pino

Mag 262011
 

Un testo scritto a più mani sugli strumenti della democrazia diretta. Cosa sono, perché dovremmo averli, esperienze di utilizzo e suggerimenti per la loro realizzazione.

Gli autori sono alcuni fra le figure più riconosciute del movimento per la democrazia diretta, sia dal punto di vista teorico che pratico: Bruno Aprile, Thomas Benedikter, Roberto Brambilla. Paolo Michelotto. Dario Rinco e, immodestamente anche io, Pino Strano.

Il sottotitolo recita:  “Guida sulla democrazia diretta per cittadini attivi e consapevoli“.

Forse come nella “Guida galattica per autostoppisti” Avremmo dovuto scriverci “”Non fatevi prendere dal panico”.

Per ora comunque non è stato stampato, come avremmo voluto, in tempo per la “Settimana della democrazia diretta”. In ogni caso sarà sempre disponibile la versione digitale che potete scaricare anche dal mio blog.

 

 

Mag 252011
 

Essendo sincero, dico: ho amato D. e ancora, ma il tempo che sorride ai sogni non perdona le parole non dette. Eppure, dire tutto è lecito, e questo rende l’anima libera dall’oblio. Quindi, ecco la mia confessione. Ho amato.

M.T.(1)

 

(1)Un mio caro amico ha messo questa sua … lirica come “feed del messaggio di umore” di skype. Non trovo aggettivi. Voglio condividerla non solo su facebook.


 Posted by at 23:53
Mag 212011
 

Calendario della settimana nazionale della Democrazia Diretta
Data Ora Luogo Organizzatore Relatore
22-mag 14:15 Firenze Brambilla Roberto T. Benedikter/P. Michelotto
Fortezza da basso
23-mag 20:30 Trento Michelotto Paolo Paolo Michelotto
Sala Tromba v. Cavour 27
24-mag 18:30 Ginevra T. Grassi/E. Banfi A. Gross/L. Zaquini
Università Uni Mail salle R070 Bd. Du Pont-d’Arve 40
24-mag 20:30 Sesto San Giovanni (Milano) Rinco Dario B. Aprile/D. Rinco
biblioteca civica v. Dante 6
27-mag 21:00 Alessandria Dell’Alba Franco B. Aprile/D. Rinco
sala “taglierina del pelo” circoscrizione Europista, v. Wagner 38
27-mag 20:30 Mira (Venezia) Minotto Vilma Paolo Michelotto
biblioteca Oriago, v. Venezia 172
28-mag 18:00 Cesena (Forlì-Cesena) Valentina Fabbri B. Aprile/D. Rinco
Magazzino Parallelo, v. Genova 70/84 (ex Mercato Ortofrutticolo) Festa del Riciclo 2011
28-mag 17:00 Formia (Latina) Nocella Giovanni Pino Strano
Sala archivio storico del comune, v. Lavanga 140
29-mag 15:30 Gravere, (Torino) Chirico Lorenzo B. Aprile/D. Rinco
Salone polivalente v. Roma 3 Borgata Refornetto
30-mag 20:00 Modena Grotti Gabriele B. Aprile/P. Michelotto
Sala conferenze Giacomo Ulivi v. Ciro Menotti 137
31-mag Chatillon (Aosta) Aostaviva T. Benedikter/R. Louvin
31-mag 20:00 Marsala (Trapani) Cassini Giuseppina B. Aprile/D. Rinco
Pinacoteca Comunale P.zza Carmine
01-giu 21:00 Albignasego (Padova) Ronchitelli Remo Dario Rinco
sala don Milani v. Marconi 44
01-giu 17:00 Roma Pino Strano, Sergio Mazzanti Pino Strano
Sala riunioni del Senato, Palazzo ex Bologna, via di Santa Chiara
01-giu 18:00 Vicenza Zancan/Macripo’ Thomas Benedikter
Patronato Leone XIII, Via Vittorio Veneto, 1
03-giu 21:00 Concorezzo Brambilla Roberto Dario Rinco
Centro civico p.zza Falcone/Borsellino
03-giu 20:30 Rovereto (Trento) Michelotto Paolo Paolo Michelotto
centro civico Brione, Via S. Pellico 16

 

Mag 142011
 

 

Sapete?… quando da piccoli, si fa qualcosa di simile a “chi vuole giocare con me metta il dito qui sotto!”?

Ecco la sensazione che ho è questa.

Chi fa quel tipo di appello corre vari rischi.

Il rifiuto di un mano con nessun dito. Nessuno che vuole giocare con te, sentirsi di non contare, delusione per la speranza svanita.

La superbia.

Il desiderio di affermazione, che annebbia la meta. Vuoi giocare o ti interessa solo mostrare o vedere se ci sono quelli che mettono il dito sotto?

Però se nessuno lo fa,  se nessuno è in grado di attirare molte dita, qui si rischia di non giocare mai.

Ma non ci sono altri metodi?  Solo quello della mano che si alza a palmo verso?

Ok. Non è una cattura di dita.

Ma se come politici, come cittadini politici, fossimo capaci di non ragionare più con i vecchi schemi mentali…

Qui si tratta di reinventare la democrazia.

Uscire fuori dallo schema mentale che ci costringe a vedere la politica come qualcosa di cui si occupano pochi.
E anche dallo schema mentale
che l’alternativa sarebbe essere tutti dei politici.
Non è così. Non è questo.

Io, almeno un’alternativa la vedo.
Una struttura ad albero di deleghe reciproche.

Consentirebbe a tutti di esserci o non esserci senza particolari formalità.
Se l’albero personale è modificabile in “ogni” momento, ciò determinerebbe un alto livello di rappresentatività anche con numeri di  presenza “diretta” piuttosto bassi.

Invece di avere un  delegato fisso per cinque anni e con un sacco di potere discrezionale rispetto a chi lo ha eletto, ne potrei  avere mille.
Tra loro in relazione gerarchica, direi piramidale. In cima alla piramide ci sta ognuno di noi. Ognuno controllando la gerarchia dei propri delegati.
Ecco, perché ha proprio senso la piramide rovesciata.

Qualcuno dice che verrà da sè. Non credo. Non c’è ancora sufficiente consapevolezza, e quando ci sarà  i cambiamenti saranno possibili. Ma non è indifferente il nostro singolo ruolo. Non alzerò la mano a palmo verso, ma invece, comincerò a giocare. Chi vuole giocherà anche lui.

 

 

Apr 152011
 

Più di una volta ho sentito scrivere ed esprimere le seguenti definizioni

DD = Democrazia Diretta, ovvero potere esercitato direttamente da cittadini senza intermediazioni

DR = Democrazia Rappresentativa, ovvero potere delegato dai cittadini ai rappresentanti

In effetti questa è la visione, direi “classica”, della situazione.

Ritengo quelle due definizioni non corrette. Dico proprio dal punto di vista teorico e dal punto di vista della sostanza.

Quelle equazioni sopra riportate sono l’interpretazione dominante comune, quasi appunto, un luogo comune. Ma, se si analizza bene cosa sta alla base dei concetti di DD, DR e D si può vedere che le cose non stanno proprio così.

Per esempio l’idea che DD significhi “potere esercitato senza intermediazioni”, è semplicemente sbagliata. Falsa. Infatti non è possibile nessuna espressione di volontà, e ancor meno uso del potere “senza intermediazioni”.

Tra volontà ed espressione efficace della stessa, c’è sempre quacosa in mezzo. Fosse anche solo il corpo, o un pezzo di carta, o un computer.  Leggasi in merito questo: http://www.pinostrano.it/blog/delega-e-dd-cosa-significa-laggettivo-diretta/

Quindi la differenza, se esiste, non sta lì. Sta piuttosto nel “tipo” della intermediazione. Che deve assicurare la corrispondenza tra volontà ed espressione/realizzazione della stessa.

Comunemente la nostra si ritiene una DR. Ma anche questo non è così. Infatti un sistema istituzionale dove i governanti non possono essere cambiati quando anche l’intero popolo non li voglia più, semplicemente non è una democrazia. Perché, in questo caso, la caratteristica di “potere del popolo” in realtà non è più attiva, è sospesa. Tanto più se questa “ripresa del potere”, questa “ultima parola” non dipende più dal popolo.

Nel sistema italiano attuale, affinché il popolo possa esercitare la propria sovranità  occorre  aspettare 5 anni, che piaccia o no. Nel frattempo i governanti possono stravolgere ogni cosa dello stato, stabilire qualsiasi assurdità, rubarsi i tuoi e i miei soldi, e anche commettere reati di qualsiasi genere stabilendo che sono legali, e non c’è alcuna possibilità per il popolo di impedire questo. Un sistema istituzionale che non preveda la possibilità di cambiare le leggi fatte dai governanti, neanche se l’intero popolo lo volesse, non è una democrazia. La nostra supposta DR in realtà si è giocata la D(emocrazia), poiché non prevede alcun mezzo attraverso il quale i cittadini possano, su propria iniziativa, modificare la delega e/o le decisioni dei delegati.

La nostra è quindi semplicemente una Oligarchia Elettiva. Noi non eleggiamo rappresentanti del popolo, ma sostituti del popolo. Principi elettivi a tempo. Insindacabili. E l’unico momento in cui i cittadini possono avere una possibilità di cambiare le cose, senza impugnare i fucili, è il giorno delle elezioni. Ma il fatto che si voti non significa affatto che il sistema nel suo complesso sia democratico. Se l’unica cosa che puoi fare è votare chi deve essere il tiranno, tutto si può dire, tranne che quello sia un sistema democratico.

Tuttavia la rappresentanza, o la delega è uno dei poteri che il popolo sovrano può esercitare. Come sovrano posso fare del mio potere ciò che voglio, compreso cederlo a qualcun altro se mi viene comodo, ma che sovrano sarei se non potessi riprenderlo non appena lo volessi? Quella sarebbe stata allora CESSIONE di sovranità. E questo è quello che ci accade con il voto, che esprime l’OBBLIGO di cedere la propria sovranità ai principi elettivi a lunga durata (i 5 anni della legislatura).

In democrazia (diretta) la delega non è CESSIONE di sovranità. perché, idealmente, in ogni momento io devo poter recuperare il potere ceduto. Il referendum deliberativo rappresenta quindi il livello MINIMO che deve esistere per poter dire che un sistema è democratico, Rappresenta quel mezzo, almeno uno, che il popolo deve poter avere per ritornare sovrano senza chiedere il permesso ai governanti.

Non tutte le democrazie (che hanno almeno il livello minimo per potersi definire tali) sono uguali. Una democrazia può essere migliore (o più estesa) di un altra se i mezzi attraverso i quali il cittadino può esercitare la propria sovranità sono molteplici e flessibili e non costringono persino chi non volesse delegare mai a doverlo comunque fare. Per questo la democrazia (diretta) è una idea progressiva, non uno STATO, una struttura statica, da raggiungere una volta per tutte.

Tuttavia supponendo anche di avere tutti i mezzi per esercitare in ogni momento il potere di governare, se io, cittadino sovrano lo voglio fare, devo poter essere libero di delegare. La delega è una prerogativa del sovrano. Un diritto. Ovviamente senza mai perderne totalmente il controllo (quindi in forma sempre revocabile o avocabile solo che lo voglia). Ma se per ipotesi io, dopo avere delegato, non volessi riprendermela se non ogni cinque anni, e se per ipotesi anche tutti gli altri membri del popolo non la volessero riprendere se non ogni cinque anni,?… ebbene allora avremmo un sistema proprio “simile” all’attuale. per questo dico che la DR è in realtà un caso particolare di DD.

La democrazia (diretta) CONTIENE naturalmente, come possibilità, la democrazia rappresentativa.

Quindi tutt’altro che dd “complemento” della dr. Quando si dice che il referendum di iniziativa e deliberativo (che spesso è, purtroppo, tutto quello che si intende per democrazia diretta) è complemento della DR, si sta facendo una affermazione sbagliata e fuorviante che non rende giustizia nemmeno al semplice concetto di Democrazia. Il referendum di iniziativa deliberativo è “semplicemente” la CONDIZIONE MINIMA per cui una democrazia si possa definire tale.

Quindi in definitiva rappresentativa e diretta, sono estremi di un continuum che esprime la maggiore o minore estensione dell’unico concetto che è la Democrazia, senza altri aggettivi. Condizione per la quale è necessario che al livello più basso di questo continuum ci sia almeno il referendum deliberativo di iniziativa popolare.

E la democrazia diretta è “semplicemente” un sistema democratico che tende costantemente a ridurre al minimo e a superare gli ostacoli per l’esercizio sempre più esteso della sovranità da parte di ogni singolo cittadino; migliorando gli strumenti, i livelli di consapevolezza, e in generale le condizioni che ne permettono la applicazione.

 Posted by at 18:22
 

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