Ott 252010
 

Alla riunione di Torino ho apprezzato particolarmente un intervento che avrei voluto fare io.
Mi riferisco all’intervento di Rossana Becarelli che ha segnalato di fare attenzione nella costruzione di questo nuovo soggetto politico  a salvaguardare la biodiversità politica.

In questo concetto ci stanno molte cose, ma sopratutto l’idea di non costruire un ennesimo meccanismo che richieda la rinuncia alle proprie diversità, individuali o di gruppo che siano.

C’è infatti la necessità di costruire convergenze. Le convergenze si costruiscono su ciò che accomuna. Ma più specifichiamo e più facilmente troviamo differenze. Per quanto mi riguarda la necessità deriva dall’obiettivo prioritario di riprendersi la sovranità politica, che non è un obiettivo che si possa pensare di raggiungere da soli. Altri magari hanno altri obiettivi più specifici. A mio parere dobbiamo andare all’essenziale.

C’è il bisogno di attenzione a non costruire ripetendo gli errori del passato. Nell’ansia di costruire qualcosa che si opponga alla deriva non bisogna dimenticare che il fine non giustifica i mezzi, e che anzi il fine è condizionato dai mezzi usati per raggiungerlo.

C’è anche una indicazione sulla forma che potrebbe prendere questo nuovo “soggetto politico”. Una forma che salvaguardi le diversità. Più saremo capaci di costruire una casa buona per molti , più ampia e democratica essa potrà essere.

Io ne ricavo che il processo di definizione di questo nuovo soggetto politico dovrebbe concentrarsi sul metodo. Se invece partiamo dal programma facciamo almeno tre errori.

Il primo è che un programma in realtà seleziona, può dividere, molto più di quanto possa unire.

Il secondo che se ci si concentra sul programma si trascurano le ragioni per cui i programmi (di destra e di sinistra) (buoni o cattivi) poi non sono attuati. Il governo concretamente viene esercitato indipendentemente dai programmi e dalle reali volontà dei cittadini.

Il terzo è che non c’è alcun buon motivo per cui si debba essere esclusi dal decidere in itinere quello che ora non si sa che poi si dovrà decidere.

I programmi devono poter cambiare perché oltre alle condizioni date cambiano anche le persone che li sostengono. E non sono le persone che si devono adeguare ai programmi ma vicerversa.

E’ necessario coordinarsi in modo da contare, superando il deficit di democrazia, così da avere vera rappresentanza politica, cioè che nelle istituzioni venga sul serio espressa la volontà di questi cittadini coordinati. E questo coordinamento (o nuovo soggetto politico) non può essere ottenuto con una improbabile (se non impossibile) fedeltà ai programmi magari anche iperdettagliati.

Il rappresentante deve fedeltà al cittadino che lo elegge, non al programma sul quale egli è stato eletto. Non esiste il vincolo di mandato, ma esiste il vincolo di rappresentanza. Egli rappresenta il popolo (la nazione). Non se stesso. Nè alcun programma. Quindi se i cittadini possono far giungere al rappresentante la loro volontà egli è eticamente e politicamente tenuto ad esprimere quella volontà (del popolo, della nazione) e non la sua.

Il bello è che per fare questo non c’è bisogno di modifiche istituzionali o costituzionali. Basta decidere di praticarlo. Basta decidere che i NOSTRI rappresentanti (dico quelli delle eventuali liste elettorali costruite da questo nuovo soggetto politico) si impegnano a fare questo. E questo è un problema di METODO democratico, non di programma. (vedi il modello della Lista Partecipata)

Se mettiamo l’attenzione sul problema della rappresentanza politica del singolo cittadino, possiamo sul resto anche pensarla in modi diversi, non abbiamo più bisogno di condividere tutta una concezione del mondo per lottare insieme per la democrazia. Così salvaguardiamo la biodiversità politica.

Dobbiamo convergere sul metodo. Il programma non serve. Il programma ci dice semplicemente la volontà dei cittadini al tempo t.

Il programma ha una sua utilità. Ci conosciamo anche attraverso le specifiche scelte. Serve a dire: “Da noi, attualmente, potete aspettarvi cose come queste”. Ma non è la cosa più importante. La cosa più importante è che noi ci battiamo perché siano i cittadini a decidere e non i partiti. Nemmeno il nostro. Il potere politico rappresentativo che conquisteremo con le elezioni può e deve passare sotto il controllo quanto più diretto dei cittadini dal primo secondo della entrata in carica (degli eventuali eletti con le nostre liste).

Ott 202010
 

Un seminario.
Data: 16 ottobre 2010
Luogo: Quartiere di San Salvario, Torino
Modalità: per relazioni
Durata: 270 minuti . 14.30 – 19.00
Numero relatori: 8
Numero partecipanti: 80 + (72 in platea e 8 relatori)
Tempo dedicato alle relazioni (prima e seconda passata: maggiore di 200 minuti
Tempo dedicato agli interventi di tutti i partecipanti: minore di 70 minuti

Uno non è che deve sempre chiedere la democrazia in ogni circostanza ma se vuole fondare un nuovo soggetto politico con tutti i partecipanti, bisognerà che si pensi a una organizzazione della discussione tra TUTTI i partecipanti di tipo diverso da quella del “seminario”.

Appena arrivato nella bella sede (ex casa del bagno pubblico) ho visto le sedie organizzate con lo schieramento classico: 8 o 10 sedie dietro a un lungo tavolo che fronteggia la platea… con le sedie del pubblico in ordinate file successive… Ogni volta l’immagine che mi sale alla mente è quella dei congressi sovietici che portavano ai massimi livelli questo concetto di distribuzione della collocazione fisica dei partecipanti.

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Mar 052010
 

Berlusconi docet. Dice che le leggi possono essere reinterpretate. Ok, ma a questo punto anche io ho diritto alle mie reinterpretazioni.

Per esempio:
Il biglietto della metro si paga sempre ad eccezione di quelli che hanno un nome che comincia per P e finisce per ino, nei giorni pari e in quelli dispari ma solo in quelli successivi a quelli pari.
Oppure:
E’ reato sputare addosso a chiunque tranne che ai cittadini che entrano ed escono dalla presidenza del consiglio, sono alti 1.60, portano il parrucchino, sono presidenti del consiglio, a partire dalle prossime 24 ore e fino a 24 ore prima della fine del prossimo anno bisestile.
O anche:
E’ vietato trasportare benzina in taniche di plastica in quantità superiore ai 25 litri, a meno che le taniche non siano di colore giallo, e non si sia diretti ad Arcore.

Segue immagine della prossima copertina della Costituzione “re-interpretata”

Feb 272010
 

Più di 4500 cittadini, di cui 2600 nella provincia di Roma, hanno firmato per la RETE DEI CITTADINI. Così, proprio ora, alle 11 e 56, sono state ufficialmente depositate le liste dei candidati della rete dei Cittadini.
E’ un primo risultato importante, frutto di più di un mese di impegno costante di dialogo e confronto con i cittadini. Un confronto non facile, perchè abbiamo verificato quanto distacco e diffidenza sono ormai diffusi in tutti gli strati della popolazione verso la politica e i “politicanti”.

Questo è infatti il regalo più velenoso della degenerazione del nostro sistema democratico. L’idea che la politica sia una cosa sporca. Così le persone pulite si allontanano e si lascia più campo libero proprio alle persone “sporche”.

Noi pensiamo invece che occuparsi di politica sia una cosa nobile, prima ancora che un dovere e un diritto di ogni cittadino. Noi nasciamo per riprenderci il vero significato della politica. Noi pensiamo che la politica sia l’arte di occuparsi del bene comune. E come tale è diritto di ciascuno occuparsene e contribuire alle scelte della collettività. Noi vogliamo dare ai cittadini gli strumenti, normativi, poltici e tecnici perchè possano farlo, senza doversi sentire dire che invece devono delegare “chi di competenza” sempre e comunque.

E’ indicativo di questi tempi oscuri, che si sia costretti a ribadire queste ovvietà di base per la democrazia. La sovranità appartiene al popolo. I limiti e le forme in cui questa viene esercitata non possono essere tali da eliminarla. Noi lavoriamo per ridurli e per dare loro una forma che esalti la partecipazione invece di cancellarla.

Proprio per questo noi nasciamo e saremo sulle schede elettorali. Per ribadire il diritto di ogni cittadino a partecipare della gestione della cosa pubblica. E per offrire non solo parole, ma delle regole e un metodo pratico per realizzare questo. Non solo al momento delle elezioni, ma per tutto l’arco della legislatura.

Art. 15 dello Statuto:
– Obblighi degli Eletti di Lista
Ogni iscritto, in ogni momento, ha diritto di proporre un voto, un iniziativa o qualsiasi attività che sia di pertinenza o prerogativa, formale ed informale, dell’Eletto. Tali proposte saranno presentate ufficialmente a tutti gli altri iscritti e, dopo essere state discusse ed eventualmente emendate, e se approvate dalla maggioranza degli iscritti, verranno sostenute dagli Eletti, in tutte le sedi opportune.
L’Eletto, nell’esercizio delle sue funzioni e prerogative, è tenuto a votare ed agire coerentemente a tali deliberazioni, espresse secondo la volontà della maggioranza degli iscritti. Solo nel caso in cui fosse impossibile far giungere in tempo utile all’Eletto la volontà generale espressa dagli iscritti egli potrà agire secondo il proprio giudizio ritenendosi comunque sempre assolutamente vincolato ai programmi e alle indicazioni elaborate dalla Lista. Egli potrà liberamente emettere dichiarazioni personali relative a questioni di interesse dell’istituzione in cui è stato eletto, qualora specifichi la natura personale di tali dichiarazioni.
Nel caso ci fossero più Eletti, essi dovranno votare in maniera proporzionale alle volontà degli iscritti, secondo le indicazioni degli iscritti stessi.
L’Eletto sarà eventualmente coadiuvato da assistenti, eletti esclusivamente dall’Assemblea.
 

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