Mar 012008
 

Una persona che rispetto molto, che non posso chiamare amica solo perchè ci frequentiamo poco mi scrive:

Il mio problema con la democrazia diretta, così come tu la proponi è sempre stato quello che ti ho più volte espresso: non è un progetto politico ma un metodo, il migliore metodo che conosco per il momento, ma un metodo. Vorrei utilizzare questo metodo in un “progetto politico” condiviso nel quale esistano alcune garanzie essenziali di base come per esempio la difesa delle minoranze (quali che siano), la garanzia del rispetto dei diritti umani, la solidarietà sociale, il diritto di autodeterminazione, il diritto alla cultura e (anche se non l’ho studiato e non lo farò) il diritto alla “stampa della moneta” la sovranità monetaria …

La mia risposta:

sono esattamente le cose che voglio anche io. Ma so, che non le avrò mai, se non avremo, tutti noi cittadini, il diritto di decidere DIRETTAMENTE, su queste.

Inoltre so, che una volta affermati i principi generali, spesso, quelli vengono traditi nella loro realizzazione concreta. Per questo bisogna che le specifiche scelte siano sotto il controllo DIRETTO dei cittadini.

Tu sai quanta importanza io dia alle regole e agli assetti normativi e statutari. Sono assolutamente necessari, ma valgono solo se c’è una maggioranza che vuole che siano rispettati e vigila perchè lo siano.

Io, ho messo una vita a capire questa cosa alla fine semplicissima: In democrazia, i diritti non si realizzano perchè delle norme li statuiscono. Ma le norme sono la esplicitazione di una volontà della maggioranza che vuole e persegue quei diritti.

Nessuna norma, di per sè, può mai difendere i diritti delle minoranze, anche se li affermasse, se non c’è una maggioranza che davvero vuole difendere quei diritti delle minoranze.

Nessuna norma potrà mai difendere la democrazia stessa. Se non c’è una maggioranza che vuole la democrazia ed è disposta a difenderla.
Anche per questo non si può “esportare la democrazia” coi carri armati. Nè imporla per solo decreto.

Io ho così tanta fiducia che le cose che vogliamo noi le voglia la maggioranza dei cittadini che l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è di potere per decidere di volerle.Del resto, se la maggioranza non le volesse, allora non potrei certo imporle. O pensi di instaurare il governo dei soviet e la dittatura del proletariato, o il minculpop con tribunali speciali?

Se poi stai dicendo che vuoi una organizzazione che diffonda e sostenga quegli obbiettivi, allora fonda, che so, un partito dei “Democratici Diretti per il socialismo”. Ma sappi, che alla fine della fiera, dovrai accettare che la democrazia sia comunque di tutti. Anche di chi socialista non è.

Spero, nel caso, che nasca anche un partito dei “Democratici Diretti per il liberalismo”. Ma mi stupirei non poco se nascesse un partito dei “Democratici Diretti per l’antisemitismo”. Perchè?

Perchè tu sottovaluti il valore “ideologico” insito nel concetto di democrazia diretta, che, solo apparentemente è puro metodo. Alla sua base ci sta il concetto di uguaglianza, spinto anzi al suo massimo grado, il quale ha insito il rispetto delle minoranze. Spinto anzi al rispetto dei diritti del singolo individuo anche se totalmente divergente dalla maggioranza. Quale uguaglianza potresti mai realizzare se non lo avessi?Inoltre questo è rafforzato dal fatto che ciascuno di noi può di volta in volta essere minoranza e quindi questo rispetto è difensivo di ciascuno di noi.

Direi che ha insiti anche concetti come libertà, pluralismo, solidarietà, tolleranza. Solo molto, ma molto astrattamente puoi pensare che esista la democrazia diretta totalitaria o fascista.

Infine, con la massima chiarezza, io rifiuto di catalogarmi come di destra o di sinistra. La mia storia politica si è svolta quasi tutta a “sinistra”. Ma ho spezzato l’inganno. Io rivendico la mia individualità e la specificità del mio pensiero, che non voglio forzare dentro nessuno schema.

Troppe volte ho visto i miei referenti di sinistra proporre idee o iniziative che non mi piacevano affatto e che erano anzi a volte ben lontane dal mio personale concetto di giustizia e eguaglianza. E qualche volta invece, ho visto idee e proposte della destra, che apprezzavo e che avrei voluto sostenere. E ho sentito come una violenza su me stesso l’essere costretto dentro la gabbia del voto unico una tantum, o peggio del rispetto della disciplina di partito.

In sostanza, per me, lottare per la democrazia diretta equivale a lottare per la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, il rispetto, la tolleranza, la giustizia.

E ho fiducia che se il popolo fosse liberato dalla necessità di padri protettori e padroni, dal giudizio sommario e cieco di un voto quinquennale, e avesse la responsabilità concreta delle singole scelte avremmo quelle cose.

La mia amica continua:

Sono queste le cose che mi interessano veramente e per le quali mi getterei nel fuoco! Il metodo è il mezzo per raggiungerli (e non mi venire fuori con McLuhan per favore: il mezzo è il messaggio ok ma io per mandare questo messaggio voglio avere una sopo un fine ultimo!!!)

MAI citato McLuhan. Non mi ha mai convinto. Per me il mezzo condiziona, limita o esalta il messaggio, ma non lo è.

 Posted by at 22:27
Feb 032008
 

2 febbraio 2008, prima giornata dei banchetti per la raccolta di adesioni alla lista partecipata.

 

Ieri è successo qualcosa.

Ero partito pensando che tutto si sarebbe risolto con la distribuzione di un pò di volantini, e, se tutto andava bene, con la visita di qualche amico e qualche rara discussione. speravo solo non piovesse.

La mattina, infatti, è andata così.

 

Montiamo i banchetti e poi cominciamo a distribuire un pò di volantini. Il cielo uggioso e a tratti pioggerellina, ma niente di che, si può andare avanti.

La gente passa rapida, molti rifiutano persino il volantino. La sensazione è di un popolo che è tanto disgustato dalla politica che nemmeno vuol sapere di che si tratta. Chi non dà un secondo sguardo ci cataloga come il solito partito, però riusciamo a distribuire circa quattrocento volantini. Sono belli, colorati, non aggressivi, il nostro simbolo coi pupazzetti che si danno la mano mi piace. Non è enfatico, è semplice, come la nostra proposta.

 

Pure è una proposta difficile da far capire. Perchè è completamente diversa da quello che la gente si aspetta. E’ perchè c’è una diffidenza mortale, un rigetto per la politica che fa pensare che non c’è scampo. Che non si può più credere a nessuno. Troppe bugie,sono state dette. Troppe speranze sono state deluse. E per troppe volte. I tre o quattro che si fermano a parlare però, sono colpiti. Uno dice: eh, sarà dura. E io: certo, sarà durissima, lo so. Forse nemmeno riusciremo a presentare la lista, ma l’alternativa è arrendersi, lasciare campo libero, senza nemmeno provarci. E io non voglio, lei vuole?.

 

Poi, verso l’una, il cielo piano piano si apre. Spunta un pallido sole che persino riesce un poco a scaldarmi la faccia. Do i volantini credo con l’aria di uno che è contento di stare lì. Vedo che ognuno di noi ha il suo stile. C’è chi parla mentre le persone si avvicinano, chi fa i complimenti, chi cerca di dire qualcosa che faccia capire cosa siamo. “Democrazia diretta, … una informazione libera per il cittadino libero… ” Ma chi siete?” Chiede qualcuno? Cittadini, stanchi di votare e di essere dimenticati appena votiamo. “Sì ma cosa volete?” Vogliamo che siano gli eletti al nostro servizio e non i cittadini al servizio degli eletti. Vogliamo che ci ricordiamo che siamo noi i sovrani! …

 

Mano a mano che passa il tempo, non so perchè, la gente si ferma più spesso, arrivano alcuni amici, a un certo punto comincia a formarsi un bel capanello e siamo tutti li che parliamo e ho l’impressione che cominciamo a essere guardati con simpatia. Penso che vorrei che qualcuno ci facesse le foto ora. E’ un bel momento. ma siamo tutti troppo impegnati a parlare. Anche la zia di Rufo (in gambissima) che ci è venuta a trovare e sua moglie e gli altri due amici si mettono con noi a dare volantini e a parlare della lista. Molti passando si fermano a guardare e leggere il il nostro monolito colorato con lo statuto e le caratteristiche della lista. Una signora che prima passando non aveva preso il volantino addirittura ritorna sui suoi passi e dice : “ci ho ripensato, dammi il volantino”. Poi vuole anche lo statuto. Molti adesso ritirano il materiale poi uno ci chiede di firmare (non credo alle mie orecchie). Sono quasi emozionato. mentre quello sta firmando, un altro di quelli che si era fermato a parlare con Rufo ci chiede se può firmare. Nel frattempo altri arrivano e tanti ci chiedono dove stiamo e noi saremo qui tutti i sabati di febbraio. “Bene, voglio prima leggere, capire bene, ma ci vediamo sabato prossimo”. Siamo anche sul sito. “O benissimo me lo guarderò con attenzione”. Uno di milano dopo aver letto tutto il monolito sta per andare via. Gli do il volantino e gli chiedo che ne pensa. Lui: ” è bellissimo, ma io sono di Milano”. Non c’è problema, noi stiamo promunovendo le liste ovunque ci siano cittadini che le vogliano; abbiamo già avuto delle adesioni da Milano. Vai sul sito e mandaci la tua e ti metteremo in contatto con gli altri.

Per circa un ora e mezza il nostro stare lì non solo ha un senso, ma anche degli effetti, inaspettati. Raccogliamo anche 70 euro! Sono quasi commosso, quando due pensionati, firmando, ci lasciano cinque euro ciascuno. Se penso alle loro pensioni… La cosa fantastica è che hanno anche un indirizzo internet. Dice ” Si però non la so usare bene, e anche internet…” Non vi preoccupate il sito è semplice, e cercheremo di farlo ancora più chiaro, e se avete dei suggerimenti ditecelo. Quelli che firmano si portano via del materiale da dare ad altri.

 

Adesso ho proprio la percezione che stiamo facendo qualcosa di importante. Stiamo muovendo qualcosa. Abbiamo cominciato a muovere un sassolino, e la valanga sarà possibile, ma so che sarà così solo se ciascuno di quelli che aderisce si fa promotore esso stesso. Nel corso del pomeriggio passa di li un giovane, ci chiede: “Ma avete a che fare con quella lista che si è presentata alle comunali o provinciali scorse? Si chiamava demcorazia diretta.” E noi: “Ma per carità.” Accenno a un conato di vomito. Lui ride: Beh, meno male, io li ho votati, mi piaceva il loro nome, ma poi…” Si ferma per mezz’ora . Da come parla si capisce che è uno che ha chiaro il problema e che sa cos’è la dd. Ci rivedremo sabato prossimo.

Siamo partiti. Alla fine abbiamo distribuito poco più di mille volantini e un centinaio di statuti. Abbiamo smosso le prime pietre. Comunque andrà, sono felice che abbiamo preso la decisione di andare tra la gente. Finalmente.

 Posted by at 23:01
Ott 032007
 

Eccomi qua.
Non riesco a star dietro a questo blog in maniera decente. Ma non importa. L’impegno poitico che la situazione generale richiede è stato quasi totale.
Ma sono felice. E preoccupato.

La “bomba” Grillo è scoppiata.
Ora alcune sue scelte saranno determinanti. E sto un pò in ansia.

Quando nel settembre 2005, dopo qualche mese da guardone, mi sono iscritto al meetup di roma, volevo rendere chiaro che la democrazia diretta era qualcosa di diverso da quello cui grillo si riferiva (era l’epoca del “Fazio Vattene!”). Pensavo sarei uscito dopo poco. Invece mi sono coinvolto. Ho trovato altri che erano arrivati lì attratti come farfalline attorno a una fioca luce intravista da lontano. Qualcuno aveva capito già per conto suo. A qualcun altro è bastato poco.
E mille domande e dubbi e diffidenze, verso chi veniva lì a “pontificare” sulla dd. Qualcuno mi ha detto che ero troppo “pronto”. Come avessi risposte per tutto. Era quasi vero. Ma non erano risposte solo mie.
La “talpa” dd scavava da anni. Quatto gatti che pomposamente si dicevano essere parte del movimento mondiale democratico diretto. Movimento mondiale… per anni al più una ventina di persone. Cosi’ matte da ritrovarsi occasionalmente a Praga, a Monaco, ad Atene… Trovarsi sull’agora e quasi sentire il popolo che esercita la politiké tecné. Matti. O visionari. Comunque sì. Io e quelli come me sentivamo di avere le risposte. Mancavano le domande. Ora ci sono anche quelle. Ma ancora la consapevolezza non è di molti. Molti ancora hanno bisogno del conforto di qualcuno in cui credono. Che rassicuri. Che stimoli. Che dia l’idea che si può vincere. E aspettano che il grillo canti.
La dd, ancora una volta, non è questo. Ma lui può spingere verso o può spegnere o stravolgere.

Chi è Grillo? Io l’ho criticato senza ipocrisia. Alcuni si spingono a dire che è venduto, pagato, servo di questo o di quelli. Io ho sempre cercato di mantenere il mio giudizio sul livello politico e senza aderire al complottismo. Anche se molte persone che stimo, anzi alcune le amo proprio, sono “complottiste”. Del resto anche molte persone sincere e intelligenti sono “giustificazioniste”. Qualcuna proprio vittima del fascino e della necessità di credere, convinta della necessità inevitabile del “capo”. Lui ha le sue contraddizioni. Io non ho bisogno di amarlo. Nè di odiarlo.

Di fatto, secondo me, è stato utile al movimento democratico. Forse anche nonostante alcune sue “uscite” e alcuni pesanti silenzi. La questione del signoraggio su tutte. Auriti (anche amico suo) muore, e lui non dice nulla. Mi ha fatto male vederlo. Perchè?
Ma non riesco ad avere certezze su di lui. Nè negative, nè positive. Mi dispiace per tutti gli amici di qua e di là.
La cosa certa è che nelle sue mani ora c’è un potere importante. Vorrà lavorare per rendersi inutile? O cadrà vittima di sè stesso? O di altri? Lo è già?
Grillo ha detto: liste civiche. Sappiamo bene che solo questo non basta. E lo sa anche lui. Per questo ha scritto che farà sapere quali sono i requisiti che esse dovranno avere.
Per me, per noi democratici diretti che lavoriamo per le liste civiche in democrazia diretta e partecipata, sono chiari.

Su tutti:
La sovranità sulle liste deve appartenere a tutti i cittadini che sostengono le liste stesse.
In altre parole Le liste devono praticare la democrazia diretta innanzi tutto al loro interno. Il che significa che ogni cittadino che sostiene queste liste deve limpidamente poter praticare (prima, e dopo le elezioni) :

-il diritto all’autocandidatura
-il diritto alla scelta dei candidati (primarie)
-il diritto di proposta e decisione sui programmi
-il diritto a determinare in modo vincolato il voto del rappresentante eletto
-il diritto a determinare le proposte e l’attività istituzionale del rappresentante eletto
-il diritto alla revocabilità di tutti gli incarichi nella organizzaizone della lista e del rappresenatnte stesso

Il modo che preferisco per descrivere i dettagli implementativi di questi principi è quello della Lista Partecipata. Ma non è l’unico. La lista che già esiste e vive a castrocaro realizza questi principi in modo un pò diverso, ma la sostanza è quella. Altri stanno costruendo liste con regole simili. Questo nessuno potrà cambiarlo.
E’ l’unica strada. Per altro incerta come ogni nuova strada. Il resto è dejà-vu. Naturalmente i maiali della fattoria sono in pieno fermento. Grillo può rendergli il compito più facile o più difficile. Per questo aspetto.

 Posted by at 21:52
Lug 292007
 

Eccomi qua!
Anch’io alla fine ho ceduto.
Ho il mio blog.

Chissà perchè ho sempre avuto una sorta di ritrosia a farmene uno.
E dire che l’informatica mi piace. Smanetto da sempre. Ho messo su siti e blog per altri. Ma mai per me, personalmente. Pudore? Timore di rimanere invischiato nella blogmania? Perfezionismo che mi lasciava insoddisfatto di qualsiasi ipotesi per un mio blog? Forse tutte e tre le cose, e forse altro ancora. Certo arrivo tra gli ultimi. E alla fine tra mille proposte di “template” ne ho preso due o tre più o meno a caso: semplici, senza fronzoli e senza modifiche particolari.
I blog sono diventati un fenomeno di massa. Se non hai un blog non sei nessuno. Se il tuo blog non è frequentato, sei out.
Chissene.

Mi ricorda un pò la situazione del cellulari. A un certo punto ce l’avevano tutti. Io no. Eppure amo la tecnologia. Però sono stato tra gli ultimi a comprarmelo. Persino dopo mia moglie. All’inizio dell’epoca dei telefonini odiavo l’ostentazione da status symbol. Poi odiavo l’omologazione. Mi piaceva la faccia che facevano quelli che conoscendo la mia mania per la tecnologia si stupivano e dicevano: come? TU non hai il telefonino?… no, rispondevo sornione… Ma era una altra forma di vanità. E alla fine il telefonino poteva essere utile, ma…Avevo paura. Paura di non poterne poi più fare a meno. E infatti…
Oggi se esco da casa dimenticando il telefonino, ritorno a prendermelo. Come dimenticassi il portafogli.

Qualcosa di simile mi è successa con il blog.
Maneggio computer e smanetto e “gioco” con la telematica fin dalla loro nascita (e parlo dei tempi in cui l’informatica la si faceva su schede perforate e la “rete” era da nascere e si smanettava con lgi accoppiatori acustici a 1200 baud). Ho fatto e gestito siti per associazioni e singoli. Blog compresi. Eppure non ho mai avuto un mio blog.
Anche qui lo stesso trend: prima blog come status symbol, poi come indispensabile biglietto da visita, con l’aggiunta della gara a chi è più visto.

Un blog, per me è solo (o dovrebbe essere e spero che per me sarà così) un posto dove esprimere le mie idee e opinioni. Io ho semnpre fatto questo in altre “sedi”. Essenzialmente forum e mailing list. O, da un pò, i blog degli altri.

Però ora sento il bisogno di avere un posto dove mettere ordine tra tutto quello che ho scritto e ritrovarlo, nonchè averlo in rete in modo da renderlo facilmente accessibile tutte le volte che mi serve.

E poi occupandomi di politica, di democrazia diretta, sento il bisogno di avere un luogo senza censure né etero né auto indotte.

Sì perchè internet sarà forse “anarchica” (definizione che comunque io non userei così facilemente) ma di sicuro non è democratica. In realtà internet è feudale.

Anche là dove si pontifica di, e si magnifica la, democrazia, i luoghi dove questa può realmente essere praticata su internet si contano credo sulle dita di una mano.

Così, inevitabilmente, anch’io ho bisogno del mio feudo personale.

 Posted by at 12:04
 

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