Mag 142011
 

 

Sapete?… quando da piccoli, si fa qualcosa di simile a “chi vuole giocare con me metta il dito qui sotto!”?

Ecco la sensazione che ho è questa.

Chi fa quel tipo di appello corre vari rischi.

Il rifiuto di un mano con nessun dito. Nessuno che vuole giocare con te, sentirsi di non contare, delusione per la speranza svanita.

La superbia.

Il desiderio di affermazione, che annebbia la meta. Vuoi giocare o ti interessa solo mostrare o vedere se ci sono quelli che mettono il dito sotto?

Però se nessuno lo fa,  se nessuno è in grado di attirare molte dita, qui si rischia di non giocare mai.

Ma non ci sono altri metodi?  Solo quello della mano che si alza a palmo verso?

Ok. Non è una cattura di dita.

Ma se come politici, come cittadini politici, fossimo capaci di non ragionare più con i vecchi schemi mentali…

Qui si tratta di reinventare la democrazia.

Uscire fuori dallo schema mentale che ci costringe a vedere la politica come qualcosa di cui si occupano pochi.
E anche dallo schema mentale
che l’alternativa sarebbe essere tutti dei politici.
Non è così. Non è questo.

Io, almeno un’alternativa la vedo.
Una struttura ad albero di deleghe reciproche.

Consentirebbe a tutti di esserci o non esserci senza particolari formalità.
Se l’albero personale è modificabile in “ogni” momento, ciò determinerebbe un alto livello di rappresentatività anche con numeri di  presenza “diretta” piuttosto bassi.

Invece di avere un  delegato fisso per cinque anni e con un sacco di potere discrezionale rispetto a chi lo ha eletto, ne potrei  avere mille.
Tra loro in relazione gerarchica, direi piramidale. In cima alla piramide ci sta ognuno di noi. Ognuno controllando la gerarchia dei propri delegati.
Ecco, perché ha proprio senso la piramide rovesciata.

Qualcuno dice che verrà da sè. Non credo. Non c’è ancora sufficiente consapevolezza, e quando ci sarà  i cambiamenti saranno possibili. Ma non è indifferente il nostro singolo ruolo. Non alzerò la mano a palmo verso, ma invece, comincerò a giocare. Chi vuole giocherà anche lui.

 

 

Apr 152011
 

Più di una volta ho sentito scrivere ed esprimere le seguenti definizioni

DD = Democrazia Diretta, ovvero potere esercitato direttamente da cittadini senza intermediazioni

DR = Democrazia Rappresentativa, ovvero potere delegato dai cittadini ai rappresentanti

In effetti questa è la visione, direi “classica”, della situazione.

Ritengo quelle due definizioni non corrette. Dico proprio dal punto di vista teorico e dal punto di vista della sostanza.

Quelle equazioni sopra riportate sono l’interpretazione dominante comune, quasi appunto, un luogo comune. Ma, se si analizza bene cosa sta alla base dei concetti di DD, DR e D si può vedere che le cose non stanno proprio così.

Per esempio l’idea che DD significhi “potere esercitato senza intermediazioni”, è semplicemente sbagliata. Falsa. Infatti non è possibile nessuna espressione di volontà, e ancor meno uso del potere “senza intermediazioni”.

Tra volontà ed espressione efficace della stessa, c’è sempre quacosa in mezzo. Fosse anche solo il corpo, o un pezzo di carta, o un computer.  Leggasi in merito questo: http://www.pinostrano.it/blog/delega-e-dd-cosa-significa-laggettivo-diretta/

Quindi la differenza, se esiste, non sta lì. Sta piuttosto nel “tipo” della intermediazione. Che deve assicurare la corrispondenza tra volontà ed espressione/realizzazione della stessa.

Comunemente la nostra si ritiene una DR. Ma anche questo non è così. Infatti un sistema istituzionale dove i governanti non possono essere cambiati quando anche l’intero popolo non li voglia più, semplicemente non è una democrazia. Perché, in questo caso, la caratteristica di “potere del popolo” in realtà non è più attiva, è sospesa. Tanto più se questa “ripresa del potere”, questa “ultima parola” non dipende più dal popolo.

Nel sistema italiano attuale, affinché il popolo possa esercitare la propria sovranità  occorre  aspettare 5 anni, che piaccia o no. Nel frattempo i governanti possono stravolgere ogni cosa dello stato, stabilire qualsiasi assurdità, rubarsi i tuoi e i miei soldi, e anche commettere reati di qualsiasi genere stabilendo che sono legali, e non c’è alcuna possibilità per il popolo di impedire questo. Un sistema istituzionale che non preveda la possibilità di cambiare le leggi fatte dai governanti, neanche se l’intero popolo lo volesse, non è una democrazia. La nostra supposta DR in realtà si è giocata la D(emocrazia), poiché non prevede alcun mezzo attraverso il quale i cittadini possano, su propria iniziativa, modificare la delega e/o le decisioni dei delegati.

La nostra è quindi semplicemente una Oligarchia Elettiva. Noi non eleggiamo rappresentanti del popolo, ma sostituti del popolo. Principi elettivi a tempo. Insindacabili. E l’unico momento in cui i cittadini possono avere una possibilità di cambiare le cose, senza impugnare i fucili, è il giorno delle elezioni. Ma il fatto che si voti non significa affatto che il sistema nel suo complesso sia democratico. Se l’unica cosa che puoi fare è votare chi deve essere il tiranno, tutto si può dire, tranne che quello sia un sistema democratico.

Tuttavia la rappresentanza, o la delega è uno dei poteri che il popolo sovrano può esercitare. Come sovrano posso fare del mio potere ciò che voglio, compreso cederlo a qualcun altro se mi viene comodo, ma che sovrano sarei se non potessi riprenderlo non appena lo volessi? Quella sarebbe stata allora CESSIONE di sovranità. E questo è quello che ci accade con il voto, che esprime l’OBBLIGO di cedere la propria sovranità ai principi elettivi a lunga durata (i 5 anni della legislatura).

In democrazia (diretta) la delega non è CESSIONE di sovranità. perché, idealmente, in ogni momento io devo poter recuperare il potere ceduto. Il referendum deliberativo rappresenta quindi il livello MINIMO che deve esistere per poter dire che un sistema è democratico, Rappresenta quel mezzo, almeno uno, che il popolo deve poter avere per ritornare sovrano senza chiedere il permesso ai governanti.

Non tutte le democrazie (che hanno almeno il livello minimo per potersi definire tali) sono uguali. Una democrazia può essere migliore (o più estesa) di un altra se i mezzi attraverso i quali il cittadino può esercitare la propria sovranità sono molteplici e flessibili e non costringono persino chi non volesse delegare mai a doverlo comunque fare. Per questo la democrazia (diretta) è una idea progressiva, non uno STATO, una struttura statica, da raggiungere una volta per tutte.

Tuttavia supponendo anche di avere tutti i mezzi per esercitare in ogni momento il potere di governare, se io, cittadino sovrano lo voglio fare, devo poter essere libero di delegare. La delega è una prerogativa del sovrano. Un diritto. Ovviamente senza mai perderne totalmente il controllo (quindi in forma sempre revocabile o avocabile solo che lo voglia). Ma se per ipotesi io, dopo avere delegato, non volessi riprendermela se non ogni cinque anni, e se per ipotesi anche tutti gli altri membri del popolo non la volessero riprendere se non ogni cinque anni,?… ebbene allora avremmo un sistema proprio “simile” all’attuale. per questo dico che la DR è in realtà un caso particolare di DD.

La democrazia (diretta) CONTIENE naturalmente, come possibilità, la democrazia rappresentativa.

Quindi tutt’altro che dd “complemento” della dr. Quando si dice che il referendum di iniziativa e deliberativo (che spesso è, purtroppo, tutto quello che si intende per democrazia diretta) è complemento della DR, si sta facendo una affermazione sbagliata e fuorviante che non rende giustizia nemmeno al semplice concetto di Democrazia. Il referendum di iniziativa deliberativo è “semplicemente” la CONDIZIONE MINIMA per cui una democrazia si possa definire tale.

Quindi in definitiva rappresentativa e diretta, sono estremi di un continuum che esprime la maggiore o minore estensione dell’unico concetto che è la Democrazia, senza altri aggettivi. Condizione per la quale è necessario che al livello più basso di questo continuum ci sia almeno il referendum deliberativo di iniziativa popolare.

E la democrazia diretta è “semplicemente” un sistema democratico che tende costantemente a ridurre al minimo e a superare gli ostacoli per l’esercizio sempre più esteso della sovranità da parte di ogni singolo cittadino; migliorando gli strumenti, i livelli di consapevolezza, e in generale le condizioni che ne permettono la applicazione.

 Posted by at 18:22
Apr 132011
 
Ricevo da Akiva Orr
Last Monday (April 11)  Oded  (‘odik’) Pilavsky (79) died in Tel-Aviv.
I knew him since 1952.
Wejoined the Israeli CP together in 1953  and we left it together in 1962
– with others – to form  MATZPEN.
TOday MATZPEN members published a memorial ad  in “HA’ARETZ”
with a short poem Odik wrote in 2002 entitled
MY  IDENTITY
by Odik  (translated by Aki Orr)
For anti-semites   –   I  am  a  Jew
For ‘Greater Israel’ supporters –  I am a Palestinian
For  white  racists  –  I am Black
For Zionist Erectionists  –  I am a diaspora Jew
For Jewish supremacists  –  I  am  a Goy
For European neo-Nazis – I am an Arab, a Turk, and a Kurd
For haters of foreign workers  –  I am a foreign worker
For women-haters   –  I am a Feminist
For aristocrats  –  I  am  a  commoner
For smug Generals  – I am a draft evader
Oded  Pilavsky (1932 – 2011)
THis poem embodies the spirit of MATZPEN
Publicize it as best as you can
Aki

Lunedì scorso (11 aprile) Oded (Odid) Pilavsky (79) è morto a Tel Aviv.
Lo conoscevo dal 1952.
Aderimmo insieme al CP nel 1953 e lo lasciammo insieme nel 1962 – con altri – per formare il MATPZEN.
Oggi i membri del MATZPEN hanno pubblicato un suo ricordo in “HA’ ARETZ” con unabreve poesia di Odik scritta nel 2002 intitolata

LA MIA IDENTITA’

di Odik (tradotta da Pino Strano dalla versione di Aki Orr)

Per gli anti-semiti – Sono un ebreo

Per i sostenitori della “Grande Israele” – Sono un palestinese

Per i bianchi razzisti – Sono un nero

Per gli Edificatori Sionisti – Sono un ebreo della diaspora

Per gli ebrei supremazionisti – Sono un Goy (1)

Per gli europei neo-nazisti – Sono un Turco, un Arabo e un Kurdo

Per coloro che odiano gli immigrati – Sono un immigrato

Per chi odia le donne – Sono un femminista

Per gli aristocratici – Sono un plebeo

Per i pomposi generali –  Sono un disertore

Questa poesia incarna lo spirito del MATZPEN
Pubblicizzala come meglio puoi.
Aki.
(1) Etichetta per i non ebrei

Il MATZPEN è un gruppo di ispirazione socialista, direi piuttosto atipico. Pur essendo costituito da poche dozzine di persone è sempre stato considerato una minaccia dai governi israeliani. Akiva Orr ha poi proseguito la sua evoluzione libertaria e contro le ideologie oppressive elaborando una ampia teoria della democrazia diretta come strumento per la risoluzione dei conflitti sociali e l’affermazione della libertà e autogoverno dei popoli.

 Posted by at 22:41
Apr 062011
 

Il processo di aggregazione delle mille istanze di base, condannate da sempre all’esclusione dal potere legislativo, è attraversato da mille fibrillazioni. L’ultima ha visto in forse anche l’appuntamento del 9-10 aprile, naturale prosecuzione di un cammino cominciato mesi fa e di cui l’ultima tappa è stata a roma il 27 marzo.

Tutti i coinvolti in questo processo sentono che c’è bisogno di un nuovo percorso, ma molti non riescono ancora ad abbandonare le vecchie concezioni che riconducono in qualche modo sempre alla forma partito. La discussione se orizzontale-circolare o verticale-piramidale è fondamentale. Ma il rischio è che si perda di vista l’obbiettivo reale.  La ricerca della specificità nella costruzione di un nuovo soggetto poltico (?) rischia piuttosto di condurre alla nascita di ennesimi piccoli partiti, facendo fare un passo indietro pericoloso. Qualcuno, dopo aver detto giustamente no al centralismo e liderismo, poi giustamente no alle alleanze coi resti della casta, adesso dice che non bisogna andare nemmeno a Bologna per dire no al verticismo e al personalismo . Ma poi produce senza nessun feedback già produce proposte che conducono appunto alla costruzione di un altro soggetto dalla identità forte, dove soprattutto ancora una volta, anche se in piccolo, si rischia di riprodurre gli stessi elementi deleteri del personalismo e dell’esclusione.

Io non lo so, cosa sia avvenuto in questi ultimi 10 giorni. E questo è un altro dei problemi. Ancora la mancanza di trasparenza e di metodo che porta a evolvere le situazioni sulla base delle scelte e delle paturnie di pochi, forse ancora attardati a fare giochetti. In questi mesi io avevo visto altre facce e sentito altre idee. Se è vero che bisogna dividersi allora ciò va fatto con lucidità e mettendo bene in chiaro le ragioni politiche e non sull base di equivoci creati ad arte per acquisire supposte rendite di posizione.

Quindi vado a Bologna. Perchè comunque è vero che c’è bisogno di chiarire fino in fondo.

Vorrei far arrivare il messaggio che al di là della costruzione di un nuovo soggetto politico, anche ammesso di costruirlo, rimane sempre aperta la questione della costruzione di una lista per le elezioni politiche capace di dare voce e sovranità a tutte le istanze inascoltate del movimento: Questa necessità va oltre ogni singolo nuovo soggetto politico che si riesca a coagulare. Nessuna partecipazione elettorale con un minimo di speranza di successo può essere portata aventi isoltamente da nessun nuovo “soggetto politico” che si proponga di dare potere di scelta ai cittadini. Non oggi. Eppure le elezioni possono essere domani. E ben che vada un anno per noi sarebbe appena sufficiente, per crescere tanto, tutti insieme, da conquistare qualche seggio.
Quindi è fondamentale per me discutere di questo.
Ripeto: anche facessimo oggi il nuovo soggetto politico anche senza una ulteriore frammentazione avremmo il problema delle elezioni e di una lista elettorale comune.

Ma è importante anche fare chiarezza che questa lista elettorale, se vuole avere senso e marcare una reale diversità dal già tristemente noto, deve cambiare radicalmente il rapporto tra eletti ed elettori.
Da sempre il problema dei movimenti , ma anche dei singoli cittadini, è la perdita di controllo sulla rappresentanza politica.
Il modello della lista partecipata, con l’impegno del candidato a votare secondo la volontà di chi lo ha sostenuto ed eletto, è il vero cambiamento. E necessario.
Le regole proposte dal modello poi, aiuterebbero a risolvere problemi come il simbolo, il nome, il programma…
Perchè molto semplicemente si partecipa come cittadini, e le decisioni vengono prese a maggioranza da questi cittadini.
questa è semplicemente la proposta di applicare la … democrazia per decidere delle questioni di cui sopra.
oltre che dei candidati dei capilista ecc.
Quindi chi ha più filo tesserà. Semplicemente.
potrei tradurlo in: Chi ha paura della democrazia?
Se si accettano le regole democratiche proposte sul rapporto tra eletti ed elettori e sulla gestione interna, io sono pronto ad accettare qualsiasi simbolo, qualsiasi nome e qualsiasi programma (che tra l’altro ci vede già fortemente omogenei…. ma non del tutto).
Questa proposta, che non insiste sulla formazione del nuovo soggetto politico, ma sposta l’attenzione e le energie sulla creazione di una lista partecipata nezionale, potrebbe mettere insieme anche altri gruppi che magari hanno sensibilità e un modo di pensare l’organizazzione interna diversa dal nostro, Nonchè le miriadi di gruppi ch magari di fronte alla proposta di fondare un nuovo soggetto poltico si tirano indietro, sia che la faccia uniti e diversi, sia che la facciamo noi, o altri ancora. Non so se lo saranno mai, certamente OGGI  i itempi non sono ancora maturi per questo,
Tra l’altro non è detto nemmeno che il nuovo soggetto politico debba avere la forma di uno strumento identitario unico, Forse la soluzione sta in qualcosa che piuttosto salvaguardi la biodiversità politica:
E tuttavia il problema concreto delle elezioni (unico vero momento in cui si può incidere sull’assetto del potere nelle istituizioni, rimane:
Dobbiamo concentrarci su questo.
L’alternativa, secondo me è, ancora una volta l’inevitabile ordine sparso e la diluizione di tutte le tematiche ecologiste, civiche, riformatrici ecc dentro i sempiterni schieramenti, o la impotenza dell’astensione.

 Posted by at 04:48
Mar 262011
 

Traendo spunto da questa discussione su Facebook e da questa su YouTube a proposito di HAARP, ho fatto queste riflessioni:

Estratto da wikipedia alla voce HAARP in italiano:

HAARP è l’abbreviazione di High Frequency Active Auroral Research Program, un’installazione civile e militare in Alaska (Stati Uniti) per la ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera. Un altro scopo è la ricerca sulle comunicazioni radio per uso militare.

Dalle FAQ del sito ufficiale di HAARP:

Can HAARP be used for military purposes?

HAARP is not designed to be an operational system for military purposes. The HAARP specifications were developed by a consortium of universities to meet the requirements for a world-class research facility and an expanded group of universities are playing a major role in the design of future research efforts.

(traduzione non perfetta, ma credo rispondente)

HAARP non è progettata per essere un sistema che funziona per scopi militari. Le Specifiche di HAARP sono state sviluppate da un consorzio di università (1) per rispondere alla richiesta di strumenti su scala mondiale e un ampio gruppo di università sta svolgendo il ruolo principale nella progettazione di futuri impegni di ricerca.

Ma allora, mi chiedo, da dove l’attuale voce di Wikipedia prende l’idea che HAARP sia una installazione civile e militare?

La stessa voce poi è spudoratalmente “parziale”. Ed è un esempio mirabile di manipolazione del linguaggio, di superficialità e ilusionismo pseudo-scientifico.

Parla delle teorie del complotto, come se tutte le ipotesi su HAARP possano essere accreditate ai soli complottisti. Tra l’altro le classifica come “smentite da tutte le comunità scientifiche”.  E beato lui che le conosce proprio tutte.

Poi naturalmente elimina i dubbi relativi agli scopi di HAARP citando esclusivamente quelli legati alle scie chimiche le quali teorie tutte (ancora una volta, tutte, superficialmente) accreditandole alle teorie cospirazioniste supportate tutte (manco a dirlo) dai seguaci (notare la parola seguaci che sematicamente viene configurata come di individui acriticamente sostenitori)  di, pensate un pò, David Icke.

Mi viene da dire, parafrasando una nota pubblicità: “Ti piace vincere facile?”

Così restano escluse da questa descrizione (che semplicemente stimola gli atti escretori) tutti coloro che non sono “seguaci” di David Icke, ma semplicemente pensano e si fanno domande. Non sto nemmeno a citare le dichiarazioni di militari, scienziati e ricercatori e politici, che vanno in senso opposto. Discutibili, opinabili, quanto volete, ma non certo seguaci di David Icke tutti. Tutti questi non accodati alla interpetazione , dell’ultimo ‘estensore (anzi spalmatore non vi dico di che sostanza)  della voce Wikipedia, sono semplicemente “cospirazionisti, seguaci di David Icke”. E naturalmente ignoranti.

Ecco infatti che, subito dopo. l’autore si spertica in spiegazioni tecino-scientifiche per dimostrare che la potenza in gioco è relativamente bassa (dimenticando però i fenomeni di risonanza, che come dovrebbe sapere, sono in grado di amplificare gli effetti di una piccola potenza fino a renderli devastanti). Poi una perla di quelle mitiche:

Scrive il genio della lampada di Wikipedia:

<Quindi, anche se fosse possibile influenzare il clima o la geologia con le onde elettromagnetiche (e finora non è stato trovato né ipotizzato alcun meccanismo che permetta di farlo), la potenza generabile da HAARP non sarebbe comunque sufficiente>

Ahahahahhaha…. capite? Anche se fosse possibile, e finora non si è trovato nè ipotizzato alcun sistema, la potenza non sarebbe sufficiente. Ma come? Non sai se è possibile, ma sai che se fosse possibile, la potenza non è sufficiente? Ahaha ahahahaha. Un genio.

Per finire: a conferma della sua incontrovertibile e unica verità vera, tra le migliaia di ricercatori chi ti cita l’autore?  Nientepopodimeno, unicamente e solamente, che, udite udite,  l’ASTROFISICO Gianni Comoretto. Che dichiara che  le tempeste geomagnetiche innescate dal vento solare non hanno alcun effetto sui terremoti. E dove questo luminare unico citato (evidentemente per lui il massimo esperto in materia) pubblica le sue fondamentali conclusioni scientifiche? Ma sul sito del CICAP!  E come si sa il sito del CICAP è punto di riferimento unico della comunità internazionale di ricercatori….. ahah ahahahha.

Ora io non lo so se questo effetto ce l’hanno o non ce l’hanno, e Comoretto sarà magari anche una brava persona, e quello che dice lo dirà secondo sua scienza e coscienza, ma insomma, mi permetterete di non prenderla come defintiva e conclusiva come invece la presenta lo spalmatore della voce HAARP su wikipedia?

Wikipedia, non sarà propriamente manovrata, ma va presa con le molle. Specie sugli argomenti di attualità

Saluti

(1) Mi piacerebbe sapere quali, ma sul sito non sono riuscito a trovare i riferimenti.

 

AGGIORNAMENTO: (02/03/2013)
Quando ho scritto questo articolo, dove mi chiedevo quali fossero le finalità di HAARP e la supposta obiettività di Wikipedia, non potevo immaginare che due anni dopo un sito della US NAVY avrebbe chiarito molti dubbi (non tutti ovviamente)! Sono gli stessi militari americani, che finalmente dichiarano pubblicamente che le finalità di HAARP sono militari. Con buona pace del CICAP e altri depistatori professionisti o semplicemente stupidi.
http://www.nrl.navy.mil/media/news-releases/2013/nrl-scientists-produce-densest-artificial-ionospheric-plasma-clouds-using-haarp

Vedremo quando dichiareranno quali altri effetti sono in grado di generare oltre a creare gigantesche nubi al plasma stabili e perchè lo fanno?

 Posted by at 18:44
 

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