto conterebbe per quante deleghe possiede in quel momento. Attraverso lo stesso sistema il cittadino potrebbe controllare come ilsuo delegato ha votato su specifiche leggi, magari quelle di suo maggiore interesse. (Questo presuppone che il voto delegato sia sempre palese). Attraverso lo stesso sistema il cittadino puo’ in ogni momento revocare la sua delega e darla a qualcun altro o semplicemente riprendersi il suo diritto e partecipare direttamente.

Tutto questo dovrebbe essere associato ad alcune caratteristiche generali del sistema istituzionale che, d’altra parte, tutti i DD richiedono e cioe’, in sintesi: la massima accessibilita’ e trasparenza delle informazioni relative alla cosa pubblica, con l’uso delle reti tv, delle reti internet, di tutti i possibili media e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Il parlamento assumerebbe la funzione di luogo in cui gli esperti (scelti sempre direttamente con gli stessi principi) discutono, appunto “parlano”, delle leggi e delle attivita’ di governo.

A questo punto dovrei fare un lungo discorso anche sul diritto di espressione diretta della parola, il diritto di proposizione, cosi’ come sul diritto ad autocandidarsi ai compiti esecutivi ecc. Ma per ora ve lo risparmio dicendovi solo che il principio della flessibilita’ e della ricerca della possibilita’ di espressione diretta della propria fettina di potere lo applico anche a questi altri diritti democratici.

La posizione dei “correttivisti” e’ vista dai “puristi” e dai “possibilisti” come uno stadio, un passo importante verso un sistema DD, su cui tutti i DD quindi trovano unita’. Nel momento in cui ci fosse quella possibilita’ di intervenire direttamente sull’assetto istituzionale, probabimente le strade tra i DD si dividerebbero, ma per ora, quello e’ un obbiettivo su cui tutti concordiamo.

Saluti corDDiali.Pino Strano.

Tratto a un post sulla mailing lisr listadd scritto il 19/8/2000

 Posted by at 23:29
Ago 142000
 

Dear all, (SFMPE)*

I see all this looking for ways to surely protect minority rights,
fundamentally without sense. Why? Because that problem have not a
special solution.

Understand me: I believe the minorities rights have to be protect; I’m a
fervent supporter of the Voltaire’s ideas. “I disagree with you, but
I’ll give my life so that you could express it”. But I think that
“protection” cannot result from any law, court, constitution o other
similar instruments. It can be resulting from existence of true
democratic citizens majority only.
Can we be *sure* that majority of people will always protect the
minority rights? No. But any different “solution” is worse than the bad.

I saw somebody, f.i. Kevin, propose general rules (fundamental
safeguards) to protect minority and a Court to decide about the
contravaentions. He wrote:

> A proposed law which appears to contravene such
> fundamental rights would not be registered. A declaration from the court
> could be obtained as to whether these fundamental safeguards were to be
> contravaened or not.

Kevin,
that you presented is the normal current way to “protect” minorities.
You said that works fine until now. Right. At least, it’s true enough.

But if we give a closer look at it, we can see the <
problem> of the
majority dictatorship isn’t *solved* but only *moved*.

Moved from direct judgement of citizens to a restrict number of members
of a Court. I see this like a shrink of direct democracy. It seems to me
that You said: we can’t have always confiance in judgement of people,
then let those matters in better hands, the hands of few wisdom man.
But who assures us on real Court’s wisdom? Nobody can do it.
And who choices the members of the Court? In direct democracy is the
people.
What about big mistakes of this court? can the people change her
decision? And if he can do it, why the people can’t decide directly? And
who decides when this Court is wrong?
Well, then this “solution” is a “Representative” solution, with all the
defects of DR solutions.

I prefer the people decides directly on important and general issue like
minorities rights. Without any “court”.

I hear yet voices saying: “we must choice Court’s members by
sortition!”. I answear these voices that sortition don’t eliminate
corruption at all. Every men can be corrupted after the sortition. And
… what about some members are mad ones? The voices say: but we’ll
coice between a group of experts! And who decides when a normal citizen
is an “expert”? Answear: the people.
What about if these members make big mistakes? And even who decide when
a member become mad or corrupted or show own incapacity? What if the
court makes mistakes? You must always come back to the decision of the
people.
You have only moved the problem, probabily making worse the problem.

I saw somebody other propose supermajority or veto(Aki Orr and al.).
It’s a sham solution. When you propose a 66% supermajority or even 99%
supermajority you don’t solve the problem.
What about the rest 33% or even 1%? Maybe a minority of 1% don’t have
rights? And in this way you go from the risk of dictatureship of
majority to the risk of minority dictatureship. It’s better?

Aki said “The right of veto is not dictatureship”.
Dear Aki, veto can esaily become dictatureship. If a minority wants a
special law for itself, it suffices that it menaces vetoes on every
decision, and then, if the majority don’t want rest paralized, it is
forced to yeld.
You could said: the veto effects only decisions about minority. And I
asks you: who decide *when* a decision effects the minorities rights?
We haven’t choice. If we don’t want a possible minority dictatureship,
we must risk a possible majority dictatureship.

And at last (but not least, it goes without saying) the fashinating
definitions of my friend Antonio Rossin.
He stated:

| No decision or policy addressing a well-defined target
| can be admissed to votation without that target’s direct
| asking for ”

and

| “no minority’s rights can be the subject of a democratic
| Law (which might turn itself into the dictatorship of the
| majority) unless that minority had asked for.

My dear friend, as you have yet saw, there is not agreement on what is
the target. About the abortion f.e., you say the target is the feto,
Otto say the target is the mother… and then?

One more time you should have to come back to the people asking: who is
the target? (And, I’m sure, someone will say the father! or the family!
or all society, ‘cause the cost belongs to all citizens, and so on…)
The same about when a “subject of a democratic Law” is a minority. Who
decides? A Court? (See above). If you want be a DD you have to directly
ask the people, then always the majority decides.

In conclusion I see all these (vains) efforts as a fruit of fear. Fear
that the people can keep wrong and bad decisions. It is a realistic
fear. But if we want be direct democratics we are forced to accept it.

We must establish only the general principle that the minorities must
have grant the same general rigths than the majority. But this
principles will must be assured only by the majority. As well as for all
other dd principles and rules!!

Democracy is a risk. The risk that the decision, that we believe the
right decision, lose. If we don’t accept this risk we aren’t
democratics. Even less, direct democratics. Every attempt to limit this
risk is a more o less little lack of democracy.

The people have the right to be wrong by its own hands.

Maybe can democracy kill itsself? Yes. In this unfortunate case I’ll
fight with other means.

The only remedial is: fighting to have more flexible, aware and fully dd
mind-oriented citizens.

That is one of our two hard aims. The other, it goes without saying, is
to conquer a fully dd institutional system.

CorDDialita’,
Pino Strano.

(*) Sorry For My Poor English. 🙂

(**)Tratto da un post scritto sulla mailing list cicdd nell’agosto 2000

 Posted by at 23:17
Feb 102000
 

Io sono un convinto estimatore della logica polivalente. O come si usa dire piu’ di recente, della logica “Fuzzy”.
La logica polivalente, inventata da Lukasiewicz e Tarski insieme al teorema di incompletezza di Goedel sono le cose piu’ belle e illuminanti che mi siano mai capitate di studiare.
Se solo riuscissi(mo) ad averle piu’ presenti anche nei nostri normali ragionamenti (basati spesso su una approssimazione bivalente della realtà) capiremmo molti dei meccanismi che ci spingono in condizioni paradossali o conflittuali.

C’e’ chi si spinge a sostenere che la logica fuzzy oltre ad essere una base per l’intelligenza artificiale molto piu’ efficiente di quella binaria, puo’ rendere proprio conto, non solo dei paradossi del pensiero dicotomico, ma proprio del modo di funzionare del sistema nervoso centrale.

Vi suggerisco di leggere “Il Fuzzy-Pensiero. Teoria ed applicazioni della logica fuzzy.” di Bart Kosko ed.Baldini&Castoldi.

Qualcuno potra’ dire: ma che c’entrano Goedel e Lucasiewicz con la democrazia diretta?

C’entrano. Almeno per me. Mi perdonino le anime di quei pensatori ma ora farò una serie di approssimazioni che alle orecchie dei cultori potranno sembrare orride. Ma mi si consenta…. 🙂

Il teorema di incompletezza di Goedel ci dice che e’ impossibile costruire una teoria completa in sé (dove ogni affermazione deriva logicamente dalle altre) che sia assolutamente coerente.
Anche la piu’ astratta delle teorie deve avere dei postulati, “esterni”, che non possono essere dimostrati all’interno di quella stessa teoria. Se si tenta di eliminare ogni postulato per ricavarlo per deduzione dalle altre affermazioni se ne ottiene una teoria che conterà affermazioni in contraddizione tra loro.

Quindi ogni tentativo di costruire una *teoria* della democrazia diretta (o altro sistema politico o ideologia) che sia coerente in sé (il modello che realizza in maniera totale e perfetta la dd) è destinato al fallimento.

Inoltre questo per me spiega perchè non può che esserci un certo tasso di incoerenza nel sistema democratico, che emerge per esempio quando ci si trova a che fare con qualcuno che democratico non è.

In questo caso, se pretendiamo di essere assolutamente democratici, cerchiamo cioé di non essere mai contraddittori e di far valere la teoria democratica anche per lui in qualsiasi situazione (dando la parola anche a chi la usa per toglierla ad altri, non impedendo nessuna libertà compresa quella di soffocare il diritto altrui o lasciando agire comportamenti violenti e coercitivi ecc.) la teoria cade ugualmente in contraddizione perche’ o la democrazia degenera e si dimostra instabile e quindi irrealizzabile o organizzare una difesa del sistema implica un certo tasso di autocontraddizione, ed è per questo che queste misure estreme (censura, privazione delle libertà, ecc.) vanno comunque prese col massimo della cautela e col minimo di intensità possibile.

Cosi’ l’essere non democratici con gli antidemocratici è una contraddizione inevitabile, ma direi sana. Solo occorre avere coscienza che arrivando a questo estremo si sta giocando col fuoco e quindi le iniziative vanno prese con molta parsimonia e con l’accordo più generale possibile. (Oltre che, come dice Forti, noto preventivamente)

La logica fuzzy ci dice che non esistono affermazioni, che concernano il reale, assolutamente VERE o assolutamente FALSE, ce he piuttosto quelle affermazioni hanno un certo grado di verità e un certo grado di falsità. Questo grado di verità può essere molto alto , tanto da poter usare nella pratica il valore VERO senza troppi problemi, ma, se si vuole essere precisi ,non sarà mai *assolutamente* vero. Ovviamente lo stesso per il valore di falsità.

Questo vuol dire che ogni discussione politica sulla correttezza o meno di certe posizioni o scelte può sempre continuare in eterno poiché ogni interlocutore ha sempre la possibilita’ di mettere in rilievo la parte di verità o falsità che interessa, e che pretendere di dire qualche cosa che sia veramente inoppugnabile è sempre velleitario.

Come corollario ne discende la razionalità dell’atteggimento di consistente tolleranza verso le posizioni diverse dalle nostre anche quando riteniamo esse siano ad alto grado di verità.

Inoltre non esistendo verità assolute ne deriva la razionalità della democrazia stessa come sistema di governo, che rinunciando al criterio assoluto (fallace) si affida all’insieme dei criteri relativi dettati dai giudizi dei singoli individui determinando un grado relativo di verità o di “giustezza” delle scelte.

Infine dall’incompletezza e dalla polivalenza deriva che, mentre è impossibile la coerenza assoluta ed inoppugnabile della dd, e invece sempre possibile lavorare alla riduzione dei livelli di incoerenza interni.

Scusate gli sproloqui e che Goedel e Lukasiewicz abbiano pietà di me.

(*)Da un post inviato sulla mailing list listadd il 10/02/2000

 Posted by at 22:16
 

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