Ecco il testo della email inviata a milioni di iscritti e simpatizzanti del più grande gruppo di democratici on line diffuso negli Stati Uniti e nel mondo.

Dear MoveOn member,
The big Wall Street banks crashed our economy, refused to clean up the mess, and still haven’t been held accountable.

Now the Occupy movement has inspired people everywhere to take action in protest and a lot of us have realized there’s something we can do to fight back: close our accounts and move our money out of the big Wall Street banks and into community banks and credit unions.

This week, in the lead-up to the November 5 Make Wall Street Pay day of action targeting the giant banks, we’ve set up a new “Move Your Money Pledge.” Our goal is to get as many people as possible pledging to close their accounts with the big banks.

Are you ready to show the Wall Street banks that we’re going to hold them accountable ourselves? If you’re ready to stop banking with Wall Street—or if you already have—click here to sign the Move Your Money pledge:

Yes, I want to sign the Move Your Money pledge.

By signing the pledge you’ll be able to turn your private choice as a bank customer into a powerful public display of outrage and protest by joining tens of thousands of others who are ready to switch banks and close accounts.

We have resources available to help you find a new bank and a guide for how to go through the process of closing an account. Whether it’s a spare credit card, a savings account, or your personal checking, every account counts.

If we can get a huge number of accounts closed at the major banks we’ll certainly impact their bottom line, but we’ll also do something even more powerful—we’ll send them a very clear message that the public’s outrage is only growing stronger and that we’re not going to let them off the hook for the damage they’ve done to our economy.

Can you sign the pledge and close an account?

Yes, I’ll sign the pledge.

Thanks for all you do.

–Daniel, Elena, Robin, Stefanie, and the rest of the team

MoveOn sta lanciando questa campagna sull’onda del movimento che ha portato all’occupazione di Wall Street. Mi chiedo se si rendano conto che con il meccanismo della riserva frazionaria, ciò, oltre ad avere un effetto dimostrativo, potrebbe avere effetti pratici devastanti, visto che le banche potrebbero avere effettivamente serie difficoltà a restituire il denaro richiesto. Già si sono avuti alcuni episodi isolati, nei quali alcuni gruppi organizzati di cittadini che chiedevano la chiusura del proprio conto bancario, sono stati addirittura portati via dalla banca a forza dalla polizia… se l’iniziativa avrà successo potrebbe mettere seriamente in crisi il sistema bancario americano…

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Ringrazio le mie nipoti venute da Catania per la manifestazione, che mi hanno tirato fuori dal mio guscio di delusione e tristezza personale e politica del sabato pomeriggio e mi hanno fatto ricordare che avevo voglia-bisogno di incontrare le persone, che ho sentito amiche, come compagni di strada, anzi di piazza. Anche se io in piazza ci sono stato pochissimo, in confronto agli eroi che la occupano, sento che loro sono lì anche per me. E qualcuno potrà continuare a stare lì se ci saranno molti altri che come me, pur non dormendoci, e anche partecipando poco fisicamente, è con loro. Pure con quel poco.
Non ci sono molte speranze, ma la non violenza, credo oggi sia un faro. Ma, per quel poco che ne riesco a concepire, non solo ci vuole molto rispetto, ma anche organizzazione. La non violenza di massa va pensata. alcune regole dovrebbero emergere, rapidamente condivise. Per calmare il clima.
Qualcuna l’ho sentita e mi sembra buona. Per esempio: Se si crede ci sia un rischio di scontro il corteo non deve neanche partire. Ci si siede tutti per terra in silenzio.

Sarà, un gadget, ma mi piace molto  il modo con cui si manifesta consenso verso l’interlocutore: sfarfallando roteando  le mani, invece di applaudire o gridare bene, evviva. Il consenso si vede, ma non c’è rumore e chi parla può continuare a parlare senza interrompersi, per l’applauso. Ma mi piace soprattutto perchè si mantiene il silenzio, l’ascolto. Il clamore e le grida non servono. Non sono vietate ma se stai li, e vedi capisci che c’è molta più soddisfazione nell’agitare le mani, e nel vedere quel frullare ondivago che accompagna gli interventi. Si può dire molto di più e più spesso che con gli applausi. Anche come segnale che ricorda che si sta cercando un modo nuovo di vivere e fare la politica. E poi ho sentito molte voci, che esprimevano un concetto della democrazia, così come deve essere. Democrazia diretta, dove ciascuno se vuole può prendersi la sua responsabilità nel proporre, nel dialogare e cercare il consenso, nel decidere in prima persona, e non ne è impedito dall’assurdo concetto di rappresentanza obbligatoria.

Sento che oggi la democrazia, proprio come la intendo io, sta lì.

Sta nella capacità che abbiamo anche noi che non stiamo li, fisicamente, di sentirci lì con le menti e i cuori. Non tutti possono fare gli eroi che stanno li 24 ore al giorno.  Ma ogni contributo di tempo, di presenza, di cibo, di denaro, acqua, tende, sacchi a pelo qualsiasi cosa sia necessaria, anche piccola che saremo in grado di dare può fare la differenza.

Non so dove arriveranno. Non so dove arriveremo. Ma per la prima volta in tanti anni ho sentito che la democrazia diretta non era più solo un desiderio. E’ lì. Praticata e non predicata.  Teniamo accesa quella luce; ogni giorno in più è un passo avanti per la democrazia

 

 

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Sono arrivato la mattina alle 12 a san giovanni, destinazione del corteo che nel pomeriggio sarebbe partito da piazza repubblica.
Mi ha accolto un grande striscione con scritto “Lasciate ogni partito o voi che entrate“. Un po esagerato forse, ma simpatico. Trovo un centinaio di “indignati”, e mi sento subito un po’ come a casa mia. C’è un aria tutto sommato determinata ma non aggressiva. Sulle cancellate una serie di altri striscioni inneggiano alla democrazia, la democrazia diretta, contro la casta, contro la manovra e il debito pubblico accollato ai sudditi. Qualcuno altro arrivando appende altri manifesti e altri striscioni più o meno sullo stesso tenore e tutti senza simboli. Benchè io faccia parte di una organizzazione politica col suo simbolo, e nonostante che come scopo abbiamo quello di far riprendere ai cittadini la sovranità che è loro e non arrogarci la rappresentanza di alcuno, noi abbiamo fatto insieme a rete dei cittadini uno sriscione senza simboli, con scritto “voi non ci rappresentate, ora tocca a Noi“. Insieme ad altri amici dispiegamo lo striscione e lo appendiamo. Lo striscione viene generalmente apprezzato e il feeling è palpabile. Non avevo dubbi, ma la verifica è sempre importante. Si discute un pò sul fatto che non si vogliono bandiere di partito, io sostengo che forse l’accento va messo sul fatto che il loro aspetto negativo non è nell’essere partito, ma nell’essere macchine che raccolgono il consenso a vantaggio di pochi. Alle 13 e 15 il gruppetto di amici DD e di RETE DEI CITTADINI, e anche alcuni del Partito del Sud decidiamo di andare a piazza repubblica per fare il corteo.

Ci raggiungono anche altri amici e così non siamo più proprio quattro gatti. La piazza è piena di striscioni e bandiere di gruppi politici. Così anche noi tiriamo fuori lo striscione dei DD e di RDC. Ma sento che siamo quasi dei pesci fuor d’acqua. Il nostro striscione dice : “Democratici Diretti – ogni cittadino un membro del parlamento”. Noi portiamo il discorso della democrazia e della partecipazione diretta al governo, siamo pacifici ma attorno era un prevalere di slogan ritriti sulla lotta di classe di chi gridava o amplificava più forte. Noi avevamo solo le nostre voci.  Così ci sistemiamo dietro a quelli dell’USB l’unione sindacati base. La piazza si riempie ma non si parte mai.  Poi dopo una lunga attesa ci si comincia a muovere. C’è molta gente e quindi quando noi ci muoviamo, presumibilmente la testa del corteo è già a metà del percorso. Dopo un centinaio di metri non siamo ancora usciti dalla piazza che ci si blocca di nuovo. Molti si chiedono perchè. Dietro di noi un deficiente con uno dei tanti camion con amplificazione ci stringe. Mi viene volgia di rgliene quattro. Qualcuno suggerisce di scorrere sui bordi e andare davanti, ma secondo me il corteo è bloccato perchè ci sono dei casini. Come si sa, avevo ragione.
cmq decidiamo di provare, fatte alcune decine di metri è chiaro che il corteo non si muove proprio. Cerchiamo una fetta di corteo nel quale inserirci e aspettare. La troviamo. Poco dopo una del gruppo dietro a noi dice che dobbiamo rispettare “l’ordine stabilito per le posizioni nel corteo”. Mi chiedo stabilito da chi? comunque non ce ne importa poi molto e passano, dietro di loro ci stanno dei black bloc, o almeno sembrano tali. Inquadrati, tutti vestiti di nero, in cordoni e con cintura esterna di bandiere con aste corte alias bastoni, passamontagna, o kefia o altre cose per coprire la faccia. Si capisce anche dalla loro tensione che non sono lì per dire che la democrazia è di tutti. Più o meno gentilmente ci passano davanti anche loro. Se anche la maggioranza di quelli attorno non fosse d’accordo con quel tipo di presenza nessuno sarebbe realmente in grado di impedirla. La stragrande maggioranza è lì, per se stessa, e vaga disorganizzata, da un punto all’altro. I gruppi organizzati hanno chiaramente l’egemonia della situazione. Noi, DD organizzati per altro molto male, non siamo assolutamente in grado di marcare una presenza diversa. L’area dei dd si è spalmata su troppi fronti, san giovanni, piazza repubblica, pzza del popolo, dispersa nel corteo senza neanche riuscire a contattarci… Ho ricevuto le telefonate di diversi che ci chiedevano dove eravamo e non siamo neanche riusciti a metterci in contatto visivo.
Io mi sento ancor più un corpo estraneo. Non ho più voglia di partecipare a quel corteo. C’è molta gente ma l’egemonia del corteo è dei soliti gruppi antagonisti la cui prospettiva offerta per il futuro, se esiste, non la capisco. E quel poco che capisco non mi piace. Gruppi importanti come i precari della scuola, anche loro schiacciati e ridotti in un angolino del corteo. Ma come? Non dovrebbero essere loro i soggetti primi? Lo stesso per i sindacati di base, presenti in gran numero, ma in fondo messi ai margini del corteo. Dopo saprò che si sono quasi scontrati con i black bloc. Per un pò stiamo con loro, ma il nostro spezzone di corteo non riesce neanche a partire. E’ chiaro che questa manifestazione è diventata la manifestazione di quelli che volevano fare casini, e più o meno consapevolmente il risultato è stato zittire le altre forme di opposizione non caratterizzate per essere communiste, anzi e specialmente quelle non ideologicamente connotate nè a destra nè a sinistra. Ora certamente pzza san giovanni sarà sgomberata anche dagli indignati. Il nuovo, oggi, ha perso  un occasione.
Questo dovrebbe insegnare al vero movimento alternativo (alternativo ai vecchi e nuovi prepotenti, ai vecchi e nuovi ideologismi, ai vecchi e nuovi prevaricatori del diritto ad autogovernarsi) che questi obiettivi non possono essere raggiunti senza organizzazione e coordinamento efficace. La democrazia non la puoi fare col solo spontaneismo, nè restando divisi e separati in tanti spezzoni (nel corteo, come nell’azione quotidiana).
Speriamo di imparare in fretta.

 

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Un testo scritto a più mani sugli strumenti della democrazia diretta. Cosa sono, perché dovremmo averli, esperienze di utilizzo e suggerimenti per la loro realizzazione.

Gli autori sono alcuni fra le figure più riconosciute del movimento per la democrazia diretta, sia dal punto di vista teorico che pratico: Bruno Aprile, Thomas Benedikter, Roberto Brambilla. Paolo Michelotto. Dario Rinco e, immodestamente anche io, Pino Strano.

Il sottotitolo recita:  ”Guida sulla democrazia diretta per cittadini attivi e consapevoli“.

Forse come nella “Guida galattica per autostoppisti” Avremmo dovuto scriverci “”Non fatevi prendere dal panico”.

Per ora comunque non è stato stampato, come avremmo voluto, in tempo per la “Settimana della democrazia diretta”. In ogni caso sarà sempre disponibile la versione digitale che potete scaricare anche dal mio blog.

 

 

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Sapete?… quando da piccoli, si fa qualcosa di simile a “chi vuole giocare con me metta il dito qui sotto!”?

Ecco la sensazione che ho è questa.

Chi fa quel tipo di appello corre vari rischi.

Il rifiuto di un mano con nessun dito. Nessuno che vuole giocare con te, sentirsi di non contare, delusione per la speranza svanita.

La superbia.

Il desiderio di affermazione, che annebbia la meta. Vuoi giocare o ti interessa solo mostrare o vedere se ci sono quelli che mettono il dito sotto?

Però se nessuno lo fa,  se nessuno è in grado di attirare molte dita, qui si rischia di non giocare mai.

Ma non ci sono altri metodi?  Solo quello della mano che si alza a palmo verso?

Ok. Non è una cattura di dita.

Ma se come politici, come cittadini politici, fossimo capaci di non ragionare più con i vecchi schemi mentali…

Qui si tratta di reinventare la democrazia.

Uscire fuori dallo schema mentale che ci costringe a vedere la politica come qualcosa di cui si occupano pochi.
E anche dallo schema mentale
che l’alternativa sarebbe essere tutti dei politici.
Non è così. Non è questo.

Io, almeno un’alternativa la vedo.
Una struttura ad albero di deleghe reciproche.

Consentirebbe a tutti di esserci o non esserci senza particolari formalità.
Se l’albero personale è modificabile in “ogni” momento, ciò determinerebbe un alto livello di rappresentatività anche con numeri di  presenza “diretta” piuttosto bassi.

Invece di avere un  delegato fisso per cinque anni e con un sacco di potere discrezionale rispetto a chi lo ha eletto, ne potrei  avere mille.
Tra loro in relazione gerarchica, direi piramidale. In cima alla piramide ci sta ognuno di noi. Ognuno controllando la gerarchia dei propri delegati.
Ecco, perché ha proprio senso la piramide rovesciata.

Qualcuno dice che verrà da sè. Non credo. Non c’è ancora sufficiente consapevolezza, e quando ci sarà  i cambiamenti saranno possibili. Ma non è indifferente il nostro singolo ruolo. Non alzerò la mano a palmo verso, ma invece, comincerò a giocare. Chi vuole giocherà anche lui.

 

 

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