Ott 182011
 

Ringrazio le mie nipoti venute da Catania per la manifestazione, che mi hanno tirato fuori dal mio guscio di delusione e tristezza personale e politica del sabato pomeriggio e mi hanno fatto ricordare che avevo voglia-bisogno di incontrare le persone, che ho sentito amiche, come compagni di strada, anzi di piazza. Anche se io in piazza ci sono stato pochissimo, in confronto agli eroi che la occupano, sento che loro sono lì anche per me. E qualcuno potrà continuare a stare lì se ci saranno molti altri che come me, pur non dormendoci, e anche partecipando poco fisicamente, è con loro. Pure con quel poco.
Non ci sono molte speranze, ma la non violenza, credo oggi sia un faro. Ma, per quel poco che ne riesco a concepire, non solo ci vuole molto rispetto, ma anche organizzazione. La non violenza di massa va pensata. alcune regole dovrebbero emergere, rapidamente condivise. Per calmare il clima.
Qualcuna l’ho sentita e mi sembra buona. Per esempio: Se si crede ci sia un rischio di scontro il corteo non deve neanche partire. Ci si siede tutti per terra in silenzio.

Sarà, un gadget, ma mi piace molto  il modo con cui si manifesta consenso verso l’interlocutore: sfarfallando roteando  le mani, invece di applaudire o gridare bene, evviva. Il consenso si vede, ma non c’è rumore e chi parla può continuare a parlare senza interrompersi, per l’applauso. Ma mi piace soprattutto perchè si mantiene il silenzio, l’ascolto. Il clamore e le grida non servono. Non sono vietate ma se stai li, e vedi capisci che c’è molta più soddisfazione nell’agitare le mani, e nel vedere quel frullare ondivago che accompagna gli interventi. Si può dire molto di più e più spesso che con gli applausi. Anche come segnale che ricorda che si sta cercando un modo nuovo di vivere e fare la politica. E poi ho sentito molte voci, che esprimevano un concetto della democrazia, così come deve essere. Democrazia diretta, dove ciascuno se vuole può prendersi la sua responsabilità nel proporre, nel dialogare e cercare il consenso, nel decidere in prima persona, e non ne è impedito dall’assurdo concetto di rappresentanza obbligatoria.

Sento che oggi la democrazia, proprio come la intendo io, sta lì.

Sta nella capacità che abbiamo anche noi che non stiamo li, fisicamente, di sentirci lì con le menti e i cuori. Non tutti possono fare gli eroi che stanno li 24 ore al giorno.  Ma ogni contributo di tempo, di presenza, di cibo, di denaro, acqua, tende, sacchi a pelo qualsiasi cosa sia necessaria, anche piccola che saremo in grado di dare può fare la differenza.

Non so dove arriveranno. Non so dove arriveremo. Ma per la prima volta in tanti anni ho sentito che la democrazia diretta non era più solo un desiderio. E’ lì. Praticata e non predicata.  Teniamo accesa quella luce; ogni giorno in più è un passo avanti per la democrazia

 

 

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